Chiesa Parrocchiale di Bulliana dedicata ai Santi Fabiano e Sebastiano

La facciata della Chiesa parrocchiale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA PARROCCHIA DI BULLIANA

Nel sec. XVI le frazioni del vasto Comune di Trivero incominciarono a far sentire i primi sintomi di una indipendenza religiosa. La distanza e la scomodità della chiesa parrocchiale del centro e l’accresciuto numero della popolazione furono i moventi che diedero via al separatismo. Prima in ordine di tempo a staccarsi da Trivero fu la chiesa di Bulliana. Il primo passo fu la sua elevazione a chiesa «curata» con la consacrazione dell’edificio e la concessione del fonte battesimale e del cimitero, fatta dal Vescovo di Vercelli Agostino Ferrero. Non conosciamo l’anno preciso, ma possiamo avanzare l’ipotesi che ciò sia avvenuto nel 1534, lo stesso anno in cui il Ferrero (V nel 1536) elevò a parrocchia la vicina chiesa di Crocemosso. Il fatto è però documentato da diversi scritti della fine del secolo, in modo speciale dalle Visite Pastorali.
In quella del 1567: «Venerabilis presbiter guillelmus supradictus (zegna) porrexit querellam Ill.mo D.no narrando quod al. homines dicti Cantoni erant sub cura sua prout sunt et quod ep.us R.mus D.nus Aug.s ferrerius tunc tmpori ep.us multis annis elapsis tempore quo consacravit dictam ecclesiam S.ti Sebastiani et cimiterum separavit ecc.m p.tam ab ecc.a ista sanctorum quirici et Julite cum hac conditione quod homines dicti Cantoni deberent recognosere in perpetuum curatum ecc.e matricis dicti loci quosd decimas ellemosinas et funeralia ut solitum erant quod nunc negant velle facere, sed recognusunt tantummodo presbiterium servientem dicte ecc.e S.ti sebastiani …».
Alla lamentela del parroco di Trivero circa l’inosservanza dei patti verso la matrice, per cui i frazionisti di Bulliana non pagavano più le decime, non portavano le elemosine e non facevano più celebrare i funerali nella chiesa parrocchiale di Trivero, fa eco il card. Guido Ferrero, che, dopo la Visita Pastorale del 1571, così diceva: «Dilectis himinibus Cantoni Bugliane de triverio salutem, cum ab hominibus fide dignis jntellexerimus quod vos in Cantono vestro habetis ecclesiam quandam sitam sub titulo sancti sebastiani que alias fuit vobis concessa pro administrandis in ea sacramentis et pro comoditate vestra Cadavera in ea sepellien, adeo quod separati et alienati fuistis ab ecclesia matrice cum hac tamen condicione et pacto quod in nullo precipue ellemosinis, decimis et funeralibus dicti loci matris ecclesie remaneret defraudata sed illarum ut antea recognosceritis in qua alienatione et promisistis ecclesiam predictam refeci facere ubi minabatur ruinam sternere sofitsre et cimiterium claudere ac etiam illi de sacerdote jdoneo et ab ordinario approbato provideri qui dicta sacramenta vobis administraret cui mercedem condignam assignare volebatis, ecc. pred.e providere de calicis, ornamentalis et alijs necessarijs pro sacrificio misse, aliaque multa facere de quibus ut constat per jnstrumentum al. cum E.po Aug.° ferrerio Avunculo predecessori nostro vos alienanti fsctum et quod nulla de supradictis sive pauca per vos observata sunt, jdeo volentes super hijs omnibus providere ut nostro pastorali jncumbit officio, vobis pprecipimus et mandamus quod sub pena scutorum XXquinque in pios usus errograndorum et in suplementum predicti debeatis dictum jnstrumentum nobis infra termini octo dierum presentare …».
