Chiesa Parrocchiale di Portula dedicata alla Immacolata Concezione di Maria

 

 

 

 

 

 

 

LA PARROCCHIA DI PORTULA

Portula è già ricordato come “cantone” nel 1169, ma come parrocchia fa la sua comparsa solo nel 1628, anche se fu una delle prime borgate del vasto territorio di Trivero a staccarsi dalla matrice. La sua indipendenza religiosa concise con quella civile, in quanto si rese comune indipendente pure nel 1628. Stando alla Vis. Past. del 1606, la parte centrale del paese contava 180 anime, raggruppate in 40 famiglie, a cui si devono aggiungere le 250 persone e le 50 famiglie che componevano le frazioni di Masseranga e di Granero e un altro piccolo numero a Castagnea, tutte frazioni che nel 1628 entrarono a far parte della nuova parrocchia. Da questo si deve dedurre che all’epoca di fondazione della parrocchia, Portula contava poco più di 500 abitanti e stendeva i suoi confini fino al torrente Sessera, cioè agli attuali confini comunali.
Già nel sec. XVI, se non prima, vi era a Portula un oratorio, dedicato all’Immacolata, comunemente chiamato «la Madonna di Portula» e questo fu scelto a sede della nuova parrocchia. Il 10 ottobre 1628 la vicinanza del nuovo comune si radunò sulla piazza della chiesa ala presenza del podestà di Trivero e constatando che «l’huomini delli Cantoni di Portola habbino in virtù della licenza concessagli da S.A. S. ma fatta separatione del finaggio luoro da quello del luogo di Trivero, al quale altre volte erano uniti», pensò conveniente «sì per la distanza d’essi Cantoni che per altre degne Cause massime per la commodità dellli divini Officij et santissimi Sacramenti eriger Cura alla luoro Chiesa della Conceptione della Beata Verg.e Maria già nominata la Madonna di Portola, mediante però una concedente et conveniente dote da farseli al FRev. Sig. Curato d’avenire. Perciò a tal fine et effetto … (tutti i membri della vicinanza presente, a nome loro e di tutti i capi di casa) hanno constituito et constituiscono in dote … d’essa Cura la somma di ducatoni cinquanta d’argento da pagarsi annualmente et in perpetuo per essi huomini di Portola al Rev. Sig. Curato …, con che però resti sempre a d.ti huomini il Jusnominandi et presentandi di tal Curato …».
Il comune di Trivero mosse subito verso il Vescovo, che si trovava in Vis. Past. a Coggiola, i primi passi per far fallire l’iniziativa, sostenendo che con tale smembrazione il parroco di Trivero avrebbe patito nelle sue entrate di elemosine e per di più che negli ultimi dieci anni la popolazione era diminuita di un terzo. Subito ribadirono i portulesi, mandando a Flecchia dal Vescovo, mons. Goria, il loro concittadino Domenico Alciati con l’obbligo di demolire le ragioni dei triveresi, facendo anche presente « la gran distanza e lontananza delli Cantoni di Portola alla d.a. Chiesa di Trivero, strade montuose molto difficili e penose massime al tempo dell’invernata per le gran nevi e pioggie sendo lì torrenti e canali, che in tal occasione et tempi che impediscono di poter andare alli divini officij in particolare le persone tempate et altri inhabili e maldisposti della luoro persona, anzi per l’ordinario per tal lontananza almeno la terza parte delle persone senza sentir messa li giorni di festa …».
Il 14 ottobre il Vescovo, mons. Giacomo Goria, si reca in Vis. Past. a Portula; davanti la chiesa ascolta la vicinanza che rinnova la promessa di stabilire come dote la somma di cinquanta ducatoni d’argento, da pagarsi ogni anno dalle famiglie del luogo, istituisce la nuova parrocchia e provvede alla consacrazione della chiesa, che per l’occasione era stata rinnovata e ampliata, concedendo ad essi il diritto di patronato. In quello stesso giorno i Portulesi procedettero alla nomina del primo parroco nella persona di D. Giovanni Antonio Zegna, già cappellano della loro chiesa, pche però dopo pochi mesi rinunciava. E cosi fecero altri due eletti, finché nel 1630 nominarono D. Guglielmo Furno, che vi rimase per trent’anni. Il diritto di patronato fu causa di terribili lotte con la Curia di Vercelli e con i parroci nominati d’autorità, la cui trattazione è riportata nel capitolo riguardante i parroci.
Intanto i Triveresi continuavano i loro maneggi per avere almeno un riconoscimento materiale e morale della matricità e l’8 gennaio 1631 ottennero dal Vic. Gen. Giovanni Antonio Aghemio una sentenza con cui si stabiliva che ogni anno il parroco di Portula dovesse aiutare il parroco di Trivero nelle funzioni dei primi e dei secondi Vespri e nella Messa solenne della festa patronale dei SS. Quirico e Giulitta e che il console del comune di Portula offrisse durante la detta Messa solenne due libbre di cera bianca lavorata (« … cum onere quod Rev. pro tempore existens dicte nove Cure Parochus teneatur quotannis in festo Sanctorum Quilici et Julite ire ad Eccl.iam ipsam dictorum Sanctorum Quilici et Julite dicti loci Triverij et ibi Parochum dicte Ecc.le Triverij coadiuvare in recitatione primar. secund. Vesperar. et in cellebratione misse maioris festi huiusmodi et Consul pro tempore existens dicte Com.tis et nove Cure Portule teneatur pariter in d.a maiori missa dicti festi offerre Rev. Parocho et Eccl.e Triverij intortium unum cere albe elaborate ponderis duarum librarum pro recognitione maioris Eccl.ie et antique …»).
Non sempre il comune mantenne a promessa dell’offerta annuale della cera alla parrocchia di Trivero. Fino al 1712 furono fedeli alla promessa, ma da tale anno al 1739 tralasciarono l’antica usanza. Ci fu subito un ricorso presso le competenti autorità per salvaguardare gli antichi diritti. Nel secolo scorso quest’usanza decadde completamente. Anche il patronato fu lasciato cadere e precisamente il 2 genaio 1823, quando il comune rinunciò a questo privilegio per beneficare del regio aumento di congrua. Da tale data la parrocchia è diventata di libera collazione.
La popolazione andò sempre più aumentando. Don Furno annotava che nel 1630 vi erano 136 fuochi e 505 anime, di cui 323 ammesse alla Comunione; nel 1637 i fuochi 135 e le persone 583; nel 1644 i fuochi 133 e le persone 655; nel 1652 i fuochi 133 e 788 le anime; nel 1659 i fuochi 133 e le anime 768. Nel 1661 la popolazione era salita a 845 persone e nel 1681 a circa 1.200. La stesa cifra è pure elencata nella Vis. Past. del 1692.
Nel 1771 il parroco così scriveva: «Sono famiglie di numero 375. Anime 1953. Ammessi alla Comunione 1273 … Vi è, per grazia di Dio, frequenza alle devozioi, ai Sagramenti ed alle fonzioni parochiali con singolar pietà … Non altro abuso vi si trova che la frequenza dell’osteria; e che qualch’uno si fa tirar con stento alla Pasqua. Vi è un sol Romita destinato al servizio della chiesa della novarea ed è Giuseppe Maria Scaglia di questo Luogo con abito di S. Pietro talare e con colare con sue patenti, spediteli da monsignor Vic. Gen. Gentili. Serve con pontualità non tanto a d.a Chiesa quanto singolarmente ed indefessamente ale fonzioni pparrochiali …
Di Quaresima da trnt’anni in qua si suole dalla Com.tà mantenere nella Parrochiale il Predicatore Capuccino, qual predica quattro volte la settimana … Si celebrano negli Oratori le feste dei loro Santi … con l’ajuto del Signore mi è riuscito estirpar l’abbuso del ballare (nelle feste degli oratori). Chepperò non vi è più alcun abbuso; praticandosi soltanto l’uso dell’incanto del Cappello ornato di bindelli, per con tal mezzo di raccogliere più abbondante le limosine per l’Oratorio … Si va in processione nel dì di S. Bernardo Archidiacono al suo Oratorio su’ monti di Trivero …, nel giorno di S. Croce alla Parrochiale di Flechia, li 13 Luglio all’Oratorio di Castagnea e li 7 7bre all’Oratorio di Masseranga, parte di queste per devozione e parte per voto … Non vi è abuso, né dissonanze nel giro delle Rogazioni, sebben con una d’esse si vada cantar la Messa nella Parrochiale di Trivero e quel Parroco venghi cantarla nella nostra. Qual uso è assai gravoso a parrochi, né posso indurre il popolo a star nel nostro distretto… Il Cereo Pasquale si provvede dalla Com.tà. L’Aqua Battesimale mando prenderla dal Vic.° Foraneo …».
L’erezione del santuario della Novareia portò una profonda devozione mariana nella parrocchia. Già la chiesa parrocchiale, fin dalle sue origini, era dedicata all’Immacolata. Nei primi decenni del secolo XVIII, in seguito ad una visione avuta da una donna di Masseranga cinquant’anni prima, si diede inizio sui monti della Novareia alla costruzione di una chiesa-santuario, sotto il titolo di Madonna delle Grazie. Quattro volte al’anno, la popolazione di Portula si recava in processione al suo santuario, che abbellì e ingrandì in ogni tempo. Inoltre all’inizio del ventesimo secolo costruì un secondo santuario, dedicato alla Madonna di Oropa, sul collo del Rossiglione.
Nel corso dei secoli Portula divenne matrice di due nuove parrocchie e precisamente di Castagnea, eretta nel 1796 e di Masseranga nel 1840. Questo portò ad una notevole diminuzione della sua popolazione. Infatti nel 1820, quando era ancora unita Masseranga, le persone erano scese a 1.184, raggruppate in 282 famiglie; salite a 1.257 nel 1837; scese a neppure mille nel 1905 e attualmente a novecento.
Nel 1821 si tenne a Portula la rappresentazione della Passione, i cui proventi servirono per la fondazione di un Ottavario annuale per i Defunti. Si legge in proposito: «Essendosi degnamente rappresentata da cinquanta giovani circa tutti di questa medesima Parrocchia di Portula la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo l’anno 1821; quasi tutti li suddetti rappresentanti, terminate le rappresentazioni, ala semplice proposizione di impiegare le piccole somme Loro appartenenti per far un Ottavario in suffragio de’ Defonti solenne in Chiesa Parrocchiale, in unanime consenso offerirono la porzione principale; il chè risultò alla somma di lire centovent’una, soldi due. Ebbe immantinente principio l’anno seguente 1822 li 2.Febrajo colla fortuna di dotto ed abile Oratore cioè il M. Ill. e M. R.do D. Ludovico Regis Collegiale del Santuario di Oropa». Probabilmente seguirono anche altre rappresentazioni nei decenni seguenti, perché in A. P. è conservato un testo della Passione, scritto o trascritto da Pasquale Fontana il 23 maggio 1867.
I libri anagrafici della parrocchia, sia per i battesimi, che i matrimoni e i morti, cominciano dal 1630 e continuano, senza interruzione, fino ai giorni nostri. La cronaca nera non ha molto rilievo, se si eccettuano alcuni omicidi, annegamenti e disgrazie in montagna. Tra gli omicidi di rilievo ricordiamo: Giovanni Piero Galfione, di anni 23, «morte repentina et violenta necatus», il 30 gennaio 1675; Pietro Galfine, di anni 40, «letaliter vulneratus» il 4 marzo 1690; Giacomo Francesco Rista, di anni 35, «occisus» a Flecchia e sepolto a Portula il 1 Febbraio 1702; Giuseppe Ropolo, di anni 26, «occisus» il 9 aprile 1707; Giovanni Veleno, di anni 30, «ex morte repentina occisus ex» il 9 maggio 1710; Giacomini Ropolo, di anni 44, ucciso dal proprio fratello l’8 ottobre dello stesso anno; Giovanni Battista Rista, di anni 21, «violenter occisus» il 14 agosto 1721; Giovanni Balma di anni 35, ucciso con la spada a Bulliana il 25 marzo 1737, durante la festa del santuario della Brughiera, e sepolto a Portula il 27 seguente; Giuseppe Galfione, di anni 20, «gladio occisus» il 17 gennaio 1741; Giovanni Rista «ictu gladii occisus» il 15 ottobre 1786; Francesco Balma, ucciso da malviventi a Borgo d’Ale, mentre nel settembre del 1794 si recava a Cigliano («… jam putrescens prope viam Maiorem versus oppidum Ciliani, denudatus et secto gutture trucidatus repertus fuit»); Giovani Battista Fava, il cui corpo, pieno di ferite, fu trovato in una roggia a Briona il 26 maggio 1801, ecc.
Tra i morti per annegamento e altre disgrazie, ricordiamo: Pietro Balma, «cascato sopra la montagna et trovato morto» il 13 giugno 1672; Giovanni Balma, «cascato tagliando il fieno in un limio et trovato morto» il 2 luglio dello stesso anno; Antonio Balma, di anni 20, «morte repentina in aqua» il 10 agosto 1697, Alberto Fava, di anni 31, annegato nel Sessera il 18 dicembre 1730; Giovanni Ropolo, di anni 68, e Bartolomeo, suo figlio, di anni 19, «ut communiter creditur accidentali eventi per rupem a monte precipites elapsi, ac per glaciem, saxaque mortem passi …, die vero 21 februarij 1737 eorum cadavera inventa …»; Giovanni Battista Fava, di 23 anni e Anselmo Giauno, di anni 58, anegati insieme nel Sessera il 13 settembre 1758; ecc.
Tra i morti si trovano anche maestri e figli di maestri forestieri che lavoravano a Portula, tra cui, «m.° Pietro Dientes lugano» il 31 aprile 1648, Pietro «figliuolo di un maestro da muro d’Andorno» il 23 agosto 1649 e «un figliuolo di maestro Antonio grampino di Campertogno» il 24 maggio 1657. Nel 1752 ci fu un’epidemia e tra i morti, sono segnate sette persone, decedute «ab influxu epidemie».

