Santuario della Madonna delle Grazie alla Novareia

La Novareia d’estate
La Novareia d’inverno

 

 

 

 

 

 

SANTUARIO DELLA NOVAREIA

Le origini di questo santuario mariano, dedicato alla Madonna delle Grazie, risalgono all’inizio del XVIII sec. e sono legate ad un’apparizione della Vergine. Il not. Ropolo che fu testimone dei fatti, così racconta in un suo verbale l’avvenimento: « …Fu tra viventi una tal Antonina Cravetta del zucharo Cantone di Coggiola situato dirimpetto al Cantone di Maseranga di Portola al di sopra del quale s’erge la montagna della Novarea, ove in un sito occupato da gran qualità di sassi che formano una gran giavina ne beni communi puoco però discosto dalli beni allodiali o sian catastrati, a canto d’una limpida fonte che colà naturalmente sorge; la mentovata Antonina Cravetta vechia per altro semplice Anni cinquanta e più fa in suo viven. Diceva d’haver visto la Vergine Santissima (qual sia sempre lodata et ringraciata) asserendo haverli detto, che colà si doveva fabricar una Chiesa sogiongendo che ove non havessero colà fabricato una Chiesa gl’haurebbe Idio mandato de castighi et in specie una squissa o sia rusa che empirebbe di sasi il prato delle noche, il che s’è benissimo verificato sendo venuta la detta rusa che ha empito de sassi detto prato con grave danno de poderi ad esso adiacenti a causa che per la semplicità di d.a Antonina vecchiarella li Paesani di Portola non li davano credito con tutta che essa Antonina nel sito proprio ove diceva d’haver visto la Vergine Sant.ma giornalmente si portava ed ivi piegando le fronde delle nocciole che riduceva in forma di Capelletta al di sotto della quale gl’appiccava qualche immagine di carta della Vergine Sant.ma qual adornava di fiori et avanti d’essa le sue oracioni et ben spesso esportava il Crocifisso essistente sopra l’Altare dell’Oratorio di S.° Bartolomeo erretto nel detto Cantone di Meseranga facendo instanza alli figliuoli e figlie che colà pascolavano gl’armenti d’esser devoti et recitar la Corona avanti detta Cappelletta. Passata poi ad altra vita essa Antonina sono sempre continuate nele boche degl’huomini del Cantone di Meseranga le parolle d’essa Antonina in ordine alla fabrica che si doveva fare colà ad honore della Vergine Sant.ma tanto più che le persone che andavano pascolare li bestiami alla Novarea in tempo d’estate hanno tuttavia continuato in far capellette di fronde adornandole di fiori et adorando la Vegine Sant.ma in d.° luogo della Novarea.
Temporegiatosi puoi per qualche tempo sino alla fine dell’anno 1712 All’hor che venne dal Piemonte, in cui doppo d’haver dal ttto abandonato la sua casa paterna essistente nel sudetto Cantone di meseranga s’era ponato ad habitare et amogliarsi Giacomo fu Quirico di Michel qual disse publicamente per Portola che havendo colà in Piemonte patito malatia mortale et desperata de medici racordevole delle precise parolle sovra mentovate del’Antonina sudetta et dell’adorationi che faceva lui et altri suoi Compagni nella sua fanciullezza in detto luogo della novarea, fece voto alla Vergine Sant.ma se recuperava la sanità di portarsi ad adorare quel santo luogo, ivi far la novena e sborsar una doppia per spenderla nel principio della fabrica d’una Chiesa, il che fatto si portò colà a far la novena rihavuta la sanità e ringratiare la Vergine Santissima e far come fece la novena.
Nel partire puoi da Portola per ritornar in Piemonte nel mese de Genaro trovandomi Jo Gio. Pietro Ropolo Regio Nodaro Coleggiato et Apostolico del presente luogo di Portola in Mosso fui richiesto da detto Giacomo di Michel et altri Giovani del Cantone di Meseranga a farli una lista di partire chi di una doppia come esso Giacomo, chi di uno scudo, chi di un filippo e simili che volevano impiiegare in cominciare la fabrica d’una capella o chiesa in honor della Vergine Sant.ma colà alla Novarea et chiamandoli jo per il motivo per cui volevano far colà tal Chiesa esso Giacomo di Michel mi disse haver colà veduto con proprj ochi la Vergine Sant.ma alla qual in una malatia mortale da lui partita puoco avanti s’era invotato di far la novena colà alla novareija et haveva ricevuto la gratia. Per il che la tenerezza mi fece talmen grondar gl’ochj che mi rese incapace di far tal lista onde piegaj le ginochia a terra che baciaij, jndo voltati gl’ochij al Cielo Rendendo tuttavia