Oratorio dedicato a San Giovanni Battista sito in frazione Scaglia

La facciata dell’Oratorio

L’ORATORIO DI S. GIOVANNI BATTISTA (FRAZIONE SCAGLIA)

All’inizio del sec. XVII la frazione Scaglia era chiamata Mondorotondo, come appare da un registro dei conti degli oratori di Trivero di tale epoca. Infatti i cognomi tipicamente locali dei priori del suo oratorio, già allora dedicato a S. Giovanni Battista, come Giovanni Scaglia, Ubertino Bozzollo. Giovanni Galfonio, Giovanni Battista Alciato, non lasciano dubbi su questa antica denominazione. L’oratorio di S. Giovanni Battista era già amministrato da un priore nel 1615. Nel 1621 si trovano le spese per «m.ro stefano d’andorno picha pietre per giorni quatro cavar pietre per d.° oratorio» e «per doi mule a condur pietre al d.° oratorio»; nel 1624 le spese aumentano, segno evidente che in questi anni l’oratorio veniva ricostruito o ampliato.
In questo stesso secolo la frazione venne chiamata Galfione, forse dal nucleo principale delle famiglie che lo componevano e che portavano questo cognome. Durante la Vis. Past. del 1661 l’oratorio fu trovato ultimato nella sua struttura muraria, con volta e pavimento e con un solo altare: «Visitavit orat.um S.ti Jois Bapte in Cantono detto Galfiono pariter fornicatum et pavimentatum, et de necessarijs decenter ornatum… Prior est Petrus Scaglia…». Nella Vis. Past. del 1665 si legge che in esso si celebrava solo alcune volte per devozione e gli unici redditi che possedeva erano formati dalle elemosine dei fedeli: «Visitavit orat.rium S. Jos bapte Jn cantono de Galfioni nuncupato jn quo celebratur tamen ex devotione, Nulla habet bona nec red. preter elemosinas, nullas quoque obligationes, sed raro ibi celebratur. Altare unicum habens requisita ad celebrationem. Minister adest…».
Verso la fine del secolo la devozione dei frazionisti lo dotò degli arredi necessari per la celebrazione della Messa, di un confessionale e di un mobile per conservare i paramenti. Nel secolo successivo l’oratorio venne ricostruito dalle fondamenta nelle forme attuali. I lavori durarono parecchi decenni. La data del 1754, che si trova sulla facciata, fa pensare che indichi la costruzione di questa parte della chiesa. Scopi di questa ricostruzione era di dotarlo di una cappellania per la Messa festiva. Infatti, con istr. del 1 agosto 1761, diversi particolari dei cantoni Galfione e Scaglia cedevano «alcuni instr.i di crediti, scritture d’obbligazioni e pezze a favore dell’oratorie de med.mi cantoni eretto sotto il titolo di S. Gio. Battista e ciò affine si possi in l’avvenore mantenere in perpetuo un Capellano e questi celebri le Messe festive…»
Nel 1769 i frazionisti si rivolgevano al Vic. Gen., facendo presente «che si è stabilito di fare construere un picol corpo di casa, quale deve servire d’abitazione del Capelano…, onde per esser il dett’Oratorio molto povero e perciò inabilissimo a fare tale spesa si è deliberato racorere dall’Ill.ma e Rev.ma suplicandola compiacersi permettere alli divoti di S. Gio. Batta di transportare il materiale necessario ne giorni di festa e nelle ore fuori de divini offizii, mentre si sono gl’abbitanti delli Cantoni dichiarati che ciò volentieri farebbero in onore e gloria di detto Santo…». Il permesso venne e si costruì la casa per il cappellano, adiacente all’oratorio.
Anche nel 1755 si erano rivolti al Vescovo, mons. Solaro, per ottenere il permesso di costruire una sacrestia e «che per qualche breve spazio di tempo si travagli in giorno festivo per il provvedimento di tal materiale, che v’ha abbisogna…». Anche in questa occasione erano stati accontentati. Nel 1771 il parroco così scriveva di quest’oratorio: «L’Oratorio di S. Giovanni (è) lastricato con pietre, Bianco a volta, chiaro, sano da umidità, con fenestre a vetriata, con un sol Altare, sopra cui un Jncona di gesso, ed in mezzo ad essa la Statua del Santo in nichia chiusa con vetriata, con suo Tabernacolo inaurato… con più Quadri in pittura sulla muraglia, ed è l’Altare proveduto delle suppellettili necessarie pella S. Messa. Vi è Confssionale per le donne provveduto d’ogni cosa necessaria e Cantoria sopra la porta. Al difori bella faciata; rustico all’intorno; coperto a coppi. Piccolo campanile sulla cantonata della chiesa e campanella. Alla destra del Coro la Sagrestia umida con Armadio e cassa per le supellettili, il tutto si mantiene con limosine. Non si sa quando sia stato detto Oratorio fabricato né benedetto».
Al 1866 risale un progetto del pittore Pietro Mazzietti di Caprile per la decorazione interna dell’oratorio e il restauro delle pitture antiche del coro, tra cui l’esecuzione di nuovi dipinti nel muro sinistro del coro, «rendendo la simmetria col destro, in luogo dei due quadri antichi già demoliti».Come pure sono del 1890-91 un progetto e un calcolo di spese per la costruzione di un portico davanti alla facciata, redatti dal Geom. Carlo Sola di Mortigliengo. L’altare attuale, in marmo bianco, risale ad alcuni decenni fa. Su di esso è ancora collocata la statua lignea settecentesca del Santo, attribuibile allo scultore Giovanni Mainoldi di Varallo, attorniata dai dipinti pure settecenteschi della volta, rappresentanti episodi della vita di S. Giovanni. Buon lavoro di scultura lignea è la porta d’entrata, formata da otto pannelli finemente intagliati, finemente intagliati, opera di artigiani locali della metà del sec. XVIII. Degni di ricordo sono pure le due pianete rosse di damasco e di seta del sec. XVII, un calice col piede d’ottone intagliato, della stessa epoca, e due reliquiari di legno dorato della seconda metà del sec. XVIII.