I PARROCI DI PORTULA

Giovanni Antonio Zegna di Trivero (1628 – 1629)
Il 14 ottobre 1628, dopo aver confermata la dotazione della parrocchia, i parrocchiani per diritto di patronato procedettero alla nomina del primo parroco nella persona di D. Giovanni Antonio Zegna di Trivero, già cappellano dell’oratorio di Portula. Ma il 7 gennaio 1629 D. Zegna si presentava nella piazza della chiesa, dove si trovavano il console e i consiglieri del comune, affermando che «non può esso, né vole per degne cause a quell’attendere e servire», rinunciando alla nomina che avevano fatto in suo favore.

Giovanni Guala di Bioglio (1629 – 1629)
Il 31 gennaio 1629 i consoli e i credenzieri del comune, radunati sulla piazza della chiesa, procedevano alla nomina di D. Giovanni Guala di Bioglio «ivi presente e et tal carigo in se accentante mediante però il beneplacito di Monsig.re Ill.mo di Vercelli». Ma poco dopo anche D. Guala rinunciò.

Giovanni Gibello di Andorno (1629 – ….)
Il 30 marzo 1629 i consoli e i credenzieri si radunarono nuovamente sula piazza della chiesa e, constatando «ch’havendo il Rev. Di Prette Gio. Antonio Zegna, et Prette Gio. Guala già nominati per la Cura della presente Parochia di Portola mancato di luoro presenza di servire d’essa cura, esser perciò necessario proveder e far nomina d’altro a tal effetto». All’unanimità elessero D. Giovanni Gibello di Andorno «ivi presente et tal Carigo in lui accettante, promettendo a quella servire, e far tutto quel tanto che a devoto et honorato Religioso e Curato spetta fare». La nomina fu presentata alla Curia di Vercelli, ma, per opposizioni fatte del parroco e parrocchiani di Trivero, fu approvata solo con sentenza dell’8 Gennaio 1631, unitamente alla riconferma della fondazione della parrocchia e del patronato. Però anche D. Gibello rinunciò.

