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Santuario Diocesano Madonna della Brughiera Valdilana (Trivero)

 

Il complesso santuariale

SANTUARIO DIOCESANO MADONNA DELLA BRUGHIERA

Bulliana ospita sul suo territorio un santuario, tanto caro ai suoi abitanti e a quelli dei paesi limitrofi, detto «della Brughiera». Secondo un’antica tradizione il fatto che diede origine alla sua costruzione sarebbe l’apparizione della Madonna ad una giovane muta, mentre in questa località pascolava il bestiame. Riacquistata la favella, la gente gridò al miracolo, corse nel luogo dell’apparizione e per onorare la Vergine eresse una piccola cappella.
Non abbiamo documenti che possano comprovare la tradizione. Possediamo però diversi scritti, soprattutto dei secoli XVII-XVIII, che attestano la profonda devozione a questo luogo.
Il documento più antico che accenni all’oratorio della Brughiera sono i decreti della Visita Pastorale del 1600, in cui si legge: «Per l’oratorio di S.ta Maria della Bruiera, si faccia salicare o fare il bitume sotto questa prima vera. Habbiano un calice, un missale, una pietra sacrata …». La Visita Pastorale del 1606 contiene invece la prima descrizione dell’edificio: «Visitavit Oratorium B. M. V. de Bruera in finibus dividentibus limites par.lis Ecc.e Buliane et B. V. Moxi absque titulo et redditu. Nunc autem curam habet et est minister eleemosinarum Jo. Casatius de Buliana. Est fornicata absque pavimento. fenestre due in fronte posite sunt muro obturande et alie due laterales sunt altiores faciende. Deest vas aque S.te, jn eius fronte desideratur crux lignea et super porta desunt sacre imagines. Altare est forma tolerabili cum palio e corio deaurato non feren. et tribus tobaleis brevibus. Bradella est brevis et indecens Desiderat Jconem candelabra crcem sustentacula extinctoria, lapidem sacratum, umbellam, sepimentum, calicem, missale, telam viridem et alla paramenta. Nihil enim habet preter illa que supra expressa sunt. fornix minatur ruinam».
All’inizio del ‘600 questa chiesetta non si presentava in modo diverso da tutti gli altri oratori. Non si accenna ancora a fatti prodigiosi o a grande concorso di fedeli, ma si attesta con tutta semplicità che aveva volta, non pavimento, riceveva luce da quattro finestre, di cui due poste nella facciata, mancava di tutto, anche dell’icone o quadro dell’altare. Il fatto poi che la volta già minacciasse di crollare può essere un motivo per pensare che le sue origini fossero assai più remote e potessero risalire all’inizio del secolo precedente. C’è un altro particolare che non sfugge al visitatore vescovile: la chiesetta sorge sui confini dei Comuni e delle parrocchie di Mosso e di Trivero. Questa posizione fu sorgente di lotte accanite, che durante le annuali procesioni al santuario degeneravano in risse e fatti di sangue. Però l’accanimento con cui le due popolazioni cercavano di far valere i propri diritti e la padronanza sulla chiesa prova l’importanza che fin da quei remoti tempi il santuario aveva nell’ambito della devozione popolare locale. E’ ancor oggi conservato un grande quadro, che riporta una di queste lotte tra Mosso e Trivero e sotto di esso si leggono le seguenti parole: 1643. giorno della Nunciata si spararono molte sparate senza offesa d’alcuno per miracolo di Maria Vergine. Fluctu et immani bellorum turbine mundus – Virginis auxilio prelia nulla nocent.
La scena riporta la lotta che si svolse in tale giorno, quando le processioni di Mosso e di Trivero si incontrarono nei pressi del santuario. Mentre infuria la mischia, in alto appare la Madonna in atto di raccogliere con le sue mani le palle dei fucili, sparate da ambo le parti. Non vi furono morti o feriti e il fatto fu ancora una volta attribuito all’intercessione della Vergine. Fu fatta la pace tra le due popolazioni e da allora il santuario fu sempre considerato come appartenente al territorio del Comune di Trivero e della parrocchia di Bulliana.
Io penso che sia stato questo fatto, a dar vita alla costruzione della seconda chiesta, quella grande che con l’altra forma il complesso del santuario. E’ vero che nel quadro, ove è dipinta la battaglia del 1643, questa chiesa risulta già costruita, ma dobbiamo tener presente che tale quadro fu dipinto alla fine del secolo XVII e sembra che non sia da escludere la mano del pittore Pietro Lace di Andorno, il quale ritrasse il santuario come risultava ai suoi tempi.
