Oratorio di S. Antonio Abate (Frazione Sant’Antonio)

La facciata dell’oratorio

ORATORIO DI SANT’ANTONIO ABATE (FRAZIONE SANT’ANTONIO)

E’ uno degli oratori più antichi di Trivero, e risale, per quanto riguarda le prime testimonianze scritte, al sec. XV. In tale epoca era già una clericatura e non è quindi improbabile che le sue origini debbano risalire a tempi più remoti. Il 17 novembre 1497 Bernardo de Spinis, canonico della collegiata di S. Stefano di Biella e rettore della chiesa parrocchiale di Trivero, prendeva possesso della clericatura, con relativo beneficio, di S. Antonio di Vico, in forza dell’unione di detto oratorio alla parrocchia, compiuta in tale anno dal Vescovo di Vercelli Urbano Bonivardi. In precedenza la clericatura era appartenuta al can. Antonio del Spinis, che vi aveva rinunciato spontaneamente.

Della struttura dell’antico oratorio si possiede un’accurata descrizione nella Visita Pastorale del 1573, dove sta scritto: «Visitavit etiam oratorium S.ti Antonij distans a loco triverij per medium miliare, cuius altare positum est sub fornice picta decenter, sine ancona et loco eius adest imago Beate Virginis ex ligno picta cum puero, in ulnis gestantis, adest et imago S.ti Antonij, est sine bardella ornatum cum , mapa et cum lapide sacro parvo in medio altare posito, clauditur porta cum clavi et sera, sine pavimento cum duabus fenestris angustis sine cratibus, habet tectum pluviosum sine suffitta et campanile versus meridiem tecto opertum in eo celebratur aliquando ex devotione presertim in die S.ti Antonij». Una costruzionecmolto povera, senza pavimento e ricoperta dal nudo tetto,

all’infuori del presbitero, che aveva una volta interamente frescata, con due statue lignee della Madonna e di S. Antonio. Questo stato di povertà si riscontra pure nella Visita Pastorale del 1580, nei cui decreti si legge: «Si ordina … che il Priore di S.to Antonio dell’Oratorio campestre, fra un mese in circa deba haver datto i suoi conti, percioche si trova haver nelle mani la summa di più del 30 scudi, quali se deveriano convertire in uso et servitio di d’esso oratorio, qual è apertissimo, qual si deve serrare».

Negli anni immediatamente successivi si costruì la volta, ma nel resto, ancora nel 1606, conservava la stessa struttura: «Visitavt Oratorium S.ti Antonij … absque titulo et redditu, fornicatum non pavimentatum jn fronte sunt due fenestre humiles muro obturande et altera juxta Altare est altior facienda … Dees vas aque sancte … Altare est aliquantulum breve super eo sunt due imagines lignee indecen. Omnino tollen. Et sepeliende altera S.ti Antonij altera vero B. V. … Caret Jcona umbella et sepimento et in reliquis nudum et omnibus destitutum. Super porta sunt due sacre imagines depicte ad prescriptum. Jn eius fronte deest crux. Jn eo aliquando celebratur …».
In questi anni l’oratorio fu rifatto, cominciando dal coro. Dai libri dei conti, che iniziano nel 1618, si possono seguire i vari lavori. Nel resoconto del priore di tale anno si legge che egli li aveva spesi «li scudi quarantadoi in c.a. che gli furono rimessi da honesto et bartolomeo loro statti priori d’esso oratorio da la indietro, jn far fare il Coro di d.° oratorio …». Nel 1620 si incomincia a trovare l’elenco delle spese per un’ancona lignea dell’altare maggiore, fatta scolpire da Martino Garabello di Biella, oggi però non più esistente. Nello stesso anno si faceva anche costruire il pavimento e la gradinata del presbitero.