Guglielmo Furno di Bioglio (1630 – 1660)
La sua nomina non esiste e probabilmente non venne mai fatta. All’inizio del libro dei morti nel 1630 si firma vicecurato. Resse in tale veste la parrocchia per trent’anni, anche si i portulesi lo consideravano un vero parroco. Nel 1640 si vide giuridicamente defraudato della parrocchia da parte di D. Giovanni Maria Zegna, che aveva ottenuto la nomina a parroco di Portula per Bolle Pontifice. Ma egli, appoggiato dalla popolazione, che si vedeva con tale nomina privata del diritto di patronato, continuò ad esercitare le sue funzioni e D. Zegna non osò mai prendere possesso della parrocchia. Lasciò Portula nel 1660, a causa della vecchiaia e della malferma salute e si ritirò a Bioglio. I suoi parrocchiani ebbero per lui una grande stima e la dimostrarono in un processo contro il suo successore D. Buzano.

Giovanni Maria Zegna di Trivero (1640 – 1660)
Come si è detto, fu nominato parroco di Portula per Bolle Pontifice del 9 dicembre 1640, ma non potè mai mettere piede in parrocchia. Un teste, nel processo contro D. Buzano, ebbe ad affermare che D. Zegna «haveva le Bolle, ma che stava bene a casa sua e non voleva abbandonarla per andare in detto luogo di Portula per Curato dove mai ha fatto alcun esercitio, né fontione». Dopo la partenza di D. Furno, il 9 dicembre 1660 rinunciò a Portula e passò a reggere la parrocchia di Trivero.

Guido Francesco Buzano di Mortigliengo (1661 – 1673)
La sua nomina, avvenuta ancora una volta d’autorità e per concorso presso la Curia di Vercelli il 15 gennaio 1661, suscitò di nuovo l’indignazione dei parrocchiani, che non vollero mai riconoscerlo. Prese possesso il 18 gennaio successivo, ma fu un’imposizione di forza, tramite la contessa Flery di Trivero, che aveva fatto pervenire sul posto una compagnia di soldati, il tutto a spese del comune.
Però anche il Vescovo durante la Vis. Past. Del 1665, aveva riconosciuto che D. Buzano era stato nominato d’autorità, mentre la parrocchia era di patronato. I portulesi avrebbero voluto per parroco il loro concittadino D. Giovanni Battista Rista. La situazione si protrasse fino al 1673, quando si intentò una lunga lite contro la nomina di D. Buzano, dapprima presso la Curia di Vercelli, poi presso la Nunziatura di Torino e infine presso la Curia Metropolitana di Milano. I portulesi ebbero la meglio e nell’agosto del 1673 D. Buzano rinunciava alla parrocchia. In attesa della nomina del nuovo parroco, veniva nominato economo spirituale D. Pietro Foglia.

Pietro Foglia di Portula (1675 – 1686)
Per porre fine alla lite contro D. Buzano, papa Clemente X nel luglio del 1675 nominava parroco di Portula D. Pietro Foglia. La sua nomina fu confermata da mons. M. A. Broglia, Vescovo di Vercelli, il 19 novembre 1675. Rimase a Portula dodici anni; poi passò a reggere la parrocchia di Trivero, ove era stato nominato con decreto vescovile del 13 luglio 1686. La sua partenza non corrispose alla rinuncia in forma completa per presenti diritti, che ancora vantava alla parrocchia di Portula e questo creò gravi disagi per la nomina del suo successore. Morì a Trivero il 1 febbraio 1710, all’età di 65 anni e fu sepolto in quella chiesa parrocchiale.

Giovanni Battista Parpaglione di Masserano (1686 – 1686)
Dopo la partenza di D. Foglia per Trivero, il 23 luglio 1686 il consiglio comunale procedeva alla nomina del nuovo parroco nella persona di D. Giovanni Battista Parpaglione, maestro-prefetto nel seminario della collegiata di S. Stefano di Biella. E poiché la nomina doveva essere fatta anche dai capi famiglia, nei giorni seguenti il not. Ropolo passava in tutte le frazioni a raccogliere i voti e la volontà popolare convalidò all’unanimità la scelta fatta. La nomina venne inviata a Vercelli per la conferma vescovile. Sorsero allora opposizioni da parte di D. Foglia, il quale pur avendo ottenuto la parrocchia di Trivero, vantava ancora dei diritti su quella di Portula, soprattutto in materia economica. La lite indusse D. Parpaglione a non accettare l’elezione fatta in suo favore e dopo due anni si procedette alla nomina di un nuovo parroco. Durante la vacanza la parrocchia fu retta da D. Bartolomeo Festa in qualità di economo spirituale.

Giuseppe Antonio Mazzia di Pettinengo (1687 – 1695)
La sua nomina, fatta dai capifamiglia, fu confermata dall’autorità diocesana con decreto del 7 novembre 1687. La sua permanenza a Portula fu di appena otto anni, poiché, con decreto vescovile del 26 marzo 1695 fu nominato parroco di Serravalle Sesia. Durante la Vis. Past. Del 1692 affermò di essere oriundo di Pettinengo, dove era nato 39 anni prima e di essere stato ordinato sacerdote nel 1681. Durante la vacanza resse la parrocchia come economo spirituale D. Giovanni Pietro Alciati.

Pietro Antonio Foglia di Portula (1695 – 1737)
Non esistono documenti riguardanti la sua nomina, ma possiamo ben pensare che sia stata fatta regolarmente. Era ancora chierico con i soli ordini minori e con un’età di 23 anni nel 1692. Con ogni probabilità prese possesso della parrocchia il 10 maggio 1695, come si può dedurre da una sua annotazione nel libro dei morti. Resse la parrocchia per 42 anni; morì a Portula l’8 giugno 1737, all’età di 68 anni e fu sepolto nella chiesa parrocchiale. Si legge nel suo atto di morte; «Die 8 Junij 1737 obiit in D. no Perill. Et admod. R.dus D.nus Petrus Antonius Foglia Prepositus Parrochialis Portule etatis annorum 68 SS.mis refectus Sacramentis Penitentia, Eucharistia et Extrema Unctione, cuius corpus die 10 sepultum fuit in Ecc.la Parrochiali pariter Portule». Fu nominato economo spirituale D. Bartolomeo Barberis.

Giacomo Antonio Sella di Mosso S. Maria (1737 – 1772)
Il 17 giugno 1737 il consiglio comunale, dopo di aver cantato il Veni Creator, procedeva alla nomina del successore di D. Foglia nella persona di D. Giacomo Antonio Sella e subito dopo passavano a dare il loro voto favorevole i capi di casa. La nomina fu ratificata dalla Curia di Vercelli con decreto del 16 novembre 1737. In una pagina del registro dei morti D. Sella fece dipingere da Giovanni Pietro Ropolo il suo stemma, formato da un sole con quattro stelle e una sella. Morì in sede il 25 giugno 1772, all’età di 64 anni e fu sepolto nella chiesa parrocchiale nel sepolcro dei sacerdoti, davanti all’altare maggiore: «Die 25 junii 1772 Admodum Rev.dus D.nus Jacobus Antonius Sella Moxensis obiit, Filius Caroli, cuius corpus die vigesima septima eiusdem mensis sepultum fuit in Ecclesia Parrochiali, quam solicite et fideliter rexit et gubernavit anni triginta et quatuor, mensibus septum et uno die, in sepulcro posito ante altare maius sub lampade ann. 64: natus in Moso die 8 7bris 1707». Fu nominato economo spirituale D. Giuseppe Antonio Fagnola.

Pietro Antonio Ubertalli di Portula (1772 – 1774)
Nativo di Castagnea, dal 1767 era parroco di Soprana. La sua nomina a Portula fu fatta dai capifamiglia e dal consiglio comunale dal 28 al 30 luglio 1772 e fu confermata dall’autorità diocesana il 9 novembre dello stesso anno. Morì dopo appena sedici mesi, all’età di 40 anni il 7 aprile 1774 e fu sepolto nel sepolcro dei sacerdoti nella chiesa parrocchiale. Riportiamo dal suo atto di morte: «Die 7 aprilis 1774 obiit in D.mo sacramentis praemunitus Admodum Reverendus Petrus Ant.us Ubertalli Praepositus huius annorum 40 circiter, et die decima sepultus fuit in sepultura posjta sub lampade altaris majoris huius Par.ciae». Fu ancora una volta eletto economo spirituale D. Giuseppe Antonio Fagnola.

