Chiesa parrocchiale di Castagnea dedicata alla Madonna della Neve

La Nuova chiesa parrocchiale

 

 

 

 

 

 

LA PARROCCHIA DI SANTA MARIA DELLA NEVE DI CASTAGNEA

L’abitato di Castagnea, prima di diventare parrocchia, fu soggetto ad altre due parrocchie: dalla sua esistenza fino al 1628 a Trivero e da tale anno al 1796 a Portula. Il suo oratorio, dedicato alla Madonna della Neve, ha origini che non van oltre il sec. XVI, se non addirittura all’inizio del successivo. Date però la distanza e la scomodità per i frazionisti a recarsi alla parrocchia di Portula, nel sec. XVII ebbe un cappellano, grazie alla munificenza degli Ubertalli, che istituirono nell’oratorio alcune cappelanie.
Intanto si faceva strada il desiderio di rendersi autonomi anche come parrocchia. Le lotte di campanile con Portula, culminate con l’uccisione di un conterraneo, avvenuta sulla piazza stessa di Portula, mentre ritornava dalle funzioni, diedero il via al movimento per ottenere l’autonomia parrocchiale. Nel 1776 il primo Vescovo di Biella, mons. Viancini, si portò in Vis. Past. a Portula e a Castagnea e i buoni frazionisti fecero presente al presule il loro comune desiderio.
Si legge nell’atto di dotazione dela nuova parrocchia del 1782: «Ad ognuno sia manifesto che continuando li Particolari e capi di casa del presente cantone di Castagnea nel desiderio di fare erigere in Chiesa Parrocchiale il loro Oratorio… attesa la distanza di un miglio dalla Parrocchiale di Portula e l’arduità e montuosità della strada per ritornare da detta Parrocchiale alle loro case. Per il che viene ad essere ai medesimi di grave incomodo massime in tempo d’inverno e di pioggie, e per trattarsi di strade di montagne il frequentare la detta Chiesa Parrochiale, abbiamo perciò già procurato di fare erigere ne’ passati anni ad un tale oggetto il campanile con averlo provisto di quattro campane, mediante il reddito del molino e follone di stoffe, ed il reddito che si ricava dai due forni sempre spettato a detto Oratorio…, Mons. Arcivescovo manifestò a detti particolari… dal tempo della sua visita Pastorale nel presente luogo seguita nell’anno 1776 (la necessità di erigere la nuova parrocchia) nell’oratorio di Castagnea, quale lo ha ritrovato decente e sufficiente per la popolazione del cantone tutta radunata in una borgata ed in numero di sessantanove capi di casa componenti in tutto il numero di anime trecento settanta…». In quello stesso giorno, 10 settembre 1782, i capi di casa alla presenza del Vic. Gen. Bocchiardi, si obbligavano a pagare al parroco una congrua annua di £. 440, ad adattare la casa del cappellano ad abitazione del nuovo parroco, a costruire un cimitero e ad apportare al loro oratorio quelle riforme richieste da una chiesa parrocchiale. Era così grande il desiderio di avere una propria parrocchia, che, pur avendo fondato il cosiddetto beneficio, rinunciarono al diritto di patronato, lasciando al Vescovo la scelta dei loro pastori.
Contro di essi «intervenne in causa la Comunità di Portula», la quale tanto lottò che «sotto li 17 dicembre 1788 fece proferir sentenza con cui per non costare a sufficienza della grande e grave difficoltà di portarsi li Particolari di Castagnea ala Parrochiale di Matrice, si dichiarò di non farsi luogo alla smembrazione… Dalla detta sentenza li Particolari di Castagnea appellarono alla Chiesa Metropolita di Torino…». Dodici anni durò la lite, finchè il 26 giugno 1794 il parroco di Portula dava il suo benestare per la smembrazione e altrettanto faceva il Comune il 9 aprile 1795. Il 25 giugno 1795 gli abitanti di Castagnea fecero una nuova petizione al Vescovo di Biella, mons. Viancini, allegando ad essa l’elenco dei capitali e beni raccolti per la dote, fruttanti annualmente £. 470. E finalmente il 12 agosto 1796 il Vescovo firmava il decreto di erezione della nuova parrocchia: «…dicimus, decernimus et sententiamus, fieri et esse locum dismembrationi et erectioni Parochiae in publico Oratorio seu Ecclesia S.mae Mariae ad Nives Castagnejae loci Portulae… salvo jure in perpetuum Parochi et Parochianorum Ecclesiae Matricis accedendi ad Oratorium seu capellam B.mae Virginis Gratiarum nuncupatae della Novareja, quam privative jurisdicionis et districtus eiusdem Matricis esse ac remanere debere declaramus…». Come debito di riconoscenza verso la matrice si fissava l’onere annuale da parte degli abitanti di Castagnea di £. 50, da versarsi al parroco di Portula alla vigilia della festa della Immacolata.
La lite con Portula portò ad un onere di spese di £. 14.000, pesando fortemente sul bilancio della nuova parrocchia, la quale, per trovare i fondi necessari, fu persino costretta a vendere alla parrocchia di Pianceri una campana. Il canone annuo verso Portula fu pagato fino al 1836. In tale anno si riscattò l’obbligazione e con decreto della Curia di Biella del 22 maggio 1837 il parroco di Portula liberava Castagnea da ogni onere, ricevendo però a totale soddisfazione la somma di £. 1.130. Non altrettanto si potè fare per il santuario dela Novareia, isola portulese sul territorio di Castagnea, che ancor oggi fa parte della parrocchia di Portula.
La sua popolazione fu sempre numerosamente assai modesta: nel 1830 vi erano 70 famiglie e 412 persone, e nel 1904 gli abitanti erano saliti a 550 e il parroco faceva notare come molti, per mancanza di lavoro, erano costretti ad emigrare. Gli atti anagrafici dell’archivio cominciano con la fondazione della parrocchia e sono completi fino ai giorni nostri. La cronaca nera non ha casi particolari, all’infuori dell’uccisione di Bartolomeo Ubertalli, avvenuta alle porte di Livorno Ferraris nel 1815. Il parroco di Livorno comunicò la morte a Castagnea e dopo tre giorni, il cadavere fu sepolto in quel cimitero. Attualmente la parrocchia comprende 330 abitanti.