Col 1661 le Visite Pastorali narrano le meraviglie circa la devozione verso una statua della Madonna, che era conservata nella chiesa antica e descrivono la chiesa nuova già ultimata nella sua struttura muraria. Ecco il testo della prima: «Visitavit oratorium sub. tit.° B. V. M. Annuncationis in cacumine Montis detto della Borghera jn eo adest simulacrum B. V. M. quod excitat fideles eo concurren. ad maximam devotionem et fertur vicinos sepe accedere ad dictum oratorium fervore devot. et maxime ob gratiarum actione ob beneficia non vulgaria accepta jntercessione dicte Deipare V. M. et cum adeo sit frequens concursus Populi ut oratorium jpsum omnes capere nequeat, erexerunt aliam Ecclesiam distan. circiter viginti passus ab eodem jn quibus celebratur aliquando ex devotione, habet necessaria ad celebrationem excepta petra sacrata quam ob fractionem sigilli execravit.
Jn Eccl.ia de novo errecta et constructa ad effectum ut supra et ad Altare maius est Jcona cum Jmag.e B. V. M. p.te Nativitatem rapresentans quam elegantissime depicta et pretiosissima cuius ornamentum est valde pretiosum et eleganti sculptura elaborat. Jn duabus fenestellis a latere d.i Altaris conservantur quatr reliquiaria lignea jnnaurata jn quibus cernuntur diverse reliquie Sanctorum martirum de quibus constat Jnstrumentum aut. rec.nis fact. et rog. Nob. Not. Villanis Bugellen.
Eccl.ia jpsa constat tribus navibus magnifice fabricata et calce bee linita et pavimentata columnis lapides suffulta et Altera constat unica navi fornicata et pavimentata et calce bene linita».
I superlativi usati in questo documento non sono fuori luogo. La nuova chiesa, di notevole ampiezza, a tre navate, divise da sei colonne di pietra, con tre altari, si presentava imponente nella sua costruzione, se pensiamo alla sua posizione, isolata su un altura, allora raggiungibile solo da una mulattiera. L’altare maggiore era già ornato dell’ancona lignea, ancor oggi esistente, ricca di sculture rappresentanti, attorno al quadro, dieci scene della vita della Madonna e di Gesù e, in alto, l’incoronazione della Vergine. Sulle due porte, che immettono al coro e che fanno corpo unico con l’ancona, le statue di S. Pietro e di S. Paolo. E’ opera di scultore valsesiano. Il quadro, formato da una tela, rappresenta la nascita di Cristo ed è opera del pittore Giovanni Giacomo Barberio di Crema. Sul dipinto, che è uno dei più pregevoli del seicento biellese, si trova infatti la seguente iscrizione: Io.s Iacobus – Barberius – Cremensis – Ping. MDCLVIIII. Una data, che si trova scolpita sull’icona, la farebbe risalire al 1651. Non si esagera neppure quando si parla della devozione dei fedeli, provenienti dai paesi vicini a impetrare o a ringraziare la Madonna per le numerose grazie che lassù elargiva; anzi fu proprio l’aumentare continuo dei devoti che indusse la parrocchia di Bulliana a costruire la seconda chiesa, senza distruggere l’antico sacello, che custodiva la taumaturga statua della Vergine. Per la prima volta nei documenti giunti a noi, si attesta che l’antico oratorio era dedicato all’Annunciazione, titolo che sempre rimase e la cui ricorrenza annuale era celebrata con gran solennità di riti e di processioni.
Conferma quanto detto la Visita Pastorale del 1665, da cui riportiamo: «Visitavit Ecclesias B. V. della Bruera nuncupat. alteram scil. antiquiorem in confinibus locorum Triverij et Moxi, recentiorem vero et ampliorem in finibus Triverij jn cuibus celebratur tamen ex devotione et ad quas quam plurima Christefidelium Multitudo accurrit et varia volta ibi jnspiciuntur. Jn Maiori tria Altaria, maius scil. et duo lateralia satis provisa … Altera vero minor unicum tamen habet altare satis provisum de necessariis … Monistros duos habent Joanninum Casatiam et Barth.um Giardino qui habent librum computorum que reddunt Parrocho ad prescriptum. Bona habent quedam locata ad lib. 38.10 … Reliquiaria quator jn Eccl.ia maiori in abbacis ad latera Altaris, duo Scil. magna in formam ostensorij, alia duo in formam radiantis solis».