Pietro Francesco Ormezzano di Vallemosso (1774 – 1776)
All’inizio del libro dei morti annota di essere nato il 1 ottobre 1748 e di aver fatto il suo solenne ingresso in parrocchia il 23 ottobre 1774. La sua nomina era stata compiuta col solito sistema il 16-17 luglio e confermata dalla Curia di Biella il 23 agosto dello stesso anno. Morì anch’egli giovanissimo, a 27 anni il 1 febbraio 1776 e fu sepolto davanti la porta maggiore della chiesa. Sta scritto nel suo atto di morte: «Die prima februarii 1776 quievit in pace in idipsum admodum Rev.dus D.nus D.nus Petrus Franciscus Hormezzani Vallis Moxensis aetatis annorum 27 et mensium Sacramentis penitentiae, Eucharistiae et extremae Unctionis rite munitus et refectus; et quia erat vir omni virtute praeditus placebat tam Deo, quam hominibus communiqie plantu fletus fuit. Die vero tertia ritu solemni et funebri pompa in ingressu majoris portae Ecclesiae huius Parrochialis Portulae, quam omni pastorali cura rectissime rexit, et gubensavit, Fuit tumulatus et sepultus, Jdest rexit, auxit et gubernavit per sexdecim menses». Accanto al luogo della sepoltura, a lato della porta principale della chiesa, fu murata una lapide che ancor oggi lo ricorda e suona così: Sacerdos Petrus Fran.cus – Ormezzan.s Valmoxi Preposit.us Portule – meritis conspicuus, universaliq. Cum fletu – ex hac vita migravit die 1 feb. 1776 etat. Ann. XXVII – O che gran affetto, che gran amore – portava al popolo stò pastore – era prudente, era dotto, era pio – ver amico del ben, servo di Dio – Carissimi orate pro eco”. Fu per la terza volta nominato economo spirituale D. Giuseppe Antonio Fagnola.

Giacomo Piana di Pettinengo (1776 – 1793)
Fu nominato per elezione popolare il 29-30 maggio 1776 e confermato dalla Curia di Biella con decreto del 22 luglio dello stesso anno. In una nota afferma di essere stato messo in possesso della parrocchia il 28 luglio seguente. Dopo diciott’anni, e precisamente il 28 luglio 1793, rinunciò alla parrocchia. Alla sua rinuncia fu eletto economo spirituale D. Giuseppe Maria Ubertalli. D. Piana morì a Pettinengo il 15 marzo 1796, all’età di 55 anni, e fu sepolto nel sepolcro dei sacerdoti di quella chiesa parrocchiale, Era nato a Pettinengo da Antonio e Caterina Piana (A. P. Pettinengo Libro III dei morti: 1796).

Giacomo Dotto di Ronco (1793 – 1796)
Essendo stati sospesi i patronati per volere del Re, D. Dotto fu nominato, in seguito a concorso, con decreto del 4 dicembre 1793. Morì anch’egli molto giovane, ad appena 32 anni, il 15 gennaio 1796, dopo soli due anni di parrocchia. Di lui si scrisse nell’atto di morte: «Die vero decima quinta Jannuarii anni 17nonagesimi sexti obdormivit in Domino Rev.dus d.nus Jacobus Dotto e loco Ronci huius parecie prepositus, vir doctrina, probitate, sanctitaeque morum insignis, atque commendabilis; munitus omnibus Sacramentis …, sepultus fuit postridie sub pinnaculo huius parochialis Ecclesie etate annorum triginta duo circiter». Fu nominato economo spirituale D. Giovanni Maria Angiono.

Giovanni Maria Angiono di Cossato (1796 – 1796)
Nel 1796 gli abitanti di Portula poterono nuovamente esercitare il diritto di patronato e nei giorni dal 27 al 30 aprile 1796 nominarono per parroco D. Giovanni Maria Angiono di Cossato, economo spirituale. Sorsero discussioni sulla nomina presso la Curia di Biella e D. Angiono il 7 luglio rifiutò la nomina fatta in suo favore. Lasciò anche la carica di economo spirituale e fu sostituito da D. Vincenzo Favre.

Carlo Francesco Bedotti di Mosso S. Maria (1796 – 1830)
Dopo il fallimento della nomina di D. Angiono, il comune di Portula rinunciò per questa volta a nominare un altro sacerdote e l’elezione fu fatta dal Vescovo per concorso. Il prescelto fu D. Bedotti di Mosso S. Maria, dottore in Sacra Teologia. Resse la parrocchia per 34 anni e morì in sede il 22 luglio 1830, a 64 anni di età e fu sepolto nelle chiesa parrocchiale: «Anno domini Millesimo octingentesimo trigsimo, die vigesima secunda iulii admodum Rev.dus Teologus Carolus Franciscus bedoto e perecia moxi, annorum sue etatis sexaginta quatour, annis, vir doctrina, probitate, sanctitateque morum insignis, Sacramentis Ecclesie a Vicario Foraneo munitus, ac benedictione papali roboratus obiit in domino, et die sequenti cum merore populi sepultus fuit in sepulcro parochum in hac ecclesia ad hoc parato». La parrocchia fu affidata a D. Giacomo Antonio Fagnola come economo spirituale.

Giacomo Barbisio di Sagliano (1831 – 1852)
Nel 1823 il comune rinunciò per sempre al patronato e D. Barbisio fu il primo parroco eletto dal Vescovo dopo la rinuncia. Il decreto della sua nomina porta la data del 3 gennaio 1831. La sua permanenza a Portula non fu molto tranquilla e il 9 luglio 1852 rinunciò ala parrocchia e fu nominato arciprete di S. Damiano di Carisio. Fu nominato economo spirituale D. Bisone.

Lorenzo Scalabrino di Casapinta (1852 – 1887)
Ai tempi della sua nomina a parroco di Portula, fatta dal Vescovo con decreto del 30 settembre 1852, era viceparroco a Pollone. Fece il suo solenne ingresso in parrocchia il 17 ottobre dello stesso anno. Dopo 35 anni di ministero, morì in sede il 27 giugno 1887, all’età di 66 anni e fu sepolto nel cimitero. Nato a Casapinta da Gio. Antonio Scalabrino e Anna Guardia Riva, fu vicario foraneo, ideatore e costruttore dell’Asilo Infantile di Portula. Alla sua morte fu nominato economo spirituale D. Giuseppe Colongo.

Benedetto Comella di Vergnasco (1887 – 1906)
Viceparroco a Camandona, fu eletto con decreto vescovile del 22 dicembre 1887, in seguito a concorso. Era nato a Vergnasco il 25 aprile 1860 da Battista Comella e Margherita Muzio. Morì in sede, all’età di soli 46 anni, il 10 ottobre 1906 e fu sepolto nel cimitero. Gli successe in qualità di economo spirituale D. Luca Neiretti.

Giovanni Fagnola di Portula (1907 – 1923)
Viceparroco a Cossato, passò a reggere la parrocchia di Portula in seguito a concorso, con decreto vescovile del 30 luglio 1907. Era nato a Portula il 10 marzo 1875, da famiglia profondamente religiosa e feconda di vocazioni. Aveva infatti due fratelli sacerdoti, D. G. Antonio, vicario di Campiglia e D. Alfonso, viceparroco nella medesima parrocchia e uno zio, D. Giacomo, vicario di Cossato, presso cui iniziò il suo ministero sacerdotale. Fu uno dei parroci più amati dalla popolazione per la sua generosità a servizio della chiesa e dei fratelli e per aver saputo conservare nel suo popolo, con svariate iniziative, la fede in tempi di acceso anticlericalismo. Morì a Campiglio fra le braccia del fratello il 16 novembre 1923, all’età di 48 anni e fu sepolto in quel cimitero. Fu eletto economo spirituale D. Mario Frassati.

Albino Gruppo di Cossato (1924 – 1968)
Nato a Cossato il 9 febbraio 1883, era stato ordinato sacerdote nel 1908. Fu viceparroco a Mottalciata S. Maria, a Trivero e ad Andorno. Fu pure per qualche tempo addetto al convitto vescovile di Biella. Il 13 luglio 1924 fu nominato parroco di Portula, ove rimase per 44 anni. Morì il 27 gennaio 1968, all’età di 85 ani e fu sepolto nel cimitero di Cossato. Alla sua morte fu nominato economo spirituale D. Orfeo Torello, vicario di Coggiola.

