Chiesa parrocchiale di Cereie dedicata alla Santissima Trinità

La facciata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA PARROCCHIA DI CEREIE

Anticamente la chiesa di Cereie era dedicata allo Spirito Santo; nel 1840 con la fondazione della parrocchia fu posta sotto il titolo della SS: Trinità. La sua esistenza è documentata fin dai primissimi anni del ‘600 e si trovava ad alcune centinaia di metri dall’attuale, all’incrocio con la strada che sale a Trivero. La donazione di diversi beni e le generose offerte dei frazionisti permisero ben presto il mantenimento di un cappellano. L’oratorio era amministrato da priori eletti annualmente dai capi-famiglia e le prestazioni del cappellano erano regolate da contratti stipulati con i priori stessi.
All’inizio del libro più antico dell’oratorio, esistente in A. P., sono elencati i beni posseduti nel 1686, divisi in otto appezzamenti , coltivati a prato e a castagneto. Nel secolo XVIII, al fin di trovare i fondi necessari per il cappellano e l’oratorio, si fecero costruire, con il concorso di tutti, due mulini e una pista da riso e da canapa.
Si legge nel libro dei mulini: «Trovandosi il cantone detto delle Cereje del luogo di Trivero molto distante e incommodo della dalla chiesa Parrocchiale; perciò essendo molto l’aggravio ali particolari di detto Cantone, e persone mal commode, mal concie ed infermiccie il portarsi a sentire la Messa alla Parrochia, né avendo altro luogo più commodo onde potersi servire; esistendovi pur anche in detto cantone un piccolo oratorio sotto l’invocazione e la protezione dello Spirito Santo; quale Oratorio essendo pur anche sprovveduto d’ogni reddito per potervi fare le spese, meno mantenersi un Signor Cappellano fuori che di quelle poche limosine che vengono offerte dalla bontà, e pietà de Cantonieri; costretti li medesimi particolari se volevano un qualche commodo a farselo del proprio e pagare ciascheduna famiglia e particolare un certo tal qual annuo contributo quale colla longhezza del tempo, e durazione del medemo molto li aggrava, hanno pensato di fare ed hanno fatta la seguente determinazione.
L’anno dunque del Signore 1759, al primo di Agosto si sono congregati ed unanimi raunati tutti li capi e particolari del sud.° Cantone delle Cereje, quali dopo varj progetti fatti come doveano fare per farsi un commodo pagando per una volta tanto un qualche canone, o livello senza esser poi più in avventure molestati per tal fine, hanno risolto e stabilito di deputare, come hanno deputato due persone da essi capi di famiglia stimate, abili e capaci, ad effetto che uscissero fuori ed andassero a prendere li voti di ciascuno di questi particolari, qual cosa eseguita, convenuti prima del luogo per il piantamento d’un edifizio da mulino e dei debiti passaggi per le possessioni e beni de particolari, a cui toccava darlo delle aque necessarie per far volgere e girare il detto mulino, convenuto anche da particolari di andare ciascuno a far macinare suo grano al detto mulino, fatta anche da ciascun capo e particolare una convenevole oblazione in danaro ciascuno secondo le sue forze, oltre a quella da essi pur fatta chi di boscami, chi di mattoni, chi di tegole o di coppi …, giunta la primavera dell’anno mille settecento sessanta, dopo aver nel verno preparati li materiali e boscami necessarij, hanno dato principio alla fabrica per il suddetto edifizio da mulino.
Verso la fine del mese di settembre di detto anno … il suddetto mulino cominciò travagliare a macinare granaglie». Si elessero i priori del mulino, diversi da quelli della chiesa, i quali dovevano controllare il mugnaio e amministrare il denaro, impiegandolo nello stipendio del cappellano e, se ve n’era d’avanzo, nella manutenzione dell’oratorio e della casa del cappellano. Alcuni fogli più avanti dello stesso registro si aggiunge: «… nel 1767 si è dato principio ad un altro edifizio di pista, quale finito si cominciò un altro edifizio da mulino, ne fabrica de quali hanno pure Mr. Gio. Zignone, Mr. Gio. Ant.o pur Zignone e Mr. Gio. Batta Trabaldo hanno fatto ancora uno sborso di certa tal qual somma per far scorta al cantone oltre alla scorta che aveva il mugnaio nelle mani di particolari per tanta motura da lui prestata alli medemi, onde con tre edifizi poi si è fatto aumento del reddito».
Così si andò avanti fino al 1838. Il 10 febbraio di tale anno il Vescovo mons. Losana, dietro supplica dei frazionisti, accoglieva benevolmente la proposta di erigere l’oratorio di Cereie a vicaria perpetua, con l’onere di pagare annualmente £. 650 al vicario, da prendersi dai redditi dei vari beni e censi, e di £. 400 una volta tanto alla Matrice di Trivero.
Se ne stabilivano i confini, si concedeva il diritto di celebrare nella chiesa le funzioni parrocchiali, compresi i battesimi e le sepolture, riservando però al Vescovo la nomina del vicario. Quando tutto fu pronto, il 27 giugno 1839 mons. Losana erigeva la nuova vicaria, che comprendeva una popolazione di 305 anime.
Fu il primo passo, perché pochi mesi dopo e precisamente l’11 gennaio 1840 lo stesso Vescovo elevava la vicaria a parrocchia, dichiarandola di libera collazione. Nel 1905 il parroco scriveva: «Nelle processioni delle Rogazioni si usa questo rito: Si cantano per istrada le litanie dei Santi in modo che le singole invocazioni cantate dal Parroco vengono ripetute volta per volta dai fedeli. Giunta la processione al luogo di fermata e così pure incontrandosi in Cappelle (piloni) o Croci per via si benedicono le campagne con questo rito: Si tiene dal parroco sollevata la Croce recitando a voce alta la preghiera de Cruce: Ecce Crucem Domini, fugite etc., poi si volta la Croce verso le quattro parti dicendo: Christus vincit, etc., poi si aspergono le campagne debitamente. Si usa anche recitare qualche preghiera … Nella festa titolare della SS. Trinità la banda cantava in modo del tutto indecoroso, alieno toto caelo alla Liturgia. Nele sepolture di Adulti e funerali pei medesimi si cantano le litanie abbreviate dei Santi non conformemente alla Liturgia …». La cronaca della nuova parrocchia non registra fatti di particolare rilievo. I registri parrocchiali iniziano dalla fondazione della parrocchia: in A. P. non si ritrovano molti documenti, i più antichi dei quali risalgono al sec. XVII.