I PARROCI DI CASTAGNEA

Giuseppe Maria Ubertalli di Castagnea (1796 – 1800)
Fu il primo parroco ed apparteneva ad una famiglia del luogo. Quando nel 1796 fu nominato parroco di Castagnea aveva già 68 anni. Il decreto della sua nomina porta la data del 30 agosto 1796.
Morì dopo appena 4 anni di parrocchia, il 7 ottobre 1800, all’età di 72 anni e fu sepolto nell’interno della chiesa. Si legge nel suo atto di morte: «Anno millesimo octingentesimo die septima Octobris. Ubertalli D. Joseph Maria duos supra septuaginta annos natus circiter, vir erate, pietate morumque integritate moltum spectabilis, primum huius parecie Rector quattuor abhinc annis post territum paralisis accessum extremum clausit diem Sacramentis penitentie, Eucaristie et extreme unctionis munitus nec non benedictione papali donatus, animeque commendatione: cuius cadaver die nona cleri, populique frequentia tumulatum est in hac Ecclesia statim infra Sancta Sanctorum».

Giovanni Maria Angiono di Cossato (1800 – 1820)
Fallita la sua nomina a parroco di Portula nel 1796, era passato a Castagnea in qualità di viceparroco e di maestro. Con decreto vescovile del 0 ottobre 1800 fu nominato parroco. Resse la parrocchia per 20 anni e morì il 1 maggio 1820, all’età di 54 anni e fu sepolto nella chiesa parrocchiale antica: «Anno millesimo octingentesimo vigesimo die prima Maij. Angiono Joanes Maria q.dam Gasparis Angiono e Cossato quattuor supra quinquaginta annos natus Sacerdos et Archipresbiter huius parecie, qua laudabiliter spatio viginti annorum administrata, diuturno morbo consumptus, Sacramentis pie devoteque susceptis inter lacrymas sui dilecti gregis obiit in Domino, et postridie in hac Ecclesia funerum pompa magno cleri, populique concurso sepultus est». Alla sua morte fu nominato economo spirituale D. Giovanni Battista Maria Cesa, che poi divenne parroco.