grazie alla Vergina Sant.ma Dissi più col cuore che con la Boccha o Vergine Sant.ma volette pur hobitar con noi ala Novarea sia benedetta la vostra venuta poscia feci da un altro scriver la lista sudetta in cui m’eshibij anche jo a mea casa et fatto maturo riflesso sovra quanto sopra et richiedendo nelle mie orazioni alla Vergine Sant.ma che si compiacesse il modo di dar principio ad una capella, o chiesa in luogo così alpestre et lontano dall’habitationi mi vene in mente di far far un quadro in legno con le cornici ben ellevato attorno per defenderlo dalla pioggia e ingiurie de tempi, il che conferto col d. Sig. Prevosto n.ro Pastore subito santi le informazioni sovr’enonciate lodò et approvò il far portar nel quadro colà alla novarea. Per il che feci par tal quadro in cui feci depinger la Vergine Sant.ma col Bambino Gesù in bracio et al piede d’essa il Glorioso S. Rocco stante che già girava in questi contorni la mortalità del bestiame (da cui come credo sino al giorno d’hoggi di settembre 1715 Portola per intercession di detta Vergine Sant.ma et S. Rocco resta ancor libera) qual quadro mandai da Maur’Antonio mio figlio le feste di Pentecoste qatro di Giugno 1713 al d.° luogo della Novarea et fu appiccato all’arbore più vicino al posto ove la mentovata Antonina faceva la Capelletta, puochi giorni doppo mi portaj nel cantone di Meseranga ove gl’homini di d.° Cantone mi venero a far cerchio attorno e congratularsi meco della buona opra che jo havevo fatto infar portar tal quadro dicendomi che attorno esso quadro v’erano di già bindelli, corone at altre Galantene di donne et che di già v’era chi esibiva calcina per la fabrica; Gionse colà detto Sig. n.ro Prevosto foglia al qual fatto il discorso sovrannarato et non credento esso Sig. Prevosto a quanto s’è detto si determinò d’andar come in effetti andassimo ove concorsero la maggior parte degl’huomini di d.° Cantone al detto luogo della Novarea recitando unitamente il Rosario et le litanie dela Madonna Sant.ma acciò cinspirasse a far quel tanto si doveva fare ove certificatosi del tutto si spedì imediatamente a cercar un Capo mastro che fece il disegno d’un Choro indi puochi giorni doppo detto Sig. Prevosto avisò il popolo per la domenica susseguente d’andar procesionalmente colà ove s’andò gran moltitudine di gente non tanto di Portola che di circonvicini stimarti al numero di tre milla persone et fatta adoratione fu anche da detto Sig, Prevosto fatto un discorso jndi racolta l’elemosina che arrivò a somma grande e vedendo il buon principio e dispositione si stabilì di gittar la prima pietra fondamentale della fabrica qual si mise all’incanto et il maggior offerente di tutta quella gente fu Gio. Battista Galfione fontana di Portola et subito gettata pwr d.° Galfione fontana tal prima pietra di d.° Prevosto con cotta e stola con quel numero di popolo già d.° intonò ad honor dell’Altissimo il Tedeum laudamus e poscia l’ave maris stella ad honor della Vergine Sant.ma et per essere quanto sopra occorsomi la pura e mera verità ho fatto la presente.
Datto alla novareja hoggi giorno della processione et mission della prima pietra tredeci d’Agosto mille settecento tredici dico 1713 per fede del che tutto mi son qui manualmente sottosignato Ropolo.
In seguito puoi a quanto sopra, detto Sig. Prevosto foglia si portò avanti l’Ill,mo er Rev.mo Sig. Giacom’Antonio Cusano Vicario gnale Capitolare di Vercelli al qual narrato quanto sopra espresso gli conferì verbalmente la facoltà di construer la fabrica alla qual si diede principio li 17 Agossto 1713 et continuandosi si redusse in un choro coperto voltato et stabilito al principio di luglio 1714 All’hor che fu sporta la seguente suplica a monsig. Vicario sud.° che concesse la beneditione et celebratione della prima messa che seguì con grandissima solenità et concorso di gente stimato a passar sei milla persone il giorno di S. Giacomo 25 luglio 1714».
La supplica per la benedizione del coro come pure gli altri dati citati dal Ropolo, corrispondono alla realtà, poiché gli originali sono conservati nell’A.P.. Infatti i conti della chiesa della Novareia si aprono con l’offerta di £. 16 fatta da «Giacomo da michaele per il voto fatto nella malattia», con £. 8 «per altro voto fatto da Giulio fu Giov, Valero», con £. 80 «per elemosina racolta nella prima porcessione li 13 Agosto» e £. 10 «per la festa della Prima Pietra fondamentale della fabrica messa da Gio. Batta Galfione fontana».