I PARROCI DI CEREIE

Eusebio Peraldo di Piedicavallo (1840 – 1844)
Fu il primo parroco, eletto subito dopo la fondazione della parrocchia nel 1840. La sua permanenza non fu molto lunga, essendo durata solo quattro anni. Infatti morì a Piedicavallo, suo paese d’origine, il 2 agosto 1844. Alla sua morte fu nominato economo spirituale D. Gio. Lorenzo Peretti.

Giovanni Pietro Aimone di Coggiola (1844 – 1890)
Fu nominato con decreto vescovile del 5 settembre 1844. Era allora amministratore della parrocchia di Riabella. A lui si deve la costruzione della nuova chiesa e del nuovo campanile. Morì in sede il 13 settembre 1890 e fu sepolto nel cimitero. Era nato a Coggiola 81 anni prima da Pietro Francesco Aimone e Maria Marietta di Grignasco.

Giuseppe Vaglio di Vaglio Pettinengo (1890 – 1939)
Il decreto della sua nomina porta la data del 22 ottobre 1890 e prese possesso della parrocchia il 24 maggio dell’anno seguente. Fece costruire la nuova casa parrocchiale e la decorazione della chiesa.
Dopo quasi cinquant’anni di ministero, morì il 12 agosto 1939, all’età di 75 anni e fu sepolto nel cimitero. Era nato a Vaglio Pettinengo da Giacomo Vaglio e Adelaide Loro il 5 febbraio 1865. Fu eletto economo spirituale D. Mauro Macalli.

Anselmo Gallo di Gravellona Toce (1940 – 1950)
Nato a Gravellona Toce il 21 febbraio 1905 da Michele Gallo e Rosa Sarasso, era stato ordinato sacerdote nel 1931. Fu dapprima viceparroco a Biella S. Paolo e nel 1936 nominato cappellano del ricovero Belletti-Bona di Biella. Nel 1937 fu economo spirituale di Tavigliano e nel 1939 viceparroco della cattedrale. Nel 1940 veniva nominato parroco di Cereie. Fece abbellire la chiesa parrocchiale, con la costruzione di due altari di marmo, lasciando l’esempio e il ricordo di una bontà senza fine. Sebbene malaticcio, fu ugualmente sempre sulla breccia, esempio nobilissimo di dedicazione pastorale e di generoso sacrificio. Morì il 6 gennaio 1950 a soli 44 anni e fu sepolto nel cimitero. Alla sua morte fu nominato economo spirituale D. Primo Zanotti.