Ugo Franzoi di Noventa di Piave (1968)
Nato a Noventa di Piave il 17 maggio 1938 da Giordano Franzoi e Luigia Conte, fece gli studi presso il seminario di Biella, ove fu ordinato sacerdote il 27 giugno 1965. Fu viceparroco a Vigliano e a Biella S. Paolo. Fu nominato parroco di Portula il 23 marzo 1968 e fece il suo solenne ingresso in parrocchia il 2 giugno successivo.

LA CHIESA PARROCCHIALE DI PORTULA

Il più antico documento che accenni alla chiesa di S. Maria di Portula è la Vis. Past. del 1574. In essa si legge: «Jn finibus Triverij est oratorium S.te Marie de portula sine redditibus ullis. Habet unicum altare parvum cum lapide sacro pictum decenter sub fornice absque bradella, celebratur in eo pro devotione petentium frequenter. Clauditur cancellis ligneis cum sera satis bene, et paries exterior undique decentibus ex novis figuris S.torum ornatus». Questa prima descrzione ci presenta una chiesa completa nella struttura muraria, anche se di modeste dimensioni, con un altare decentemente dipinto, su cui di frequente si celebrava la Messa per devozione dei fedeli e con la parete esterna completamente dipinta con diverse figure di Santi.
Contrasta un po’ a questi dati quanto sta descritto nella Vis. Past. del 1606 anche se la descrizione dell’edificio viene completata in tutti i particolari: «Visitavit Oratorium sub titulo Conceptionis B. V. Marie super finibus Triverij … unde distat ad miliare absque titulo et redditu, pavimentatum, tegulis tectum cum fenestris nimis humilibus et muris interioribus aliqua ex parte dealbandis et in eius fronte deest Cux. Supra porta sunt sacra imagines satis congrue. Chorus est tolerabilis donec altior fieri possit, sed trabs altiori loco in transversum posita est rudis et indecens. Fenestre p.te muro obturande sunt sed earum loco alie construende sunt. Altare est forma tolerabili, loco Jconis habet sacras imagines in moro depictas tolerabil. Donec. Habet duo candelabra enea sed immunda absque sustentaculis et cruce. Bradella est aliquantulum brevis… Non est cancellis septum. Caret palio et nulla alia habet ornamenta. Habetur vas aque sancte decens. Nulli cancelli intorticiorum. Deest fenestra urceolorum. Petra sacrata est equalis mense et amovibilis… Constat hoc Cantonum familijs 40 Animabus 180 ex quibus comminicant 100. Minister seu Prior eleemosinarum est Michael Rista. Reddente rationes».
In questa relazione risulterebbe quindi che la chiesa mancava ancora di volta, che era dedicata all’Immacolata, che l’altare era ornato di affreschi, come pure il portale di entrata, che il coro era troppo piccolo e si invitava ad ampliarlo e che era amministrata da un priore o ministro, eletto certamente dalle 180 persone che componevano il cantone. Negli anni immediatamente successivi la chiesa di Portula fu rifatta dalle fondamenta, in vista anche della sua erezione a parrocchia. Nel libro delle spese del 1618 si trova già l’uscita di 19 ducati «per quatro cento cantoni per l’oratorio» e di un altro ducato «per la fatura del cornisone del quadro». Spese che aumentavano fortemente nel 1624 per «cantoni…, ferrate…, cavar pietre…, fare le chiavi…, per mattoni…, per lesene…», ecc. I lavori erano ultimati nel 1628, quando la chiesa fu eretta a parrocchia e fu consacrata il 14 ottobre 1628: «R.mus ep.us consecravit novam eccl.iam Concept.nis B.V.M. loci Portule apud Triverium prius ab hominibus nove parochie dotatam et inde in illa celebravit et Sacramenta euchariste et confirmationis de more ministravit».
Questa chiesa era a tre navate, con due cappelle laterali, dedicate alla Madonna del Suffragio e alla Madonna del Rosario, però perse la consacrazione verso il 1660, quando fu ampliata con la costruzione di un nuovo coro e presbitero. Lo si legge nella Vis. Past. del 1661: «Visitavit Eccl.iam Parro.lem sub tit.° Concep.nis B.V.M. loci Portule… Sanctissimum asservatur in pixide magna… Tabernaculum ligneum… est in loco nimis elevato, jussit tamen colocari in jnferiori gradu Altaris… Presbiterium de novo constructum est fornicatum et pavimentatum et calce bene linitum, desunt tamen jn eo cancelli… Fons baptismalis marmoreus bipartitus… Jn cornu Evangelij extra Presbiterium est Capella sub tit.° B.V.M. jn qua est sine tit.° et redditu…. jn ea pariter desunt Cancelli… Jn cornu Epistole Capella sub tit.° B.V.M. de Rosario jn qua est can.ce errecta societas sub eodem tit.° pariter sine tit.° et redditu. Mensa latericia non est ad prescriptum sed tolleratur donec refecta fuerit et de novo constructa fabrica d.e Eccl.e… Desunt in ea Cancelli… Cdmiterium ad prescriptum. A lateribus Altaris maioris adsunt duo ostia per que jngreditur in Sacristiam et Turrem Campanilis. Jn Sacristia adest pulchrum Armarum ex nuce confectum in quo reconduntur paramenta necessaria pro sacro faciendo quorum multa sunt pretiosa… Jn Turri Campanilis adsunt due campane. Ecclesia jpsa constat tribsu navibus fornicatis et pavimentatis et erat consecrata sed quia pro novam fabricam Chori ammota fuit…».
Come si avrà notato in questa descrizione si attesta che si era iniziata la ricostruzione della chiesa, di cui allora erano già ultimati il presbitero e il coro. Non sappiamo quale fu il movente che spinse i parrocchiani a ricostruire per intero la loro chiesa: probabilmente l’aumentato numero della popolazione che nel 1661 era salita a 845 persone.
Non si perse tempo perché nello stesso anno 1661 il priore della chiesa pagava il mastro Antonio Gilardi «per la fabrica a bon conto delle due prime capele ducatoni n.° 70…». Nell’anno seguente le elemosine furono impiegate «parte per paghar li M.ri della fabrica, parte jn far una fornace di matoni, et un’altra di calcina, et appresso un’altra di matoni, in comprar gesso, marmore, boschami, feramente, chiodiarie, paghar lavoranti et altri urgenti necesari per la fabrica». Lo stesso si fece nel 1663 e nel 1664.
Nel 1665 la costruzione era quasi ultimata. Il nuovo edificio, l’attuale, era ad una sola navata, con otto cappelle laterali. La Vis. Past. Di tale anno ha parole di elogio epr la nuova costruzione, anche se mancano ancora parte della volta e tutti i lavori di rifinitura. Sta infatti scritto: «…accessit… ad Eccl.iam Parro.lem sub titulo Concept.is B.V.M. …
Altare maius quod tollerabiliter paratum reperijt… sed quia tota Eccl.ia noviter a fundamentis erecta videtur, eleemosine autem non suppetunt tollerand… Baptisterium fuit ob fabricam translatum ad Altare Suffragij cum req. Sed transferendum i extremitate Eccl.ie in altera ex Capellis ultimis…
Altare B.V. de Suffragio habens mere requisita sine tamen Jcone que conditur ad presens sed tolleratur… Altare a cornu Epistle sub tit.° B.V. de Rosario.. Altare habet requisita. Alie Capelle quatuor adhuc vacue jn quarum extrema a dextris jngressus reponatur baptisterium e conspectu vero statuitur pro altari S.Angeli Custodis, cetere ad libitum… Fornix dimidie Eccl.ie construenda. Pulpitum et pavimentum omnia perficenda… Sacristiam vidit et jn ea paramenta et suppellectilia sacra ad sufficientam omnium colorum…».
E nei decreti di questa stessa Vis. Past. Il Vescovo ordinava: «… Il Battistero si trasferisca in una dele due Capelle ultime e si provegga di ponto di tutte le cose necessarie con la sua balaustra e pittura dell’Jmagine di S. Gio.batta… Jn una dele quattro Capelle vacue non ancora dedicate conoscendo noi quanta sia l’obligatione d’ogni persona particolare e d’ogni luogo in generale al suo Angelo Custode tutelare ordiniamo che se ne facci la dedicatione et Jncona procurando il S. Curato anche d’jnstituir la Compagnia se così il popolo concorrerà… Si procuri di dar fine alla volta della Chiesa, del pavimento e di far indorar lo architrave e il pulpito…».
Il Vescovo venne ascoltato, poiché nell’anno seguente si trova la spesa di £. 20 date a Gio. Antonio Alciato «per la fabrica della fornace delli mattoni per la volta della chiesa» di altre £. 20 per il «maestro della fabrica» che deve essere il ricordato Antonio Gilardi, il quale, sempre nel 1666, riceveva altre £. 150 come mastro della chiesa. Le spese, indice dei lavori eseguiti, furono ingenti nel 1667, tra cui £. 80,3 per «li maestri per li sepolcri et per le pietre della scalinata…, per accomodar il pulpito… e per la fornace». I lavori di rifinitura durarono piuttosto a lungo, tanto che ancora nel 1676 si trovavano spese «per la fabrica». In questo anno si fece pure eseguire un tabernacolo. Durante la Vis. Past. Del 1674 si era ordinato di far scolpire l’architrave per sostenere il gruppo del Calvario, il che fu eseguito nel 1678. L’architrave venne in seguito demolito, mentre si trovano ancora il grande Crocifisso ligneo e la statua di S. Giovanni, mentre la statua della Madonna fu indorata e trasformata nella Vergine Addolorata. Nel 1680 si faceva scolpire per la cappella del Rosario una balaustra di legno ed una grande ancona lignea, indorata nel 1685 (entrambe non più esistenti), di cui i registri non riportano il nome dell’autore.
Intanto anche le diverse cappelle laterali vengono ornate di altari e dedicate ad alcuni Santi. La Vis Past. Del 1681 ne ricorda quattro e precisamente quelle di S. Francesco Saverio, di S. Anna, della Madonna del Rosario e della B. Vergine del Suffragio. Negli anni immediatamente successivi si aggiunse un quinto altare, eretto in onore di S. Antonio Abate. Lo si ricava dalla Vis. Past. Del 1692, che ricorda anche l’architrave «formose constructo, Crux cum Crucifixo Redemptore et ex parte vero Evangelij in medio Ecc.le alto in loco Pulpitum elegans». Gli altari del Suffragio e di San Giuseppe si trovavano dal lato del Vangelo (e lo sono tuttora), mentre gli altri tre, quelli del Rosario, di S. Anna e di S. Antonio Abate (quello di S. Francesco Saverio non viene più menzionato), dal lato dell’epistola.