Non sappiamo se l’istrumento stipulato con il Vescovo Agostino Ferrero fu presentato al Cardinale; una cosa è certa che in nessun scritto, anche posteriore, è riportato; al massimo è ricordato senza mai citarne la data. Così infatti si trova anche nella Visita Pastorale del 1573: «Visitavit Capellam parochialem S.torum Fabiani et Sebastiani vile et loci Bugliane … et in ea est parochus pbr jac.s Aprilis provisus ab Ill,mo D. Guidone Card.li al. epo Vercellen. et d.a. parochialis est membrum sup.te Rectorie Triverij …». E in quella dell’anno seguente si completa: «Visitata fuit ecc.a predicta(=Bugliane) more solito et que quidem olim accipere solita fuit omnia Sacramenta a curato Triverij sed deinde ob difficultatem adeundi, homines loci supplicatione exhibita R.mo d. d. felicis mem.e Aug.no Ferrerio ep.o Vercellen. concessit eisdem erectionem predicte ecclesie in parochialem addito baptisterio et cemeterio, quam et consecravit solemniter, preterea facultatem prohibito Sacerdotem qui sibi Sacramenta ministraret advocandi, requisito tamen Rectore Triverij SS. Quirici et Julite, salvis eidem manentibus decimis et preminentijs. Et quia plurimi ex ijs qui predictam erectionem consenserunt necnon ab eadem ecc.a Sacramenta suscipiunt onera debrectant, supplicarunt R.mum d. dicti loci bugliane homines uti dignetur concedere citatoria ad dicendum quare compelli non debeant ad onera sicut gaudent privilegio, qui et decrevit dari sibi …».
La Visita Pastorale del 1606 chiama la chiesa di Bulliana parrocchiale, ma il suo sacerdote, Giacomo Strimalio, è detto «vicecurato» e anche «parochus per modum provisionis in loco Buliane cuius Ecc.a est unita par.li Triverij». Questa situazione di dipendenza e indipendenza non giovava certamente alla causa religiosa del paese. Nel 1606 Bulliana formava un complesso di 80 famiglie e 346 persone, di cui 246 ammesse alla Comunione, contro le 70 famiglie e le 260 anime registrate nel 1573. L’aumentato numero degli abitanti e la lontananza da Trivero spinsero a popolazione a chiedere al Vescovo la completa autonomia religiosa. Il decreto di tale concessione porta la data del 17 giugno 1618 e la firma del Vescovo Giacomo Goria.
In quel giorno Vercellino Panizzone e Bernardino Cerrino, priori della chiesa, accompagnati da numerosi altri frazionisti, si presentarono al Vescovo, che si trovava a Bulliana per la Visita Pastorale e lo pregarono di erigere in parrocchia indipendente la loro chiesa, che in quegli anni avevano ricostruito in forme più ampie. Promisero di offrire ogni anno al parroco sessanta scudi di fiorini nove caduno come congrua, riservandosi però il diritto di patronato e di provvedere tutti gli arredi necessari al culto, l’olio per la lampada del SS. Sacramento e i ceri richiesti per le processioni eucaristiche e per accompagnare il Viatico agli infermi. Il Vescovo ritenne giuste le richieste e «jnformati ex inspectione loci et visitatione hodie per nos facta quod dicta Ecclesia satis est Competens et pro maiori cultus divini augmento et commodiori ac salubriori animarum dicti Cantoni regimine attenta distantia ad ecclesia parochiali Sanctorum wuirici et Julite loci Triverij decreverimus et decernimus ipsam in parochialem erigi debere et premissa prius postulatione predictorum hominum loci Bugliane ecclesiam predictam sub titulo Sanctorum fabiani et Sebastiani ab ipsis recens reedificatam ac constructam ad honorem omnipotentis Dei et Beatissime Virginis Marie et in memoriam Sanctorum fabiani et Sebastiani martirum ritu in libro pontificale prescripto … consecravimus jndulgentiamque omnibus hodie visitantibus dictam ecclesiam anni in die vero aniversario consecratonis huiusmodi ecclesie quam statuimus esse primam domenicam post solemnitatem corporis Domini cuiuslibet anni quadriginta dies in forma ecclesie consueta concessimus et concedimus. Jdeoque auctoritate nostra ordinaria … ecclesiam predictam … in parochialem ecclesiam per unum Rectorem presbiterum vel clericum secularem in titulum ecclesiastici benefitij regen, et gubernan. ac in divinis administran. erigen. duximus … concedendo insigna parochialis ecclesie vel liberam et omnemodam facultatem sacramenta prout in alijs parochialibus administrare solent …et ut predictorum hominum erga cultum divinum et ecclesie p.te augmentum in dies magis crescant fervor et caritas in animarum suarum salutem eiusdem hominibus dicti loci Bugliane Triverij nostre Vercellen. Diecesis presentibus et futuris heredibus et successoribus suis universis qui pro tempore errunt in infinitum jus Patronatus eligendi silicet nominandi et presentandi nobis et successoribus nostris episcopis Vercellen. pro tempore existen. sacerdotem jdoneum habilem et sufficientem juxta farma sac. Concilij Tridentini … quotiescumque dicta ecclesia Rectore vacare cintigerit …»