Giovanni Battista Maria Cesa di Strona (1820 – 1838)
Aveva 56 anni quando fu nominato parroco di Castagnea. Il suo decreto di nomina porta la data del 30 maggio 1820 e fece il suo solenne ingresso in parrocchia il 6 agosto successivo. Diede inizio alla progettazione della nuova chiesa parrocchiale, ma morì prima dell’inizio della sua realizzazione il 21 febbraio 1838, all’età di 74 anni e fu sepolto nel cimitero. Nell’atto di morte si legge che era nato a Strona da Giovanni Cesa e Angela Maria Tallia. Nella vacanza fu nominato economo spirituale D. Giacomo Giletti.

Giacomo Giletti Fauda di Pratrivero (1838 – 1864)
Alla sua nomina era già da ualche tempo cappellano-maestro a Castagnea e il decreto vescovile della sua investitura porta la data del 28 luglio 1838. Prese possesso della parrocchia il 5 agosto dello stesso anno. Iniziò e portò a termine la nuova chiesa e casa parrocchiale. Istituì la scuola femminile, che affidò alle suore del Cottolengo. Le prime Suore furono condotte a Castagnea dal loro fondatore nel dicembre del 1842. Vero sacerdote di Dio, non gli mancarono le prove e le incomprensioni. Chiuse la sua vita terrena il 26 dicembre 1864 e fu sepolto nella nuova chiesa parrocchiale. Era nato 53 anni prima a Pratrivero di Giovanni Antonio e Maria Giletti. A ricordo delle sue benemerenze fu murata sulla facciata della chiesa la seguente lapide: D. Giacomo Giletti – governò XXVI anni – la parrocchia di Castagnea – legò ai poveri – gran parte di sue sostanze – morì compianto da tutti – il XXVI dicembre MDCCCLXIV.
Alla sua morte fu nominato economo spirituale D. Pietro Pasquario.

Giuseppe Cesa di Strona (1865 – 1904)
Per diciotto anni fu maestro in vari paesi del Biellese, tra cui Sandigliano, Lessona e Biella. Fu nominato parroco di Castagnea il 9 agosto 1865, prendendone possesso il 24 settembre successivo. Il suo ministero non fu contrassegnato da opere particolari. Nel periodo estivo era coadiuvato dal nipote, can. Giovanni Cesa, il quale tra le altre istituzioni eresse in parrocchia le figlie di Maria. Morì in sede, all’età di 81 anni, il 21 aprile 1904 e fu sepolto nel cimitero. Era nato a Strona nel 1823 da Giovanni Domenico Cesa e Giovanna Anna Buzzano. Fu nominato economo spirituale D. Giuseppe Golzio.

Giuseppe Golzio di S. Giuseppe di Casto (1904 – 1943)
Nato a S. Giuseppe di Casto il 24 maggio 1878, fu nominato, in seguito a concorso, con decreto vescovile dell’11 novembre 1904 e prese possesso della parrocchia il 6 agosto 1905. Anch’egli, come alcuni suoi predecessori, era già sul posto come cappellano-maestro. Resse la parrocchia per quasi quarant’anni, lasciando un grato ricordo del molto bene compiuto alla chiesa e al paese. Perfezionò e compì le opere dei predecessori; iniziò e fece fiorire i rami femminili dell’A.C.; per quarant’anni fu maestro per i ragazzi di quarta e quinta elementare, aprendo nella casa parrocchiale un convitto per i ragazzi dei paesi vicini; oratore, annunciò la parola di Dio in tante parrocchie; si cimentò anche in campo storico, stampando un libro su Castagnea. Morì in parrocchia il 20 luglio 1943, all’età di 65 anni e fu sepolto nel cimitero. Alla sua morte fu economo spirituale il nipote D. Giuseppe Golzio.