Ernesto Borrione di Graglia (1950)
Nato a Graglia il 20 febbraio 1920 da Valerio Borrione e Maria Ferrero, fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1944 e nello stesso anno divenne vice-parroco a Occhieppo Inferiore. Fu per cinque anni viceparroco a Trivero, nominato parroco il 10 marzo 1950, ne prese possesso l’11 giugno 1950. Morì a Trivero il 21 Luglio 1989.

Claudio Maggia ()
Nato a Ivrea (To) il 31/12/1944. Viene ordinato Sacerdote il 23 giugno 1968.

LA CHIESA PARROCCHIALE DI CEREIE

I più antichi dati riguardanti l’oratorio di S. Spirito di Cereie ci sono forniti dalle Visite Pastorali del primo seicento. In quella del 1606 sta scritto: «Visitavit Oratorium S.ti Sp.us in Cantono de cerreia super finibus Triverij unde distat ad quad.tem miliaris absque titulo et redditu non pavimentatum nec fornicatum cum duabus in fronte (fenestris) humilibus muro obturand. muro etiam obturari debet fenestra juxta altare posita et altera lateralis quia sunt nimis humiles. Super porta nulle sunt sacre imagine et in eius fronte deest crux lignea. Muri interiores sunt dealbandi. Altare est strictum et breve absque grado lateritio ad sustinenda candelabra, Bradulla est indecens, Petra sacrata tela cerata carens est amovibilis, Duo habet candelabra enea absque sustentaculis et cruce. Nulla alia habet paramenta nec ornamenta et in eo aliqando celebratur. Ministri eleemosinarum huius oratorij sunt Joannes Zignonus et AQuiricus de Alberto. Reddende rationes et cogendi debitores. Deest vas aque sancte».
Questa prima descrizione ci presenta un oratorio assai misero, mancante ancora della volta e del pavimento, con i muri appena al rustico e un altare di picole dimensioni. Aveva però dei ministri, cioè priori, che ne curavano l’amministrazione e il funzionamento. Venne completato, o forse anche ampliato, intorno al 1619. Infatti nel libro del bilancio di tale anno si trovano le spese per il «m.ro stefano d’andorno per fatura di cento cantoni», «per somate dieci calcina», «per li m.stri di valsesia per d.a fabrica».
Dopo quarant’anni l’oratorio fu completamente rifatto. Lo si legge ancora nel cit. libro del bilancio: «… Comino Lora priore qual confessa e protesta haver spese … di consenso del fu Sig. Curato Gio. Batta Gibello e delli huomini del Cantone in faro di novo redificar l’oratorio sud.to di S. Spirito, qual fece redificar l’anno sud.° 1658». Il 1658 deve intendersi come l’anno di inizio dei lavori, perché nella Visita Pastorale dei 1661 si legge: «Visitavit oratorium sub tit.° S.ti Spiritus cuius presbiterium est tantum fornicatum et pavimentatum, et reliquum Eccl.ie de novo construitur et est tantum tegulis coopertum sine pavimento. Est de necessarijs pariter ad celebrationem decenter provisum excepta patena, que execretur et Vase aque benedicte … Et dictum oratorium est in Cantono detto Cerei et habet aliquas petias proprias ex quibus percipiuntur quotannis £. 15 circiter, fenestre muniend». Dopo tre anni di lavoro la costruzione era solo in parte ltimata; completi il coro e il presbitero, mentre la navata mancava ancora di volta e pavimento. Interessante sapere che nel 1661 l’oratorio possedeva già alcuni beni terrieri, anche se di poco reddito.
Nel 1665 la situazione non era molto cambiata, respa però importante il giudizio dei visitatori vescovili, che definiscono l’edificio abbastanza ampio e di decente struttura: «Visitavit Oratorium S.ti Spiritus in Cantono nuncupato del Cerretto jn quo celebratur tamen ex devotione infra hebdomadam centiori, pingend, gradus altaris; Perficienda fornix a medio Eccl.ie infra et pavimuntum pariter et dealbanda Eccl.ia Bona habet quedam red. duorum aureorum que locantur et una cum eleemosinis jnsumuntur jn fabbrica Eccl.ie que est satis capax et decentis structure …». E nei decreti di questa Visita Pastorale si ordinava: «Per l’oratorio di S. Spirito nel Cantone del Cerretto si provegga d’una tavoletta delle segrete nova e si facino dipinger li gradini dell’altare. Si facci anche fornir la volta, accomodar il pavimento et jmbianchir tutta la Chiesa fra un anno prossimo sotto pena dell’jnterdetto …».