I lavori di ricostruzione dell’intero edificio si protrassero per alcuni decenni. Nei conti del 1664 si trovano ancora le spese «per far voltar l’oratorio» e «per far redificar l’Oratorio». Durante la Visita Pastorale del 1661 fu trovato completo solo nel presbitero, mentre la navata mancava ancora di volta e i muri dell’intonaco: «Visitavit oratorium sub tit. S.ti Antonij in Cantono detto de Vico quod habet Presbiterium fornicatum et pavimentatum et calce bene linitum sed caret cancellis et reliquum d.i oratorij est tegulis solum coopertum et parietes adhuc rudes sine pavimento. Habet necessaria pro sacro faciend. Et possidet petiam unam terre prati in finibus Triverij et loco detto al Ponzono ex qua percipiuntur libre vig. circ. ex quibus celebratur per R. Parrochum missa una in quolibet mense in dicto oratorio et reliquum erogatur pro manutentione d.i oratorij».

Nei conti del 1664 si trovano le spese «per far redificar l’Oratoro». Con questi lavori l’oratorio poteva dirsi ultimato nella struttura muraria. Infatti la Visita Pastorale del 1665 lo dice «noviter extructum». Lo stipite in pietra del portale porta la data «1640» e il pregevole mobile in noce della sacrestia, opera di scultore valsesiano, quella del «1689». Anche da un antico libro dei conti si apprende che nel 1689-1690 si scolpì il mobile della sacrestia, detto comunemente credenzone, ma non si accenna al nome del suo autore. E’ in tutto simile a quello esistente nella sacrestia della chiesa di S. Nicolao di Curino che nel 1678-79 scolpì le porte e nel 1681 il credenzone della chiesa parrocchiale di S. Maria di Curino. Nella Visita Pastorale del 1681 l’oratorio fu giudicato «tam quoad constructionem,fabrice, quad quoad supellectilia decent. Saris ornatum fere omnium colorum». Mancava ancora il campanile e l’unica campana era collocata su un angolo della chiesa.

Con atto notarile del 5 agosto 1694, rog. Ropolo D. Pietro Foglia, prevosto di Trivero, faceva donazione all’oratorio di una casa e di diversi beni, il cui reddito doveva servire a mantenere un cappellano festivo. Il donatore si riservava sua vita natural durante il diritto di patronato, cedendolo, dopo la sua morte, al priore pro tempore e agli uomini dei cantoni Vico, Mazza, Mazzucco e Piana. In seguito, per la tenuità dei redditi, i particolari dei detti cantoni (eccettuati quelli di Piana) si impegnarono a versare al cappellano un certo reddito annuale, da cui si esentarono, con atto del 15 settembre 1759, donando come contro partita alla chiesa un mulino e alcuni stabili che avevano acquistato da Giacomino Lora Ronco. Così poterono continuare ad esercitare il diritto di nomina del cappellano fino al 1867, anno della soppressione delle cappellanie laicali. Qualche anno fa l’oratorio di Vico ebbe nuovamente un cappellano, ma fu un privilegio di paca durata, in quanto ben presto ne restò sprovvisto.

In una lettera del parroco D. Fasoglio del 1757 per impedire che nell’oratorio di Vico si impartisse la benedizione eucaristica nei giorni festivi si legge che l’oratorio era stato anni prima visitato dai ladri: «… perché l’oratorio di S. Antonio Abbate è situato fra boschi, molto distante dalle case, vicino ad una strada pubblica, esposto alle rubbarie, come di fatto anni sono è stato da ladri spogliato …». E in un Inventario della fine del secolo XVIII sta scritto che alle pareti dell’oratorio erano appesi sei quadri (non più esistenti) «quali sono stati graziati al d.° Santo da altri tanti particolari rappresentanti li Santi Gioanni Batta, S. Giacomo Ap.lo, S. Gio. Nepomuceno, S. Vincenzo a Paula, S. Rocco e S. Costanzo». A questo secolo risale pure l’ampio porticato della facciata e il piccolo campanile. Alcuni anni fa fu costruito un nuovo altare di marmo. Tra gli arredi di questo oratorio meritano di essere ricordati un calice d’argento cesellato del secolo XVIII, un piccolo reliquiario di rame argentato della stessa epoca, un reliquiario di legno dipinto e dorato della fine del secolo XVII, due Angeli reggi candela di legno dipinto e dorato dell’inizio del secolo XVIII e una grande tela settecentesca raffigurante la Madonna con S. Antonio, S. Giovanni Battista, S. Bernardo, S. Carlo e S. Quirico.