Felice Bertola di Pollone (1943 – 1955)
Nacque a Pollone da Giuseppe Cipriano Bertola e Luigia Silmo il 30 aprile 1916 e fu ordinato sacerdote il 7 giugno 1941. Fu viceparroco ad Andorno e poi segretario del Vescovo Mons. Rossi. Fu nominato parroco di Castagnea con decreto vescovile del 23 novembre 1943 e ne prese possesso il 12 dicembre successivo. Il 2 febbraio 1955 fu trasferito alla parrocchia di Cossato, facendo il suo ingresso ufficiale il 24 aprile dello stesso anno. Nel 1970 rinnciò alla vita parrocchiale e si trasferì come collegiale al santuario di Oropa.

Secondino Lanzone di Crocemosso (1955 – 1960)
Di lui si è già parlato nella storia della parrocchia di Trivero. Fu nominato parroco di Castagnea con decreto vescovile del 22 marzo 1955 e prese possesso il 19 maggio successivo e resse la parrocchia fino al suo trasferimento a Trivero, avvenuto nel 1960.

Franco Sandrone di Biella (1961)
Nacque a Biella il 7 novembre 1914 e nel 1933 entrò nella congregazione di S. Filippo della città. Studiò presso il seminario diocesano e fu ordinato sacerdote il 7 giugno 1941. Nel 1959 passò a servizio della diocesi e fu mandato viceparroco a Cossato. Il 19 gennaio 1961 fu nominato parroco di Castagnea, di cui prese possesso il 12 marzo dello stesso anno Nel 1962 fu anche economo spirituale di Masseranga. È cappellano del monastero di clausura delle Suore Battistine del Brovarone e presidente della commissione diocesana per la liturgia.

Ugo Franzoi di Noventa di Piave (1968)
Nato a Noventa di Piave il 17 maggio 1938 da Giordano Franzoi e Luigia Conte, fece gli studi presso il seminario di Biella, ove fu ordinato sacerdote il 27 giugno 1965. Fu viceparroco a Vigliano e a Biella S. Paolo. Fu nominato parroco di Portula il 23 marzo 1968 e fece il suo solenne ingresso in parrocchia il 2 giugno successivo.