Per questi e per i successivi lavori si erano impiantate sul posto alcune fornaci, sia per i mattoni che per la calce. Così nel 1693 si trovano alcune spese per «l’accompra della cava e della calcina, per i minatori e ferrato per cavar calcina, per polvere per far mine». E questo per poter costruire una nuova sacrestia, sotto la direzione del mastro Antonio Bagatto, e che nel 1695 era dotata di un armadio, scolpito dal maestro Carlo Molino. In questo stesso anno si acquistava a Torino un nuovo quadro per l’altare di S. Antonio, di cui è sconosciuto l’autore e il maestro Antonio Selletto dipingeva uno dei quadretti dei misteri della cappella del Rosario. Nel 1696 si costruì la grande ancona in stucco dell’altare di S. Giuseppe, la cui esecuzione fu affidata a non meglio identificati «mastri di Andorno».
Al 1697, come appare dalla data su di esso scolpita, risale il confessionale che si trova nella cappella del battistero. La spesa per la sua esecuzione è riportata nel libro dei conti, senza indicazione dell’autore.
Al 1703 risale il confessionale, posto nella cappella di fronte, quasi simile al primo. La presenza delle iniziali «G.P.M.», scolpite nella parte interna della porticina di quest’ultimo, lascia pensare che entrambi siano stati scolpiti dal mastro Giovanni Pietro Molino di Campertogno, che in questo tempo lavorò attorno ai credenzoni della sacrestia. Questi due confessionali sono da collocarsi, per la finezza e grandiosità degli intagli, tra le migliori opere di scultura di questa chiesa. Altri confessionali simili si trovano nelle parrocchiali di Trivero e Postua.
Nel 1700 si iniziò la costruzione dell’ampio portico della chiesa con le camere superiori. Nel libro dei conti è sempre chiamato «portigaglia» e da esso si ricava che le pietre furono prese a Ponzone e a Crocemosso, che si costruì una fornace per la calce e un’altra per i mattoni, che tra i costruttori vi figura anche il maestro Pietro Seletto, e che le leggiadre colonne di pietra, sorrette da classici basamenti, furono scolpite sul posto da scalpellini rimasti sconosciuti.
Nel 1703 si dovette rinforzare la nuova sacrestia, perché minacciava rovina e i lavori furono eseguiti dal maestro Pietro d’Andorno, come pure si acquistò una statua lignea, rappresentante l’«Ecce Homo», ancora oggi conservata nella chiesa.
Nel 1707 si acquistavano a Torino alcune pianete e contraltari e nell’anno seguente si comperava a Milano una croce d’argento. Ancora nel 1708 il mastro Pietro Molino scolpiva un nuovo armadio per la sacrestia e nel 1710 una balaustra in legno per la cappella di S. Giuseppe. Nel 1708 si trovano diverse spese per la cappella di S. Antonio e con ogni probabilità si possono far risalire a questi lavori gli stucchi dell’ancona dell’altare.
Nel 1711 fu la volta della cappella del Suffragio, dai cui lavori dovete uscire l’attuale ancona in muratura, eseguita carie altre opere dal mastro Bagatto di Postua. Nel 1750 si aggiunse a quest’ancona un altare marmoreo, ricco di sculture e di intarsi, che il tempo e l’umidità hanno gravemente danneggiato. È opera di Francesco Olgiati di Viggiù e venne a costare 504 lire. Lo si legge anche sulla seguente ricevuta: «Io sottoscritto Francesco fu Giorgio Olgiati di Viggiù dichiaro di aver ricevuto a conto delle £. 504 savoia portate dalla Capitolazione e conventione tra me e la Compagnia del Suffraggio di questo luogo li quattro 9mbre 1749 in più d’una capitolazione delli 7 maggio detto anno seguita con li fratelli Buzzi la somma di lire Duecento conquanta… E dichiaro che fra tutto il prossimo mese di giugno rendere e mettere in opera l’altare di marmore descritto e convenuto in detta Capitolazione…».
Nel 1769 la cappella del Suffragio veniva dipinta da un pittore di cui i documenti non riportano il nome, ma che si può identificare col Peracino di Cellio, che in questi anni eseguì gli affreschi del presbitero della chiesa. Di questi dipinti restano però soltanto più due grandi immagini nelle pareti laterali, raffiguranti S. Gregorio magno e S. Bernardo. Nel 1776 si completava la cappella con l’esecuzione di un nuovo quadro per l’altare, con relativa cornice, di cui però si ignora l’autore. Ancora nel 1711 il maestro Giovanni Antonio Seletto formava una nicchia sopra all’altare, per collocarvi una statua lignea della Vergine, scolpita da un Aureggio Termine di Biella. Questa statua fu indorata nel 1713 e solennemente collocata sull’altare la prima domenica di giugno dello stesso anno. La doratura fu probabilmente eseguita dall’indoratore Martiroglio, che nel 1714 indorò «la cornice della vetriata della nicchia».
Intanto si acquistava a Torino nel 1717 una tappezzeria per ornare le pareti della chiesa nelle solennità e nel 1724 un piviale di broccato per le funzioni. Al 1724-25 risale l’ultimo grande lavoro murario della chiesa: la ricostruzione e ampliamento del coro e del presbitero. Come al solito si trovano spese per le fornaci, per la calce, per le pietre, per la sabbia, per i lavoranti e per il mastro Giovanni Seletto, esecutore dei lavori. Con questo ingrandimento la chiesa assunse la struttura architettonica attuale. I lavori durarono qualche anno, perché si trovano spese per essi ancora nel 1728 e nel 1731 si pagava il mastro valsesiano Pietro Antonio Gallo per la provvista delle pietre per il pavimento del coro e di parte della chiesa, come pure per la sistemazione del fonte battesimale (forse nella posizione attuale) effettuata dal mastro Giovanni Seletto.
Nel 1726 la chiesa subì un furto ad opera di ladri, che nottetempo, entrati da una finestra della sacrestia spogliarono dei galloni d’oro otto pianete e quattro funicelle. Si rimediò con l’acquisto di altri galloni d’oro e d’argento e i paramenti furono rimessi in sesto.
Nel 1740 il falegname Giardino eseguiva le due porte del presbitero, mentre Gaspare Sella di Tollegno intagliava le portine, che a lato dell’altare univano il coro con il presbitero. Nell’anno seguente lo scultore Serratrice di Bioglio scolpiva le statue di S. Pietro e di S. Paolo per riporle sopra le due portine del coro, che furono indorate e dipinte con due grandi angeli, ancora eseguiti dal Serratrice, dall’indoratore Martiroglio (queste quattro statue esistono ancora, ma furono deturpate da una ridipintura bianca). Il Serratrice scolpì anche una serie di cartegloria per l’altare e nel 1742 si acquistò una pisside d’argento e un piccolo reliquiario di rame argentato.
Nel 1746 si comperò un prezioso ostensorio d’argento e, per la sua esposizione, un tronetto, ricco di ornamenti, quest’ultimo acquistato a Torino, esistente solo più in parte. Nel 1746 si diede inizio alla costruzione di una nuova sacrestia. Ed ecco come si presentava la chiesa durante la Vis. Past. del 1747: «… Visitavit Baptisterium quod est a cornu Evangelij prope Portam Ecclesie Piramydaliter errectum…, imagine Sancti Joannis Bapte Xpum Baptizantis a parte superiori decoratum, nec non cancellis ligneis undique septum… Jnde visitarunt altare majus quod sub invocatione colitur Conceptionis B.me Virginis Marie… A cornu Evangelij Altare sun invocatione Ss.mi Suffragij quod est decenter errectum provisum et ormatum… Altare Transitus S.ti Josephi cum plurimis et admodum devotis parvisque simulacris circumquoque existentibus et appositis quod in omnibus ad prescriptum. Altare sub invocatione Ss.mi Rosarij… Jn Sacristia vero visitata fuerunt Vasa Sacra…».
Nel 1750 si acquistò un reliquiario dorato; nel 1756 il maestro Pietro Fei di Flecchia scolpì una balaustra in legno per la cappella di S. Antonio, le sedie e i confessionali per la sacrestia; nel 1758 si preparano le pietre, ricavate da una cava di Ponzone, per completare il pavimento della chiesa; nel 1760 si formavano le cornici dorate dei quadri della Via Crucis; nel 1763 si comperava una croce di rame argentato per le processioni. Al 1766 risalgono i paramenti più preziosi della chiesa, consistenti in un paramentale completo di broccato d’oro su sfondo verde e una pianeta di broccato d’oro su sfondo grigio. Riportiamo dal libro dei conti: «Jn accomprare il Solenne Apparato intiero di brocato verdi a fiori d’oro, cioè Pluviale, Contraltare, Baldachino, Pianeta e Tunicelle; come pure in altra Pianeta Droghetto griggio a fiori d’oro brocato, e velo sopra il tabernacolo dello stesso brocato bianco a fiori d’oro compagno della continenza £. 2.237.7.8… Il Brocato verde oscuro, principale spesa, è stato pagato £. 28 al raso, e sono Ravi 36. Il Droghetto grigio Brocato d’oro seconda Pianeta, è stato pagato £. 24.10 al raso e sono Rasi 13. Il Brocato bianco a fiori d’oro della Continenza e velo è stato pagato £. 20 al raso e sono Rasi 6». In questo stesso anno si comperavano anche altri quattro reliquiari e una serie di carte gloria di legno dorato.
A questi anni risale una minutissima descrizione della chiesa, con i suoi altari e le sue suppellettili. Riportiamo le parti che interessano il nostro lavoro: «La Chiesa Parrocchiale è sita circa alla mettà della Parochia con faciata a ponente, d’una sola arcata, alta, ampia, sufficientemente capace per il popolo, lissiamente stabilita, bianca, chiara per il gran numero delle fenestre… circondata dal Cimitero… Ela è a volta, in buon stato, non soggetta a umidità, con suo Presbiterio amplo proporzionatamente al corpo della medema, in mezzo a cui Presbiterio, chiuso con canceli di legno evvi l’Altar Maggiore, sopra del quale in alto al suo Baldachino, si ascende all’Altare per quatro gradini di pietra, con bradella di legno in mezzo al piano e d. Altare forato di legno inaurato… In cima al Presbitero vi è grande Jcona di legno inaurato, in mezzo a questa in sua nichia il Simulacro dell’Immacolata… A sinistra evvi l’uscio della Sacrestia… in altra parte altro uscio, che conduce ad una stanza, che serve di ripostiglio dei mobili della fabrica…