Incominciano i quadri votivi, che col tempo si moltiplicheranno fino a coprire tutte le pareti della chiesa antica, ci sono due ministri che curano le elemosine, iniziano le prime donazioni di beni terrieri, che aumenteranno sempre più sino a formare un notevole patrimonio, che permetterà il funzionamento del santuario, in parte venduti e nella quasi totalità requisiti dal governo nel secolo scorso. Si accenna anche a quattro reliquiari; due, quelli a forma di ostensorio, sono ancora oggi conservati nella sacrestia e sono di pregevole fattura. Gli altari laterali della chiesa nuova erano, e sono, dedicati a S. Antonio da Padova e S. Giovanni Battista; portano due ancone lignee settecentesche, contenenti le tele rappresentanti i Santi Titolari. Le mense in marmo di questi altari sono state eseguite in questo nostro secolo.
Nel 1679 si fece scolpire un elegantissimo pulpito, a pannelli intagliati, divisi da cariatidi, attribuito a scultori valsesiani (ora smontato e custodito in sacrestia). La data della sua esecuzione è desunta dal millesimo scolpito su una voluta dello stesso. Devozione e quadri votivi sono ricordati brevemente anche nella Visita Pastorale del 1681: «Successive visitavit Eccl.am B. V. de Anunciatione dicta della Bruera in finibus Bugliane. Eccl.a extructa ex devotione. Altaria tria magnifice ornata ad celeb. Nonnulli redditus certi, qui pie insumuntur in beneficium … Elemosine piorum frequentes … Visitavit Eccl.am sub eodem titulo propinquam omnino decentem ad celebrarionem. Unum dumtaxat altare. Plures tabelle votive. Asseritur magnam esse frequentiam per annum …».
Ed eccoci all’ultima descrizione del sec. XVII, contenuta nella Visita Pastorale del 1692: «Successive visitatum fuit Orat.um seu Ecclesia tribus constans navibus erecta sub incocatione B. Marie Virginis in Cantono della Burghera seu Bruera. Altare est magnifice ornatum et celebratur solemniter in festivitate SS:me annunciationis Misse sacrum, quo die infinita gentis multitudo devota conxurrit. A latere Evangelij adest Altare sub invocatione S. Antonij de Padua quod sufficienter ornatum … A latere Ep.le aliud est Altare sub titulo S. Jo.is Bapte quod ad prescriptum provisum … Sura Eccl.iam nempe naves laterales sex cubicula recto constructa sunt ad comoditatem Capellani pro tempore.
Celebratur aliquando ex devotione Missa diebus festivis, sed nullus certus est Capellanus. Ad tutamen et securitatem Eccl.ie hum.di et pro devotionis jncrem. mandatur deputari Sacerdotem approbatum qui pro Capellano inserviat … medio salario sufficienti concord. cum. D. Paroco et ministris pro tempore … et pro salarij satisfactione summantur Eleemosine in quibus Capellanus nullo modo se immescere sed mercedem a manibus monistrorum recipere debeat. Eliguntur in principio cuiuslibet anni a D. Paroco tres Ministri …
Prope d.am Eccl.iam adest aliud Orat.um jn quo Simulacrum B. M. V. miraculis effulgens colitur et magna populi multitudo devote accurrit, ita ut ad piorum commoditatem cum hoc paucorum capax, supracitatum extructum fuit ex eleemosinis huic oblatis. Altare ad prescriptum … Diebus festivis ante Simulacrum pre.um ex eleemosinis ardet semper lampas et precipue in die Annunciationis in quo fit SS.mi Sacram.ti expositio. Reliquiaria quatuor … Amoveatur Tabella picta effigem persone viventis representans».
Ancora una volta si parla di moltitudini di pellegrini, di statua miracolosa, di quadri votivi, di lampade ardenti, della amministrazione composta da tre persone elette ogni anno dal parroco e dal desiderio di istituire una cappellania per la celebrazione delle Messe. Sulle navate laterali della chiesa grande sono state costruite sei camere, che dovrebbero servire per il cappellano, ma che nei secoli seguenti divennero abitazione dell’eremita, che curava la chiesa.
