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Oratorio dedicato a San Defendente sito in frazione Pramorisio

La facciata dell’Oratorio

ORATORIO DI S. DEFENDENTE (FRAZIONE PRAMORISIO)

E’ un oratorio assai antico e appartenne dapprima alla parrocchia di Trivero, poi di Pratrivero e in ultimo di Ponzone. I primi dati che la riguardano sono contenuti nella Visita Pastorale del 1606, dove si legge: «Visitavit Oratorium S.ti Defendentis super finibus Triverij in Cantone dicto a’ pra’ Morisio unde distat ad miliare non pavimentatum nec fornicatum cum duabus enestris in eius fronte quarum altera a dextris in eius ingressu est nimis humilis vel muro obturanda vel excavanda humus ut celebrans non possit videri per eam. Porta est tollerabilis sed sub ea est construendus gradus lateritius ut Oratorim tutius redattur. Super ea nulle sunt sacre imagines depicte et in eius fronte deest crux. fenestre omnes carent specularibus et fenestrele in muris lateralibus juxta altare sunt muro obturande. Nullum habetur vas aque sancte. Muri interiores sunt rudes, fenestra clausa ad cornu Evangelij est muro obturanda, fornix chori est nimis humilis. Altare est breve et humile, jn eo est fenestra urceolorum muro obturanda. Petra sacrata est amovibilis jn reliquis est nudum et omnibus destitutum. Bradella est indecens et a lateribus debet occupare totum spatium. Minister eleemosinarum est Petrus Zaga. Nulla habet paramenta neque ornamenta nisi planetam unicum cum manipulo simili e bombacina violacea indecens cum stola e panno rubro. Albam unam novam e tela indecen. cum amictu et cingulo ferendo, ac tres mappas breves».
La costruzione doveva avere una certa ampiezza, trattandosi di un oratorio munito di coro, anche se non era ancora ultimata, in quanto mancavano ancora la volta e il pavimento e i muri esterni erano appena al rustico. Fu ultimato dal 1621 in avanti; infatti nel libro dei conti di tale anno si trovano le spese «per tanta calcina adoperata per il coro», «per una ferata per il coro», «per li fornasari per una fornata di lavoro» e «per i mastri di valsesia». Nel 1628 altre spese «per li mastri di valsesia per jmbianchire il coro, fal l’altare et pavimento», «per il dipintore per il quadro depinto la Mad.a con s.to quirico et S.to defendente», «per il milano d’Ivrea per una preda consegrata» e per i mastri. E ancora nel 1635 si spesero oltre 150 lire «per rifar il Coro del oratorio, far far una fornace et altre cose». Negli anni seguenti fu rinnovato tutto l’edificio, poiché in una annotazione del 1650 si legge che le entrate di tale anno furono impiegate «in far redificar d.° oratorio tutto di novo». Conferma questa ricostruzione anche la data 1647, scolpita sullo stipite in pietra della porta d’entrata.
Tutto era ultimato in pochi anni, tanto che nella Visita Pastorale del 1661 l’oratorio si presentava completo in ogni sua parte: «Visitavit oratorim S.ti Dedendentis in Cantono detto del Prato dicti loci Triverij, fornicatum et pavimentatum et decenter linitum, est de necessarijs ad celebrationem decenter ornatum … Habet redditum certum consisten. in petia una Terre, que locatur quol. Anno in fictu librarum 5. Caret Vse aque benedicte».
La Visita Pastorale del 1665 fa notare che, data la distanza delle case del cantone dall’oratorio, la campana che serviva per richiamare i fedeli era collocata su una casa del cantone stesso e non su un campanile o i muri dell’oratorio. Le Visite Pastorali del 1675 e del 1681 insistono sulla necessità di chiudere le finestre, che mancavano di vetri e non aggiungono particolari sulla struttura dell’edificio. La costruzione non subì ulteriori modifiche. Si presenta in forma omogenea tanto nel presbitero che nell’unica navata, con un altare in massoneria, dietro al quale si ammira un pregevolissimo affresco, raffigurare la Madonna con il Bambino, di artista valsesiano della prima metà del secolo XVII, che ha molte affinità con la Madonnina di Strona (sia per la composizione che per il Bambino, il quale tiene in mano un piccolo mondo e al collo una collana di perle con un amuleto). Il coro ha forma esagonale, ornato di volta a vele e l’altare è in massoneria. E’ dotato di una piccola sacrestia e conserva una pila in pietra per l’acqua santa del secolo XVIII.