A destra il Simolacro di Ecce homo in nichia aperta, indi l’uscio Campanile…, poi la Capella dell’Anime del Purg.° cinta con cancelli di legno … Ivi l’altare di marmore con Jncona dorata e detta capella dipinta, segue sulla pilastrata il pulpito, poi la Capella di S. Giuseppe sposo di M.V. chiusa con cancelli di legno con jncona di gesso e quadro del Santo in mezzo. Poi la Capella in cui evvi il Fonte Battesimale chiusa da cancelli di legno con sua serratura ivi jncona dipinta ed in mezzo il quadro di S. Gio. Batta battezzante il Salvatore, ivi pur è il Sacrario (la finta ancona dipinta fu ricoperta, ma affiora in più parti sotto l’intonaco).
A sinistra della Chiesa vi è la Capella del Rosario, Compagnia canonicamente erette il 3 maggio 1641, chiusa con cancelli di legno, trovasi sulla pilastrata piccola jncona di gesso con in mezzo la Statua di M.V. del Rosario, in altrettanti quadretti. Poi sulla pilastrata in facia al Pulpito vi è la Cattedra pella Dottrina Cristiana, dedicata ai SS. Antonio Abbate e da Padova, chiusa pur con cancelli di legno, jvi suo altare con jncona di gesso… Vi sono due altri Confessionali… vicino alle porte d’essa… Più due lavelli con Aqua benedetta… È ornata la Chiesa dei Quadri de dodeci Apostoli, della Via Crucis, del Salvatore, di cinque della Vergine, a piedi di due de quali si vede genochione in atto di adorazione il benefattore. Tiene la Chiesa tre ingressi tutti in fondo d’essa ben muniti di serrature sotto il porticato sostenute da colonne di serizzo. Sopra la porta magiore la pitura di Maria Immacolata. Al difori la Chiesa è rizzata, ben imboccata, e coperta a coppi.
La Sacrestia della Parrocchiale è sita alla sinistra del Coro, ella è grande, quadrata, alta, bianca, a volta, chiara, senza umidità, lastricata a mattoni quadrati, con due Armarj per conserva delle supelletili… Il Campanile esiste a destra della Chiesa, tiene tre campane non benedette…».
Negli anni immediatamente successivi il presbitero subì radicali mutazioni nell’altare, gli stalli del coro e i dipinti. Fin dal 1770 si era fatto fare un nuovo tabernacolo per il SS. Sacramento e nel 1775 erano stati scolpiti dal mastro portulese Rista sei vasi di legno per i fiori, come pure nel 1772 si era acquistato il lavabo di pietra per la sacrestia; ma nel 1779 si fece preparare dal marmorini Francesco Olgiati di Viggiù un nuovo altare maggiore e una nuova balaustra in marmi policromi. Ne uscì un lavoro di gran pregio per la preziosità e varietà dei marmi e per la composizione dell’insieme, che porta gradatamente alla statua lignea dell’Immacolata (scolpita, come da data nel 1710), attorniata da una grande cornice di marmo, opera dello stesso marmista. La costruzione di questo altare portò alla rimozione dell’antica ancona di legno dorato, che andò dispersa.
Contemporaneamente ai lavori in marmo, si diede inizio a quelli decorativi delle pareti e della volta del presbitero. I libri dei conti riportano soltanto le spese per il pittore, senza indicarne il nome, ma da un libro di lite si viene a sapere che il pittore prescelto fu Lorenzo Peracino di Cellio in Valsesia. Nelle due pareti laterali egli dipinse l’Annunciazione e la Nascita di Cristo; nella volta tradusse in forma pittorica il capitolo XII dell’Apocalisse, che tratta della Madonna sotto la figura della donna in lotta con il dragone; e nei sottarchi quattro personaggi che recano cartigli con scritte mariane del Vecchio Testamento.
I dipinti del Peracino, che oggi rappresentano una delle opere più pregevoli esistenti nella parrocchiale di Portula, non piacquero ai Portulesi dell’epoca. Li considerarono una spesa inutile e giunsero a scrivere «che non sarebbe ponto minore la divozione in d.a chiesa quand’anche non vi esistesse sopra le sedi de’ sacri Ministri un asino ed un bue dipinti nella natural loro grossezza, che muovono le risa anzi che il raccoglimento».
Gli stalli del coro sono lavoro del mastro falegname Giovanni Pietro Rista di Portula. L’intaglio e la composizione del disegno mettono in luce il valore di questo sconosciuto lignamaro locale, che lasciò nella chiesa del suo paese anche l’orchestra dell’organo, scolpita con l’aiuto del figlio, Giuseppe, nel 1785. Il coro fu eseguito nel 1779-80 e fa degno coronamento (anche se l’umidità l’ha ridotto in condizioni pietose) all’altare dell’Olgiati. L’orchestra è formata di pannelli scolpiti e originariamente sosteneva un organo, fabbricato da don Giuseppe Ragozzi, organaro di Colma di Valduggia. Pure a questi anni risale la costruzione della camere sopra il porticato che mutarono e appesantirono la linea della facciata.
Nel 1785 si fece scolpire il pulpito che fu sostituito dall’attuale eseguito nel 1844 dal minusiere Giacomo Catella di Coggiola, con sculture dello Zaninetti di Crevacuore e su disegno di un certo Bozzino di Sostegno. Nel 1793 venne riformata la cappella del Rosario, la statua lignea dell’Aureggio fu collocata in una nicchia sopra l’altare, circondata dai misteri dipinti sul muro, insieme a tutta la cappella del pittore valsesiano Pietro Vellata. Con capit. del 20 marzo 1864 l’organaro Giacomo Bossi Vegezzi si impegnava di costruire un nuovo organo per la chiesa di Portula che veniva collaudato nel 1867. Nella seconda metà del XIX sec. si aggiunse anche un nuovo altare laterale, che fu dedicato all’Addolorata, trasformando la secentesca statua della Madonna dell’architrave nella Vergine dei dolori con tanto di spada che le trafigge il petto. E all’inizio del secolo scorso un altro, nella cappella lasciata vuota dalla demolizione del vecchio campanile, dedicato a S. Filomena (ora non più esistente).
Il vecchio campanile sorgeva nella cappella, ora senza altare, tra la cappella del Suffragio e il presbitero. Le antiche carte quasi nulla dicono della sua costruzione. Il campanile nuovo, che si trova dalla parte opposta, accanto alla sacrestia, fu edificato nel 1894 su disegno dello stesso esecutore, mastro Giovanni Battista Civra di Coggiola.
Per vari secoli il cimitero sorse attorno alla chiesa. Nel 1665 si sentiva la necessità di ampliarlo («Pro situ necessario ad ampliandum Cemeterium ante Eccl.iam mandamus possessori prati attigui ut media mercede previa extimatione facienda per espertos et pretio illud concedat…») e il Vescovo ordinava: «E perché per decenza di questa Chiesa è necessario di qualche poco sito per far Cemeterio nella facciata d’essa si ordina al possessore del prato vicino che mediante la condegna mercede da estimarsi per due esperti comunemente eligendi debbi cedergli e vendere quel sito che sarà giudicato necessario».
Nel dicembre del 1675 e fin oltre il 10 gennaio 1676 il cimitero rimase interdetto insieme con la chiesa parrocchiale e i tremorti registrati in questo tempo furono sepolti nel cimitero di Trivero. Ignoriamo i motivi dell’interdetto, anche se gli atti di morte dicono «attento quod Paro.lis Portule remanebit interdicta ob varias et dignas causas».
Nel 1747 così si annotava riguardo al cimitero: «Jnsuper Ill.mos et Rev.mus D. D. Ep.us ex inspectione quod Cemeterium sit grande nimis; et nihilominus humentur mortuorum cadavera in cemeterio anteriori Parochialis Ecclesie; per quod homines deambulare non erubescant mortuorum ossa deprimentes, decrevit in posterum sepellienda fore cadavera in situ que ab uno ad alium laterem ipsius Parrochialis tendit a parte extrinseca et posteriori circumquaque pariete septum, situs autem pro quantitate patens in conspectu. Parrochialis eiusdem, quique prebet immediate accessum ad illam, non aliter quam si non esset, immo vero pro consuetis Processionibus extra Eccl.iam faciendis inservive debeat».
La relazione parrocchiale del 1771 così lo descrive: «Il cimitero è tutto all’intorno della Chiesa, amplo, cinto di muraglia con due ingressi aperti, senza croce nel mezzo. Le ossa tengono il loro luogo, in cui si ritirano. Non si sa quando sia stato benedetto. Vi sono in Chiesa altri due sepolcri communi, molto discosti dagli Altari, di quali quasi mai se ne serve il popolo. Vi è la sepoltura pelli sig.ri Ecclesiastici, anche ben lontana dagli altari, non servano d’intoppo e siano ben chiuse, sena render verun menomo fetore. Riguardo al sepelir de fanciulli ha sempre un quartiere del popolo tenuto luogo fisso. Volendo fisarlo per tutti in un sepolcro esistente nell’Ossario, fabricato nel 1736, con le dovute permissioni de Subricato della Compagnia, possesso…». La relazione del 1830 precisa che il sepolcro dei sacerdoti in chiesa si trovava davanti la balaustra e gli altri due in fondo ala chiesa, come pure attesta che il cimitero esterno era stato benedetto, in seguito ad ampliamento, l’11 luglio 1721 dal parroco D. Foglia.
Col tempo il cimitero era diventato sempre più insufficiente e per di più la sua posizione vicina alle case era contraria alle disposizioni igieniche emanate all’inizio del XIX secolo. Nel 1832 il comune iniziò le pratiche per costruirne uno nuovo per il capoluogo, fuori dalle abitazioni e nello stesso tempo altri due cimiteri per le frazioni di Castagnea e di Masseranga.
Il 16 giugno i periti presentarono il progetto dei tre cimiteri, che il 27 aprile 1833 era approvato dal Senato di Torino. La località prescelta per quello del capoluogo non è molto distante dalla chiesa e attualmente anche dalle case di abitazione. Fu benedetto nel 1837, in seguito a decreto vescovile del 30 dicembre di tale anno.