All’inizio del ‘700 la navata centrale e il presbitero furono dipinti con episodi della vita della Madonna da Pietro Lace di Adorno, come appare da una scritta su una scena del presbitero: «Petrus Lace ab Andurno». Nel 1745 il parroco e la popolazione si rivolgevano al Vescovo, «desiderando sommamente per spirituale profitto e per l’acquisto delle Sante indulgenze d’erigere la via dolorosa, detta volgarmente la Via Crucis, che cominci dalla luoro parochiale e che vada a terminare a quella della madonna, detta della Brughiera». Il permesso fu concesso dal Vicario Generale Stefano Gentile il 26 agosto 1745, ma per diversi decenni ci si dovette accontentare di una Via Crucis nell’interno della chiesa grande del santuario. Lo attesta , con altre notizie, la Visita Pastorale del 1747: «Visitatum fuit oratorium in montibus errectum, et sub invocatione Annunciationis B.me Virginis Marie nuncupate della rughera dicatum: idemque constat ex tribus navibus columnis parvis sericeis sustentatis; cuius Altare majus est in Icone pre spectabili pictura preclarissimum cum eius ordinem appositis, ex quibus omnibus ipsum altare confert admodum Sanctitati Domus Dei … A cornu Evangelij Altare S.ti Antonij Patavini … A cornu Ep.le Altare S. Joannis Bapte … Jn hoc ipso oratorio sunt stationes de Via Crucis ad recolendam Passionem D.ni Nostri Jesu Xpi. Jbi legatum factum a Jo.ne Zucca, qui instituit hanc Eccl.iam heredem eius universalem cum onere misse festive … Visitata pariter fuerunt Vasa sacra, scilicet ostensorim argenteum, radiatum affabre elaboratum cum quatuor calicibus et eorum Patentis, quorum deo sunt ex argento et duo ex auricalco in pede reperiuntur: Suppellectilia: Paramenta et cetera pro misse celebratione que sunt equidem commendabilia.
Aliud Oratorium sub eodem invocatione a supradescripto parum distans, in quo simulacrum habeur B. V. M. in Nicea ad unicum altare collocatum tabula cristallina decoratum; et circumundique vota sunt appensa, que multiplices olim gratias a xpi fidelibus huc convenientibus relatas, fuisse, testimonium evidenter exhibent. Hoc ipsum oratorium licet lapidibus sericeis oblongis sit in pavimento tesselatum, attamen humiditatem transmittit, ex eo quod a parte extrinseca septentrionali Rivus aque difluentis inherat; quare curandum erit, ut idem Rivus, media constructione parvi parietis acquam ad fundamenta non inijciat, murus a parte superiori ingressus, cum sit rimosus; ad reparationem debitam procedendum erit».
Le cappelle della Via Crucis, lungo l’antica mulattiera, che dalla chiesa porta al santuario, furono costruite solo nel 1824, dipinte dal pittore Avondo di Varallo nell’anno seguente e ritoccate dal pittore Antonio Ciancia di Caprile nel 1879. Anche i dipinti del Lace nella chiesa grande furono completati con la decorazione delle pareti ad opera del pittore Giovanni Vellata nel 1889, che pure dipinse il portico della chiesa antica. Tra le poche carte esistenti in archivio, si trovano due disegni di ampliamento del coro, uno della fine del secolo XVIII e l’altro del 1854 del geom. Pietro Garlanda, che contemplavano la sua trasformazione da pianta ottagonale rispettivamente a semicircolare e a quadrata.
Il libro dei conti del santuario del secolo scorso ci fa conoscere l’esecuzione di alcuni lavori d’abbellimento e l’acquisto di arredi sacri. Ricordiamo: nel 1821 alcune pitture (si ignorano quali) fatte dal pittore Belletti; nel 1822 la scultura del trono della Madonna e relativa indoratura (ancora esistente); fatta dallo scultore Zaninetti di Crevacuore detto il Parente; una serie di candelieri, croce e carteglorie, scolpite ancora dallo Zaninetti nel 1826; nel 1827 si faceva eseguire dal falegname Pietro Felice Canepa di Bioglio il grande armadio della sacrestia; nel 1828 il Parente scolpiva un crocifisso, ecc.
Il santuario fu sempre di grande aiuto alla parrocchia e alle iniziative civili e religiose del paese. Nel secolo scorso stipendiava il viceparroco, fece costruire la scuola per i ragazzi della parrocchia e ne pagava il maestro, nel 1862 contribuì con ingenti somme all’ampliamento della chiesa parrocchiale.