Negli anni immediatamente seguenti la chiesa fu portata a termine. Infatti nelle relazioni delle Visite Pastorali del 1675, del 1681 e del 1692 non si accenna più a lavori da eseguirsi. Dall’ultima risulta che mancava solo il campanile che fu costruito nel 1699, e la piccola campana doveva, come al solito, trovarsi su una sporgenza del tetto della chiesa.
In un antico libro dei conti possiamo seguire il susseguirsi di diversi lavori apportati all’oratorio: nel 1687 si prova la spesa «per accomodar l’Altare»; nel 1691 per «tanti mattoni e pietre datte per benefitio di detto oratorio»; nel 1698 e 1699 per «la fabrica del Campanile, compra della chiave di ferro d’esso campanile»; nel 1704 per il quadro e l’ancona dell’altare, eseguita in stucco dal maestro Gio. Antonio di Campertogno, che pure eseguì l’altare con lo stesso materiale; nel 1723 per «le colonne di marmore fatte per l’oratorio»; nel 1733 per «la fabrica della casa» del cappellano; nel 1753 per candelieri e cartegloria; nel 1774 «per far costrurre una nuova casa e ristaurare la vecchia di detto oratorio».
Elevato l’oratorio a parrocchia, nel 1839 si acquistava dalla parrocchia di Crevacuore l’artistico battistero secentesco, sormontato da una cassa a intaglio, opera di legnamari valsesiani e nel 1845 si faceva costruire il pulpito. Furono gli ultimi arredi acquistati per il vecchio oratorio.
Nel 1849 si determinò di costruire una nuovo chiesa e in località diversa. Si legge nella supplica al Vescovo: «Essendo l’attuale insufficiente a contenere un terzo della popolazione ed in luogo malsano e di pessima costruzione e in stato di deperimento, laonde la popolazione di Cereie, di moto suo proprio, determinò di voler addivenire alla costruzione di una nuova chiesa parrochiale, la quale sia capace a contenere il popolo e in luogo sano e di pieno aggradimento di tutta la popolazione ed in conseguenza la medesima determinò di fare volontariamente le sue offerte per mezzo di tutti i particolari infrascritti con ciò però che l’amministrazione parrochiale ponga mano all’opera (veduta l’offerta capace di far fronte alla spesa totale) d’innalzare la nuova chiesa parrochiale nel sito desiderato, pochi trabucchi distante dal Cimitero e dalla Chiesa che attualmente esistono, quale luogo sano, in promontorio Regione alla Colla, ed adattato per sentire il suono delle campane, onde sia convocato il popolo alle funzioni parrochiali …».
Poiché i pareri erano discordi se ampliare la chiesa già esistente o costruirne una nuova in altra località, il Vescovo, con decreto del 24 luglio 1849, incaricava l’architetto Gaspare Maggia di Biella di recarsi sul posto il 29 dello stesso mese e «previa visita dell’attuale Chiesa e di altre località che gli verranno proposte e sentiti in particolare gli Amministratori della Chiesa e in generale tutti i Parrochiani, e calcolate sommariamente le spese occorrenti per l’esecuzione d’ambedue i progetti, emettere il suo voto motivato, sulla preferenza a darsi all’uno e all’altro e procurare di conciliare gli animi intorno a questa scelta con riferire in seguito ogni cosa a Noi per le ulteriori nostre provvidenze». Il 4 agosto 1849, l’architetto presentava la relazione richiesta e l’11 settembre mons. Losana permetteva l’inizio dei lavori.
Sorsero però nuovi intoppi, probabilmente causati dalla mancanza di fondi, per cui si poté iniziare la costruzione della chiesa solamente nel 1851, in località diversa e precisamente in un terreno della regione Colla, lasciato alla parrocchia da Quirico Trabaldo con l’onere di due funerali all’anno.
Il 25 febbraio 1851 mons. Losana, acconsentiva alla donazione del terreno e il 14 maggio dava il suo benestare per i lavori, da eseguirsi su disegno dello stesso architetto Maggia e a queste condizioni: «Si ommetteranno presentemente e sino a nuova nostra approvazione i lavori di costruzione del Coro e del presbiterio e le opere permesse ad eseguirsi s’intenderanno ristrette alla costruzione in rustico del rimanente della Chiesa coll’aggiunta d’un muro provvisorio in pietre e creta per chiusura della stessa Chiesa sulla linea del presbiterio, restrizione questa che dovrà venir acconsentita per atto regolare dell’appaltatore Giovanni Costa prima di dar principio ai lavori».