LE CHIESE PARROCCHIALI DI CASTAGNEA

La chiesa parrocchiale antica

Sorse originariamente come oratorio frazionale della vasta parrocchia di Trivero. Di esso non si parla ancora nella Vis. Past. del 1606, mentre nel libro dei conti degli oratori di Trivero, sotto la data del 19 agosto 1618 si trova il resoconto di Battista Bozalla «prior dell’oratorio di S.ta maria della neve nel catone di Castagneija per sette anni di caricha». La sua erezione dovrebbe quindi collocarsi tra il 1606 e il 1611, anno d’inizio della carica del priore Bozalla.
I lavori dovettero però protrarsi per diversi anni, poiché nel 1623 si trova la spesa per « far fare il pavimento». Nel 1628, passò sotto la nuova parrocchia di Portula e nel 1661 fu trovato ricoperto in parte da volta e in parte da soffitto di legno: «Vsitavit Orat.m sub Tit.° B.V.M. ad fenestre muniende telari tela cerata, de Paramentis et suppellectilibus necessarijs pro sacro faciendo est decenter provisum et est situm in cantono detto alla Castagneia…».
Aveva un solo altare e la costruzione era ultimata nel 1665, come appare dalla Vis. Past. di tale anno: «Visitabvit oratorium B.V. ad Nives jn Cantno Castagneij nuncupato, jn quo celebratr tamen jnterdiu ex devotione hominum, Altare unicum habens requisita, Paramenta quaque et suppellectilla sacra ad usum et Ecclesia perfecta et prepolita. Prohibetur celebratio diebus festis sub pena. Bona nec redd.s nulli neque obligationes (eccetto alcuni legati, tra cui uno del fu Domenico Galfione di £. 142 per costruire una sacrestia)…».
Negli anni immediatamente successivi l’oratorio venne una prima volta ampliato, tanto che nei decreti della Vis. Past. del 1674 si ordinava: «Per l’Oratorio di S. Maria della Neve nel Cantone di Castagnetto si procuri anche quanto prima ridurre a perfettione la fabrica incominciata».
La Vis. Past. del 1692 nulla aggiunge riguardo l’edificio, all’infuori dell’unico altare, affernma che era sufficientemente provvisto di arredi e suppellettili sacre e aveva un beneficio fondato e di patronato della fam. Ubertalli, di cui era titolare D. Giovanni Francesco Viola di Crocemosso. Questo beneficio era stato fondato dai fratelli Bartolomeo e Giuseppe Ubertalli nel 1683.
La Vis. past. del 1692 accenna anche a due reliquiari, che pure noi vogliamo ricordare in quanto tali opere, pregiate sculture, dorate ed argentate, esistono ancora oggigiorno. Le reliquie, in essi contenute, e precisamente dei martiri Vitale, Dionigi, Eufemia e Uberto, erano state donate alla chiesa di Castagnea dal sac. Pietro Antonio Lesna di Trivero, che le aveva ottenute dal card. Gaspare De Carpineo, vicario di S. Santità il 19 marzo 1673 e autenticate dal Vescovo di Vercelli, mons. Broglia, il 4 ottobre 1674.
Al sec. XVIII risalgono i dipinti della stupenda volta a spicchi del presbitero, che sono una esaltazione dele glorie della Madonna. Al centro, sotto un dipinto della Vergine, si trova la scritta: “Bartolomeo Bertallo fece 1676”. L’edificio è sormontato da una piccola cupola (oggi non visitabile perché fu ricoperta da una volta in faesite, quando alcuni decenni fa l’oratorio fu trasformato in teatro), anch’essa dipinta. Tra i fatti principali trattati ricordiamo quello di Papa Liberio che pone le fondamenta della chiesa di S. Maria Maggiore di Roma e l’Assunzione della Madonna.
Nel sec. XVIII si aggiunsero due cappelle laterali, con due altari dedicati a S. Giuseppe e a S. Anna. Attualmente una di queste cappelle è stata demolita per allargare la strada e l’altra è trasformata in altra costruzione, ma è ben individuabile, sia nella linea che nella decorazione. Sugli altari demoliti si trovavano le date 1713 e 1714. Questi altari dono ricordati anche nella Vis. Past. del 1747: «Oratorium errectum in Vico dicto Castagnea, sub invocatione B.V.M. ad Nives, cum tribus altaribus; quorum maius sub dicta invocatione; a cornu Evangelij altare S.ti Josephi; et a cornu Ep.le altare sub titulo S. Anne». Il 13 novembre 1752 veniva eretta all’altare di S. Anna una cappellania da parte di Pietro Ubertalli, con l’onere di una Messa festiva e con il diritto di patronato ai membri della sua famiglia.
I frazionisti non mancarono di generosità per abbellire e per mantenere la loro chiesa. Tra i tanti casi ricordiamo l’acquisto di un mulino con follone e di un forno, i cui proventi dovevano servire per la chiesa, avvenuto verso la metà del sec. XVIII: la semplicità di Felice Ubertalli e di Pietro Giacomo Bozzalla Bondio, che nel 1723 piantarono due noci sull’alpe Prosione, i cui frutti erano destinati a procurare l’olio per la lampada eucaristica della chiesa.
