Oratorio dedicato a San Rocco

La facciata dell’Oratorio

L’ORATORIO DI S. ROCCO

Anche quest’oratorio ha origini che risalgono al sec. XV, poiché nella convenzione stipulata tra il parroco e i parrocchiani di Trivero durante la Visita Pastorale del 1661, tra l’altro si legge: «Che non sia lecito appropriarsi il reddito d’una pezza di terra legata dal fu Rev.do Milano falchetto all’oratorio di S.to Vito-Rocco, ma che si debba spender a Beneficio di d.to Oratorio». Ora D. Milano Falchetto fu parroco di Trivero nel 1438 e di conseguenza anche l’oratorio di S. Rocco doveva già esistere a quel tempo.

La più antica descrizione di quest’oratorio è contenuta nella Visita Pastorale del 1574 dove sta scritto: «Jn via qua itur Moxi est oratorium S.ti Rochi cum onere trium missarum singulis annis et legato unius petij terre in loco della sorte de triverio et cum obligatione reparationis ita tamen ut quoties misse non celebrentur neque reparetur in necessarijs possess. Devolvatur ad dictum oratorium legatum institutum fuit per fratres falchetos … rogatum possidet Fran.cus Zenia … Fran.co Zenia asserto possessori p.i sacelli S.ti Rochi in descensu monti S.ti Ber.di iniunctum a R.mo ut claudat muro continuo anteriorem partem ablantis cancellis ligneis, et relictis duabus fenestellis altis a terra, ut non liceat introspicere additis foribus, et sera, preterea ut reficiat pavimentum et ingressum ita aptet ut non possit ingredi aqua, aut nix, claudat fenestellam a sinistro cornu altaris, ipsumque altare necessarijs ornet».

Da questa sommaria descrizione si deduce che l’oratorio di S. Rocco nel 1574 possedeva già un legato, vecchio di 50 anni (il che conferma la sua erezione a molto tempo prima), che si trovava già nella località attuale, lungo la strada per Mosso, ai piedi del monte di S. Bernardo e che doveva essere una piccola e povera costruzione, mancante persino del muro di facciata.
I lavori di restauro non furono però subito eseguiti, secondo l’ordinanza vescovile, poiché nei decreti della Visita Pastorale del 1580 nuovamente si ordinava: «Si è visitato l’oratorio di S.to Roccho qual è campestre et aperto da tutte le parti, però si provveda che sij serrato da cui spetta, nel termine di tre mesi». Qualche cosa si fece negli anni successivi, ma nel 1606 mancava ancora di volta e di pavimento e la relazione della Visita Pastorale di tale anno lo dice dedicato anche ai SS. Vito e Modesto: «Visitavit Capellam ss. Rochi Viti et Modesti super finibus Triverij extra et prope d.m locum absque titulo cum non pavimentatum neque fornicatum cum Altari parvissimo nudo et omnibus destituto et Porta caret valvis jn eius fronte deest crux lignea et in ea non celebratur. Ex legato qd. (manca il nome) de falchetis debent celebrari sex misse in anno in hac Capella, et legato reliquit pratum unum cum arboribus in eo in regione ubi dicitur ad sortem, cuius fructus percipit charitas S. Spiritus huius loci redditus aureorum duorum huius monete. Misse non celebrantur a pluribus annis citra, Decernendum &».

Intorno al 1650 l’oratorio di S. Rocco venne ricostruito dalle fondamenta. L’avvio fu dato, con ogni probabilità, dalla peste che afflisse Trivero nel 1632, durante la quale (come si legge nel quadro ricordato della chiesa parrocchiale) i triveresi, tra l’altro, fecero voto di fare una processione nel giorno di S. Rocco. La Visita Pastorale del 1656, così lo descrive: «Visitavit Oratorium S. Rochi noviter extructum et nondum benedictum nec de aliquibus provisum sed nudum, dealbatum, tamen et satis decens, claudutur tamen cancellis tantum a parte anteriori. Nulla habet bona nec redditus nec obligationes. Jdeo claudatur …». E nei decreti della stessa Visita Pastorale si aggiungeva: «L’oratorio di S. Rocho sinche sia finito di facci chiudere che le bestie non vi posseno entrare».

L.A. P. non ha documenti riguardanti quest’oratorio, e questo ci impedisce di seguire le sue vicende. Nel secolo XVIII fu ampliato con la costruzione dell’attuale navata, come si può dedurre dalla struttura dei muri. Nel 1905 il parroco scriveva che «nel giorno della festa del Santo, prima della Messa cantata, vi si va processionalmente partendo dalla parrocchia, dietro voto per la liberazione della pestilenza del 1632».
Quest’oratorio conserva una pregevole ancona in massoneria, opera di artigiani valsesiani della prima metà del secolo XVIII. Porta ai lati due grandi statue dello stesso materiale, rappresentanti S. Carlo Borromeo e S. Sebastiano e nel centro una statua in legno dipinto di S. Rocco, attribuibile ad uno scultore che volle imitare l’arte di Giovanni Mainoldi di Varallo.