La facciata
Il campanile
Particolare del campanile
Targa posta sul campanile
Lapide a memoria di Don Ormezzano
L’interno della chiesa
Il battesimo di Gesù
Il fonte battesimale
Le pile per l’acqua santa
I confessionali
L’organo Vegezzi Bossi
L’ingresso e l’organo
La cappella di San Giuseppe
Il transito al cielo di San Giuseppe
La cappella dei santi
I santi e la Sacra Sindone
Santa Filomena
San Giovanni
San Pietro
La cappella del suffragio
La tela del suffragio
La tela del suffragio
San Gregorio Magno
San Bernardo Abate
La cappella del rosario
La Madonna del rosario
Santa Rita
Il Cristo deposto
San Domenico Guzman, santa Caterina e la Madonna
I cinque continenti
L’organo Camillo Guglielmo Bianchi
La cappella del Sacro Cuore di Gesù
La statua del Sacro Cuore di Gesù
Il trittico ligneo. Gesù tra San Giovanni e sua madre.
Il pulpito
La sede
La natività
L’annunciazione
La volta
Particolare della volta
Il Cristo redentore
La Madonna immacolata
Ecce homo
Il coro ligneo
San Luca
San Tomaso
Sant’Ambrogio
San Bernardo da Chiaravalle
San Matteo
Sant’Agostino
Particolare della volta
Particolare della volta