Attraverso il libro dei conti possiamo seguire quasi tutti i lavori per la costruzione e la decorazione di questa chiesa. Costruttore fu il mastro Giovanni Battista Molino, mentre architetto fu il mstro Giovanni Antonio Marca. Si conferma la benedizione del nuovo coro e la raccolta di £. 157.2.4 di offerta con questi termini: «Per la festa fatta il giorno di S. Giacomo Apostolo con l’ocasione che si benedì la Capella e si celebrò la prima messa l’anno 1714». Nel 1715 si fece scolpire a Biella la statua della Madonna, attribuibile, anche se si tace il nome dell’autore, ad uno degli Aureggio. Fu collocata in una nicchia, sopra l’altare e fu trasportata con una solenne processione da Portula alla Novareia, sempre nel giorno di S. Giacomo del 1715, con la partecipazione di tutto il clero dei vicariati di Mosso e di Crevacuore, di suonatori e di molta folla.
Ancora nel 1715 si diede inizio alla costruzione della sacrestia e della casa dell’eremita. Si può dire che l’eremita, la cui presenza è già segnalata fin dal 1715, fu il vero custode del santuario; percorreva i paesi del Piemonte in cerca di elemosine per la costruzione e il mantenimento dell’edificio e per di più aiutava il parroco nelle funzioni liturgiche sia alla Novareia che in parrocchia.
In tutti questi anni si trovano spese per i mastri, per gli scalpellini, per la calce, per i mattoni, ecc., segno evidente che i lavori progredivano. Nel 1716 si fece scolpire un tabernacolo per collocare sull’altare e alcuni reliquiari di legno dorato e nel 1717 un confessionale. In quest’ultimo anno si diede anche inizio al corpo della chiesa, ad unica navata, con quattro cappelle. Nel 1719 la navata con le cappelle era già al tetto, anche se mancava ancora la volta e dal 1720 compare sempre ed esclusivamente quale costruzione il mastro Giovanni Seletto.
Nel 1719 si otteneva il permesso di benedire la prima cappella laterale, dedicata a S. Giacomo, costruita con ogni probabilità per ricordare il Santo nella cui festa era avvenuta la benedizione della prima parte della chiesa e che era ricordata con una solenne funzione nella chiesa stessa. Si ottenne anche di benedire una statua del Santo, da collocare sopra l’altare, ma dai conti si deve dedurre che tale statua fu scolpita da Giovanni Mainoldi da Varallo nel 1722 e fu solennemente trasportata alla Novareia nell’anno seguente.
Si era intanto ultimata anche una seconda cappella, che fu dedicata a S. Rocco, Santo già effigiato nel quadro fatto dipingere dal not. Ropolo e invocato nelle frequenti epidemie dei bestiami. Anche per quest’altare si fece scolpire e dorare una statua, la cui esecuzione fu ancora affidata al Mainoldi. La sua collocazione nella chiesa dovette avvenire il 16 agosto di quello stesso anno, perché tra le offerte si trovano £. 200 raccolte «nella transacione di S. Rocco».
Nel 1722 si fece una parte del pavimento e nel 1726 il mastro Giovanni Seletto gettava e intonacava la volta della chiesa, che nello stesso anno era dipinta o tinteggiata dal pittore Antonio Galfione. Nel 1730 il mastro Seletto edificava l’ampio porticato, che abbraccia e allarga la facciata e con questo si potevano dire ultimati i lavori di muratura.
In seguito si compirono le opere di abbellimento e la provvista degli arredi sacri, come la compera di 12 candelieri di legno argentato nel 1739. e di un grande Crocifisso per la sacrestia nel 1742; nel 1741 si fece dipingere il cornicione dell’interno della chiesa; nel 1744 si fece costruire il pulpito da un certo mastro Lorenzo, che quasi sicuramente si deve identificare con lo scultore Lorenzo Flecchia di Ponderano (si vedano i pulpiti di Vergnasco e di S. Rocco di Cossila S. Grato) e si affidò la scultura degli ornati al Serra di Tollegno.
Nel 1744 vi era stata una forte epidemia tra i bestiami e la popolazione di Portula si era recata in processione all’altare di S. Rocco, eretto nella chiesa della Novareia. Penso sia per riconoscenza a S. Rocco che nell’anno seguente si fece abbellire la cappella del Santo, con dipinti che dovrebbero attribuirsi al pittore Vietti, che nel 1748 dipinse la cappella di S. Giacomo. Nel 1746 si erano acquistati altri candelieri e cartegloria per questi due altari e nel 1749 si fece scolpire la porta d’ingresso della chiesa. Non si dimenticò l’eremita e, per facilitargli il servizio presso la chiesa parrocchiale, nel 1746 gli si acquistò una casa nel cantone Gruppaiolo, che negli anni seguenti fu rimodernata e cinta nel giardino da un alto muro, secondo le regole eremitiche del tempo.