Nel 1771 il parroco di Portula così scriveva: «L’Oratorio o sia Chiesa dedicata alla Madonna della Neve edificata e benedetta non si sa quando, nel Cantone detto Castagnea, è a volta, con Cupola dipinta, sufficientemente chiara colle fenestre a vetriata, sternita con pietre piccate, il Coro però e Capelle a calcina, contiene tre Altari. Il Mag.e dedicato alla sud.a Vergine colla statua d’essa in Nichia con vetriata sopra l’Altare, ed in mezzo incona di stucco, evvi il Tabernacolo di legno indorato fodrato di serico rosso con serratura. A destra vi è la Capella dedicata a S. Giuseppe Sposo di M. Vergine, alquanto oscura e alla sinistra quella di S. Anna, ambe ornate con piccol ajncona a stucco, in mezzo a cui il rispettivo quadro del Santo, con loro altare proveduto com’è il primo delle supellettili necessarie pella S. Messa. Tiene d.a Chiesa quatro Statue di stucco su di quattro pilastri sostenenti la Coppola, quali rappresentano quattro Profeta. Ella è pure proveduta di più quadri. Tiene ben proprio confessionale per le donne… Una Cantoria sopra la porta ben propria. L’Altare Mag.e o sia il Coro chiuso con Balaustra di marmore, e l’altre capelle con Balaustra di legno. Vi è pur, fuori de cancelli, un Genochatoio per li uomini ed in fondo due banchette per le donne della Sig.ra Casa Ubertalli… Al di fori suo Porticato. Tiene Campanile smembrato dalla fabrica della Chiesa con quatro Campane e l’abitazione del Sig.r Capellano unita alla Sacrestia, la quale è a destra del coro con una sola fenestra s vetriata, senza umidità, a volta, bianca, lastricata con calzina, con Armarj due per conserva delle supellettili e ‘l tutto si mantiene a forza di limosine…»
Pochi anni più tardi, ai tempi per erigere la parrocchia, la Curia di Biella inviava a Castagnea il vicario Sella di Mosso, il quale faceva un inventario della chiesa, che così descriveva: «… esser d.a Chiesa in bon stato et in bon ordine, di longhezza trabucchi sei e piedi tre compresa la mensa dell’altare maggiore e di larghezza trabucchi due, oltre il vacuo delle due Capelle latterali di larghezza per caduna di trabucchi uno, piedi uno, oncie sei e di profondità piedi cinque ed oncie otto inclusa la mensa dell’altare, esistendovi pure in essa chiesa un Confessionale ed un pulpito volante a cornu evangelij, la qual chiesa attesa l’otturazione seguita dell’atrio, ossia porticato di cui fa menzione il verbale 9 7mbre 1782, formante ora esso atrio parte di d.a chiesa si crede di sufficiente capacità per la popolazione di questo cantone composta di n. 450 circa anime…». L’atrio, le cui colonne abbinate sostenenti tre arcate sono ancora oggi ben visibili nel muro della facciata, era già quindi stato incorporato nell’edificio per allungare la chiesa.
Inoltre il vicario Sella ordinava «di far levare le quattro grosse statue di gesso esistenti nei quattro angoli inferiori della cupola di d.a chiesa e ne due laterali all’altar Maggiore, come inutili in ina Parrochia, anzi disdicevoli attesa la lora antichità e mal costruzione, lo che si è subito dal medesimo e dagli altri particolari unanimi subito eseguito». Come pure invitava a fare un nuovo battistero, da collocarsi in fondo alla chiesa, chiudendo una delle porte laterali e un nuovo cimitero dietro il coro.
Fondata la parrocchia nel 1796 e aumentata la popolazione, questa chiesa fece ben presto sentire la sua piccolezza e insufficienza. Nel sec. XIX si costruì una nuova chiesa parrocchiale sulla piccola altura, che sorge accanto all’antica chiesa. Questa continuò ad essere funzionata nei giorni feriali finché ci fu un cappellano e serviva per la recita della corona quando vi era qualche morto il paese.
Così si legge nella relazione parrocchiale del 1904. Alcuni decenni fa venne profanata e adibita a cineteatro, coprendo la cupola e la volta con faesite. La cappella, a destra entrando fu demolita per allargare la strada, l’altra trasformata con volte e muri.
La settecentesca statua lignea della Madonna fu trasportata nella chiesa nuova ed ora si trova in una nicchia sopra l’altare maggiore. Lo stesso si fece per la statua, pure settecentesca di S. Giuseppe. Tra le aperture del palco per il teatro, si intravede ancora la volta con i dipinti e gli stucchi del presbitero, che fanno sempre più rimpiangere la profanazione di questo edificio sacro.