Oltre all’architetto Maggia, anche il pittore Antonio Cincia aveva presentato un disegno per la nuova chiesa. Intanto fin dal 1848 si era impiantata una fornace per i mattoni e si erano preparati i «cantoni» per la costruzione. Mastro di questa prima parte della chiesa fu Giovanni Costa di Broglio e, oltre la pezza di Quirico Trabaldo, si dovette acquistare altri terreni da Quirico e Caterina Tonella. Anche la vecchia chiesa servì come cava per recupero dei materiali, come appare da alcuni pagamenti nel 1856 «per portare pietre dalla chiesa vecchia alla chiesa nova».
Nel 1866 si costruiva la sacrestia, che per un certo tempo servì anche da scuola comunale. L’architetto Maggia, oltre al disegno, seguì anche i lavori della costruzione e assai rilevanti sono le parcelle inviate all’amministrazione per la sua prestazione.
I lavori della chiesa furono interrotti secondo le disposizioni di mons. Losana. La Provvidenza aveva intanto mosso la generosità di un certo Tonella, che aveva donato alla chiesa £. 6.000 per completare l’impresa; la popolazione aveva raggranellato la somma di £. 5.771 per cui nel 1871si ricorse di nuovo al Vescovo per ottenere il permesso di ultimare i lavori. Fin dal 15 aprile dell’anno precedente l’architetto Maggia aveva presentato una sua perizia e il 9 maggio 1871 si era messo all’incanto l’appalto, che fu aggiudicato al mastro Antonio Angelino di Coggliola. Mons. Losana, ponderata la situazione, con decreto del 19 settembre 1871, dava il suo consenso e la chiesa era portata a termine con la costruzione del presbitero e del coro.
Nel 1872 il maestro Angelino stendeva già l’intonaco e nel 1874 lo stuccatore Belletti di Broglio eseguiva i capitelli e i lavori in stucco. Nel 1876 il falegname Basilio Canepa di Bioglio scolpiva la porta d’entrata e i fratelli Belletti formavano l’altare maggiore in massoneria. Nel 1877-78 si formavano i due altari, che completano le due cappelle laterali, eseguiti in muratura quello dedicato alla Madonna ad opera del maestro Piero Lozia e in marmo quello di S. Pietro, scolpito da Domenico Gibello di Biella. Ancora nel 1878 si acquistava il quadro della S. Famiglia, dipinto da pittore sconosciuto.
A Cereie si conserva uno dei calici più antichi della diocesi, risalente all’inizio del secolo XVI. E’ di metallo con piede a sei lobi formati da curve inflesse e con nodo a sei sporgenze rotonde, ornate dal monogramma eucaristico (nell’ultimo restauro questa parte fu sistemata rovesciata). Sono degni di nota anche un calice d’argento ed un ostensorio del secolo XVIII, un reliquiario di legno dorato della stessa epoca e una statua di legno dipinto e dorato della Madonna del Rosario dell’inizio del XIX secolo.
Mancava il campanile: fu costruito nel 1886 con una spesa di £ 2.862.77. Nel 1897 si alienava la vecchia chiesa parrocchiale, che si trovava lontana dalla chiesa e si costruiva l’attuale. Nel 1915 il decoratore Felice Rosetti di Biella eseguiva la decorazione dell’interno della chiesa; nel 1940 il parroco, D. Gallo faceva scolpire un nuovo altare maggiore in marmo, con icone raffigurante Maria Ausiliatrice (copia di quella di Torino) e nel 1949 l’altare del Rosario, dotato di mastodontiche colonne marmoree e ornato di una tela del pittore Dalle Ceste di Torino. L’altro altare laterale rimase inalterato, ma fu dedicato al S. Cuore di Gesù. La chiesa fu consacrata con il nuovo altare maggiore da mons. Carlo Rossi il 24 ottobre 1942.
Il cimitero fu edificato con la fondazione della parrocchia accanto alla vecchia chiesa e il 25 gennaio 1840 il Vescovo ne permetteva la benedizione e il funzionamento. Nel 1891 veniva trasportato in altra località, dov’è ancora attualmente. Fu benedetto il 25 maggio, in seguito a decreto vescovile del 9 maggio 1891.
Sul territorio della parrocchia di Cereie non si trovano oratori pubblici.