La vecchia chiesetta ha conservato, nonostante l’aggiunta di un ampio portico, la sua struttura primitiva. Verso la metà del secolo XVIII fu ornata di un altare di marmo, che per l’identità e qualità dei materiali attribuirei allo scultore Carlo Geronimo Argenti, lo stesso che lavorò nella chiesa parrocchiale di Mosso. La mensa, a forma di urna, porta intarsiati nel marmo i simboli della Passione e al centro la statua in pietra del Cristo morto. Sull’altare, in una nicchia pure marmorea dello stesso artista, è custodita la statua lignea dorata della Madonna. Qualcuno vorrebbe che la statua attuale non fosse più quella antica e la farebbe risalire al 1879, ma i caratteri stilistici contrastano con questa ipotesi, a meno che non si tratti di una statua antica proveniente da qualche altra chiesa. Sempre secondo questa opinione l’antica statua sarebbe stata trasformata nella figura della Madonna posta nel sepolcro, che attualmente si trova sotto la mensa dell’altare maggiore della chiesa nuova. Che tale statua sia stata adattata a questa funzione non sembra impossibile se si osservano il panneggio dei vestiti, la posizione della gamba destra avanzante in atto di camminare. Una ridipintura ha un poco alterato i suoi caratteri originali, ma le caratteristiche stilistiche denotano un’opera del secolo XVII. Numeroso quadri ex voto ornano ancor oggi le pareti della chiesetta antica e si dice che quassù venissero ricoverati gli appestati durante le epidemie. La nuova chiesa conserva un solo quadro votivo, quello ricordato della battaglia tra i Mossesi e i Triveresi del 1643, che fino a non molti anni fa si trovava sulla cancellata interna della chiesa antica. Vi è pure un piccolo campanile a lato della chiesa nuova, coevo alla costruzione; nell’ampia sacrestia sono conservati arredi sacri di notevole valore, tra cui un paramentale, formato da pianeta e tunicelle di broccato di seta del secolo XVIII, una pisside-ostensorio di composizione, cesellata e traforata, dell’inizio del secolo XVII, quattro grandi candelieri d’ottone del ‘600, i due reliquiari, già ricordati in legno dorato. Buona è pure la pila dell’acqua santa, all’ingresso della chiesa, in pietra grigia del principio del secolo XVII. Su un gradino della porta di entrata di questa chiesa si trova scolpita la data «1663», il che probabilmente sta ad indicare l’anno della costruzione della gradinata e degli stipiti in pietra del portale.
Attraverso i quadri votivi si possono seguire e rivivere le ficende e le sfortune dei devoti di questo santuario. Sono ammalati che riacquistano la salute, persone cadute dai fienili e da piante, bambini salvati dalle fauci dei lupi, soldati salvati in combattimento e uomini che sfuggono ai banditi o alle valanghe in montagna. Tra i tanti, che nella vita ebbero motivi di riconoscenza alla Vergine della Brughiera, mi piace riportare e concludere con quanto si legge in una donazione del 1665: «… constituito personalmente Vercellino figliuolo del fu Quirico Pannizzione della Parochia di Bugliana … dice che dell’anno mille seicento trenta cinque era detenuto nelle carceri senatorie di Torino pretesto d’havere portato armi proibite contro gli ordini di S. A. R. dove essendosi intimata la tortura ricorse e s’invotò alla Beat.ma V. Madre di Giesù xpo, invocando la sua intercessione potentissima appo S. D. M., acciò fosse liberato dal pericolo, in cui si ritrovava ed a danni imminenti e per testificarne della fede con cui si raccomandava, fecce promessa deliberata e voto fermo di dare alla Chiesa della Mad.a Sant.ma detta della Brughera, nel luogo predetto di Trivero, sotto li confini della parochia di Bugliana, una pezza di terra campo zerbido … e perché non ha mai adempito il voto … ha nulla di meno dato ogn’anno alla sodetta Chiesa una emina di segala et altra di noci per scarligo di sua conscienza, così consigliato dal suo Confessore, oltri li due anni prossimi decorsi, nei quali per sua infermità non ha potuto coltivar e seminar li campi, perciò volendo adempier al suo voto senza più lunga dilatione ha spontaneamente come sopra dato, ceduto e rimesso … alla Chiesa suddetta … le prefate pezze di terra …». Nella relazione della parrocchia del 1904 il parroco così descriveva il santuario e le sue devozoni: «… è situato in distanza della Chiesa parr.le circa dieci minuti a nord di Bulliana … Le due chiese del Santuario sono sotuato entro un vasto e comodo piazzale e dal quale si gode la vista di uno stupendo panorama. Una di più dette Chiese cioè la più vetesta è di piccola dimensione, di forma rettagolare con piccolo atrio ed unico altare separato da cancello di ferro. Essa rappresenta come l’ultima stazione della Via Crucis che parte dalla Chiesa parr.le e segue la strada che mena al Santuario in tante piccole edicole quante sono le stazoni della Via Crucis venendo qui a finire. Epperciò essa è dedicata al S. Sepolcro il quale con il corpo di N. S. G. C. sculpito in marmo si vede rappresentato sotto l’altare come in un’urna contornato di marmo nero ed intarziato di tutti gli strumenti della passione. Ma per altro sopra l’altare tutto in marmo vi è pure collocata, in apposita nicchia parimenti contorniata in marmo, una bella statua della Madonna tenete il bambino in braccio e tutta indorata.