La chiesa parrocchiale nuova

Fin dal 1823 si era manifestato il desiderio di una chiesa più ampia e decorosa e il misuratore Tarino aveva preparato un disegno di ampliamento della chiesa vecchia, che non poté essere realizzato a causa della strada e della chiesa parrocchiale, che dovevano essere annullate. In seguito, tramite alcuni amministratori della chiesa, che abitavano a Torino, si invitò l’ing. Carlo Bernardo Mosca a redigere il progetto di una chiesa nuova. Ma mancavano i fondi per sopperire all’ingente spesa, che era stata preventivata in £. 60.000. L’amministrazione si impegnò a procurare la metà della somma occorrente, la Curia di Biella contribuì con £. 3.000, il Re Carlo Alberto con £. 2.000, la Regina madre con £. 400. Però si era ancora ben lontani per raggiungere l’importo totale. Si pensò ad una lotteria e, tramite i buoni uffici del Vescovo mons. Losana e del marchese Carlo Ferrero della Marmora, il 25 giugno 1839, il Re dava il suo assenso. Però fin dall’anno precedente si erano messi all’appalto i lavori, che con atto del 7 agosto 1838 furono affidati all’impresa Ganna Ambrogio di Induno Olona, ma con sede a Torino. Direttore dei lavori fu l’architetto Dell’Isola del Borghetto, anch’egli addetto alla real corte.
Il 5 agosto dello stesso anno Bozalla Pret Giovanni poneva solennemente la prima pietra e la lotteria, che era stata estesa a tutto il Biellese e oltre, diede, con vera sorpresa, un incasso di £. 46.649,30. Nel libro dei conti si possono seguire, passo passo, i diversi lavori eseguiti. Nel 1841 la chiesa era già ultimata nella struttura muraria e il 14 agosto mons. Losana procedeva alla sua consacrazione. La posa della prima pietra e la consacrazione furono ricordate con una lapide, posta nel 1846, all’entrata della chiesa, su cui sta scritto: Templum hoc – cuius primum lapidem – Joh.es q.dam Petri Bozalla – proiecit – die V aug. A. MDCCCXXXVIII – piissimus Bug. Ep.us Losana – quo hortante et auspice – triennio – confectm extitit – sacrabat – die XIV Aug. A. MDCCCXLI. L’edificio fu costruito, secondo l’uso del tempo, ad una sola navata in stile neoclassico, con quattro cappelle laterali.
L’altare maggiore era stata eseguito in marmo nel 1841 dal marmorino Stefano Catella, che nell’anno seguente scolpì anche la balaustra; altare e balaustra furono rimossi nella riform della chiesa alcuni anni fa. Ancora nel 1841 si affidava agli stuccatori Fissotti di Mongrando il compito di ornare di stucchi l’intero corpo interno della chiesa. I Fissotti eseguivano anche la decorazione lucida delle pareti, alzavano di un gradino e ornavano di un tronetto per l’esposizione l’altare del Catella, costruivano due altari laterali, il battistero, l’orchestra e il pulpito, il tutto in stucco lucido marmorizzato. I due altari dei Fissotti trovarono posto nelle due cappelle vicino la balaustra, furono dedicati a S. Antonio Abate e alla Madonna Addolorata e ornati di dipinti dei fratelli Avondo di Varallo.
Nel 1845 si dovettero completare le cappelle laterali con la costruzione di due altri altari, poiché nelle spese figura l’acquisto di quattro pietre consacrate per gli altari della chiesa.
Nel 1842 si era affidato allo scultore Zaninetti di Crevacuore l’esecuzione della statua della Madonna, da collocarsi sopra l’altare maggiore, di ventiquattro candelieri, della cornice della nicchia e delle corone argentate. Accanto alla nuova chiesa si costruì anche un nuovo campanile in stile con cupola ellittica, ricoperta di metallo. Nel 1844 si acquistò un organo dalla chiesa di S. Marta di Borgosesia e nel 1847 si acquistò una nuova Via Crucis sostituita dall’attuale in legno alcuni decenni fa.