Nel 1745 si incominciò a celebrare anche la festa di S. Anna, in cui onore era stato costruito un altare in una delle due cappelle rimaste vuote. Lo si ricava dal cit. libro dei conti e dalla Vis. Past. Del 1747, che, a proposito del santuario della Novareia, dice: «Oratorium B.me Virginis Gratiarum in Vico nuncupato Novarea ibi quatuor sunt altaria, quorum maius est sub dicta invocatione B.V.M. Gratiarum, a cornu Evangelij, altare sub titulo S.ti Jacobi, aliud a cornu Epistole sub titulo S.ti Rochi et aliud sub titulo S.te Anne». E poiché abbiamo ricordato la festa di S. Anna e quelle di S. Rocco e di S. Giacomo, che ogni anno venivano celebrate con grande solennità, dobbiamo precisare che la festa principale della Madonna delle Grazie, a cui era dedicato il Santuario, si celebrava nel giorno del SS. Nome di Maria, il 12 settembre.
Nel 1766 si fece costruire la cantoria sulla porta d’entrata, su cui nel 1781 si collocò un organo. Nel 1767 fu la volta del pavimento in lastre di pietra del corpo della chiesa e nel 1769 si trova la spesa per la visita ai muri del santuario dell’ing. Cotti. Buon lavoro di artigianato locale sono le porte della sacrestia, eseguite nel 1768-70. Tra le suppellettili sacre, ricordiamo ancora l’acquisto di una pisside nel 1769, di un contraltare dorato e dodici candelieri nel 1775 e di altri sei candelieri nel 1782.
Nella relazione parrocchiale del 1771 la chiesa fu così descritta: «La Chiesa della Novarea, o come dicesi volgarmente il Santuario dedicato alala Vergine SS. Dele grazie, eretta e benedetta dal fu mio antecessore il Prev.° Foglia nel 1714, sui monti di questa Parrocchia è assai ampla, di una sola arcata, continente cinque Capelle, a volta bianca, lissia, ben chiara con fenestre a vetriata, senza umidità, lastricata con pietre piccate, tiene quatro Altari. Il magiore in coro dedicato alla Vergine delle Grazie con suo Tabernacolo di legno inaurato… sopra vi (è) il Simolacro della Vergine in sua nichia con vetriata, circondata da varietà di voti pendenti dalla parete. Si assende a d.° Altare dal piano della Chiesa per gradini dieci ripartiti in tre piano. A destra vi è la Capella tutta dipinta dedicata a S. Giacomo Apostolo il Magiore con sua Statua sopra l’Altare in nichia chiusa con vetriata. Jndi sul pilastro prosegue eservi un Pulpito decente. Poi altra Capella senz’Altare, ed ivi un Confessionale nel mezzo per le donne… A sinistra della Chiesa vi è la Capella tutta dipinta dedicata a S. Rocco con sua statua sopra l’Altare in sua nichias con vetriata. Poi segue la Capella dedicata a S. Anna madre di Maria Vergine con suo quadro in tela in mezzo a piccola incona dipinta sopra l’Altare… Sopra la porta poi evvi la Cantoria. Al difori della Chiesa vi è il Portico per d’avanti ed alla sinistra, il tutto però, com’altresì la Chiesa rustico, cme pur tutta essa fabrica coperta a coppi. A sinistra del coro vi è la Sacrestia lastricata a pietre piccate, a volta, bianca, chiara, senza umidità, con cassia e piciol armario per conserva delle suppellettili e da essa per altra apertura s’ascende l’abbitazione del Romita. Il tutto è stato proveduto e si và ampliando con limosine».
Nella seconda metà del secolo scorso si compirono le ultime opere di rilievo. Nel 1865 si stipulava contratto con il marmorino Paolo Bottinelli di Viggiù, residente a Biella, per la costruzione di un nuovo altare maggiore in marmo. Nel 1885 l’organaro Camillo Bianchi di Acqui formava un nuovo organo, in sostituzione di quello settecentesco, ormai fuori uso. Nel 1891 si costruì un quarto altare laterale, dedicato alla S. Famiglia, con icone dipinta su muro nello stesso anno dal pittore Mazzietti di Caprile, che pure rifece l’icone dell’altare di S. Anna.
Quanta sia stata e sia la devozione dei portulesi e delle popolazioni viciniori alla Madonna delle Grazie della Novareia lo attestano i numerosi ex voto che adornano le pareti della chiesa. Tra i numerosi quadri votivi si trova pure quello fatto dipingere dal not. Ropolo nel 1713, collocato sopra la statua della Vergine, nella parte alta del presbitero.