Massime nella stagone estiva accorrono numerosi i fedeli a venerare e pregare la SS. Vergine e certamente debbono essere pure numerose le grazie che Ella imparte come appare specialmente dalla inifinità di quadri votivi che tappezzano tutto l’interno della Chiesetta.
L’altra Chiesa meno antica e distante pochi passi dalla prima è dedicata alla SS. Annunziata … E’ a tre navate separate da due ordini di colonne in pietra ed ha tre altari in capo alle navate. Sopra l’altare maggiore si venera l’effige della SS. Vergine collocata in una grande urna e sopra l’altare in mezzo ad una icona antica in legno scolpito e dorato campeggia un bellissimo quadro e pare non privo di qualche valore rappresnetante la natività di N. Signore. Dalla parte del Cornu Evangelij si vede un bellissimo pulpito in legno scolpito … Nella volta abbastanza svelta si rimira istoriata in pittura la vita della S. Vergine … Accanto alla chesa havvi una comoda e spaziosa sacrestia con bellissima guardaroba … Annesso e sopra la chiesa havvi pure un discreto alloggio che serve per uso dell’amministrazone e dell’Eremita, che ha l’obbligo di pernottare quivi, suonare l’Ave Maria mattino e sera, nonché curare la pulizia di tutto il Santuario ed in mancanza d’altro servire alla S. Messa. In questo Santuario si sogliono celebrare ogni anno due feste solenni, cioè la festa della SS. Anunziata titolare della chiesa nella seconda Domenica dopo Pasqua e la festa della Compagnia del SS. Crocifisso nell’ultima Domenica di Agosto. Inoltre si viene a funzionare in questo santo luogo in tutte le solennità in cui occorre fare la processione come nella festa del Corpus Domini e nella sua ottava e Domenica infra octavam, perché il piazzale comodo e spazioso di questo Santuario si presta assai per le processioni, mentre in parrocchia è tutto il contrario e ciò mi pare si pratica in forza di consuetudine» (A. C. V. B.).
Questa descrizione riflette in buona parte anche la situazione odierna del santuario.

Per ulteriori informazioni: *

L’Ostello
L’Eremo
Il Burnel (la fontana)
L’ultima cappella della Via Crucis
Gesù deposto dalla Croce
Il complesso con la neve
La Chiesa grande d’inverno
La Chiesa grande d’estate
La Chiesa grande di notte
L’interno della Chiesa grande
La Chiesa grande
La Chiesa grande vista dall’alto
Apocalisse 12,1
La nascita di Maria
L’assunzione di Maria al cielo
L’incoronazione di Maria
San Giovanni Battista
Sant’Antonio da Padova
La Madonna dormiente
Il Tabernacolo
San Paolo
San Pietro
Statua lignea
Statua lignea
L’ancona lignea
L’adorazione dei pastori
Gesù tra la Madonna e Dio Padre
La Madonna del Consenso
Il Crocifisso
Ex voto
Particolare ex voto
La Chiesa antica d’estate
La Chiesa antica d’inverno
La Chiesa antica
L’Annunciazione
San Giuseppe con il Bambino
L’Adorazione dei pastori
San Sebastiano
La volta nel transetto di ingresso
L’interno della Chiesa antica
La pila per l’acqua santa
La volta
La visitazione di Maria a S. Elisabetta
L’Annunciazione
Il Cristo deposto
La Madonna della Brughiera
Il tabernacolo