Contemporaneamente si preparava la vasta piazza antistante la chiesa e la casa parrocchiale, anche quest’ultima costruita ex novo con e accanto alla chiesa; la scalinata e la strada d’accesso e le due fontane a lato della facciata del tempio furono scolpite in pietra nel 1849 dagli scalpellini Guglielminotti e con mascheroni in pietra di Viggiù. Nel 1859 l’ebanista Giovanni Mazzia di Crevacuore eseguiva il mobile della sacrestia, lavorato ad intarsio e nel 1884 si compiva la decorazione della volta e delle parti dipinte dell’interno della chiesa.
Nel 1906 si costruiva l’altare del S. Cuore, con decorazioni di E. Gaia e mensa in marmo della ditta Vercellotti e nel 1918 quello del S. Cottolengo con mensa del Pellerey e tela del Gaia. Entrambi questi altari sono stati di recente demoliti per far posto alle cappelle del battistero e delle confessioni. Un quinto altare, in onore della Madonna di Oropa, trovò posto in un angolino, tra le due cappelle a destra entrando, nel 1911, eseguito dallo scultore Mosca di Occhieppo Sup. Anche l’organo fu rifatto nel 1909 dalla ditta Manzoni, sostituendo quello acquistato dalla chiesa di S. Marta di Borgosesia.
Attualmente la chiesa nuova di Castagnea sta adattandosi alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Oltre a quanto già accennato nel corso della trattazione, ricordiamo la sistemazione del SS. Sacramento in una cappella laterale, custodito in un tabernacolo ligneo settecentesco, attribuibile a Pietro Antonio Serpentiere; il nuovo fonte battesimale in cotto con la grande figura del Cristo Risorto, pregevole opera di Pippo Pozzi, Giorgio Cigna e Giorgio Taragni, eseguito nel 1970; l’altare maggiore è a mensa rivolto verso il popolo, ma non è ancora definitivo. Degli arredi di questa chiesa, oltre i già nominati, sono degni di menzione: un piviale rosso broccato in oro del sec. XVIII; una pianeta in broccato d’oro e seta su fondo bianco della stessa epoca; una pianeta bianca in broccato di seta a grandi fiori del sec. XIX; un raggio d’argento dell’inizio del sec. XIX; due croci di ottone operato e una croce astile di rame argentato del sec. XVII; quattro reliquiari in lamina d’argento e un reliquiario di legno dorato del sec. XVIII; tre calici d’argento dei secoli XIX e XX; una navicella con piede d’argento del sec. XVIII.
Accanto alla parrocchiale antica è rimasto il campanile settecentesco, che sostituì un altro più antico e più piccolo. La sua costruzione fu permessa dal R. Senato di Torino il 26 febbraio 1740 e nell’anno seguente il priore dell’oratorio, Bartolomeo Ubertalli, donava il terreno necessario. Costruito interamente in pietra, raggiunge una notevole altezza e le date, 1777 – 1778, che sono scritte a caratteri cubitali sulla cella campanaria, stanno ad indicare il termine dei lavori.
Due furono i cimiteri che si susseguirono per la parrocchia di Castagnea. Il primo, la cui erezione era stata ordinata dal vicario di Mosso Sella ai tempi della fondazione della parrocchia, si trovava dietro il coro della chiesa e iniziò a funzionare con la parrocchia stessa. Nel 1830 il parroco così scriveva: «Vi è il suo cimiterio a parte distante n.° 7 trabucchi e benedetto dal fu Sig. D. Giuseppe Ubertalli 1° Parroco, l’anno 1796, sufficientemente grande. È sempre stata la croce in mezzo e si tiene mondo e ben custodito, circondato da mura di competente altezza… e si seppelliscono nel cimiterio a parte sia i Preti come i Fanciulli». Il secondo, l’attuale, fu costruito per sostituire il primo, troppo angusto e situato vicino alle abitazioni. Si iniziarono le pratiche per la sua costruzione fin dal 1833, ad opera del Comune di Portula, che dovette provvedere, secondo le leggi del tempo, a tre cimiteri per le tre parrocchie del suo territorio. Il sito prescelto per quello di Castagnea fu trovato in regione Pianella, verso Portula e nel 1834 il geom. Castelli presentava il progetto per la sua realizzazione. Fu benedetto per delegazione vescovile del 26 agosto 1836.