I nuovi parrocchiani non esercitarono subito il diritto di patronato in quanto da alcuni anni la loro chiesa era retta da D. Nicola di Andorno, il quale già in antecedenza sui registri si firmava col titolo di «curato». Nel 1619, ad un anno dalla fondazione, a causa dell’aumento delle monete, i capi di casa si radunavano sulla via pubblica, davanti la porta del cimitero e di comune accordo stabilivano di portare la congrua a fiorini seicento all’anno. Mandavano il tutto al Vescovo per la sua approvazione, pregandolo, nello stesso tempo, di voler confermare come loro pastore il ricordato D. Corte. Mons. Goria li accontentava e con decreto dell’8 luglio 1619 confermava nella carica D. Corte. All’inizio la nomina del parroco era fatta in questo modo: i capi-famiglia facevano una rosa di quattro sacerdoti, che veniva presentata al Vescovo, il quale sceglieva e nominava il sacerdote che credeva più idoneo. Il diritto di patronato fu esercitato fino all’inizio del secolo scorso. Il 9 gennaio 1823 vi rinunciavano per poter beneficiare del regio aumento di congrua e da allora la parrocchia è diventata di libera collazione.
In tempi passati si rappresentava a Bulliana, nel pomeriggio del 1 o del 6 gennaio il dramma della «Strage degli Innocenti». Scrive in proposito N. Mecco: «Su per i prati che circondano quella ridente frazione di Trivero sciamava una folla di done scarmigiate ed urlanti che serravano fra le braccia dei fantocci di miseri stracci ed aventi più o meno la forma di bimbi lattanti, inseguite da guerrieri vestiti nelle più strane foggie col capo coperto da cimieri inverosimili e che brandivano minacciosamente delle terribili spade di latta o di legno. Raggiunte le donne i guerrieri strappavano loro i bimbi e con gran colpi li trafiggevano e ne spiccavano le teste: tutto questo insieme di stracci rotolava per i prati in pendio tra grida, urli e fracasso della folla, che, niente atterrita dalla macabra scena, si divertiva un mondo in quella baraonda ». Il dramma, perduto il suo originario mordente religiosi, era degenerato in uno spettacolo carnevalesco e rasentava la profanazione del fatto che rappresentava. Cadde in disuso e non venne più rappresentato. Nell’A. P. si conserva però il testo.
L’A. P. non abbonda di documenti e anche quei pochi hanno scarso valore storico. Possiamo però seguire le vicende della parrocchia e della chiesa attraverso le Visite Pastorali e i documenti che si trovano in altri archivi. La congrua fissata dai parrocchiani fu causa di non pochi guai. Nel 1661 dovette intervenire il visitatore vescovile, D. Giuseppe Vigevano, prevosto di Santhià, perché il parroco D. Gio. Giacomo Fila si lamentava «che gli huomini di detta Cura non gl’hanno mai volsuto pagare li scudi sessanta da fiorini nove l’uno con li quali dottarono detta Cura». A loro volta i parrocchiani rispondevano di «non essere tenuti a pagarli la somma da lui pretesa per haver egli doppo che si ritrova al possesso della Cura sempre volsuto tener e golder quantità di pezze di campi, prati e castagneti … lasciati alla Chiesa o sij Compagnie del S. Sacramento, Rosario ef Suffraggio, li cui proventi si dovevano retirare et amministrare dalli ministri». Il Visitatore dava ragione ai parrocchiani, lasciando l’usufrutto dei terreni al parroco ed esentando i frazionisti dala somma annuale, con l’augurio «che per l’avenire restino fra di luoro in bona pace rispettando d. Parochiani d.° luoro Parocho come si conviene».
Nel 1665 la popolazione era salita a 400 persone e a proposito della congrua nei decreti della Visita Pastorale di tale anno si legge: «Stante che li decreti fatti da Mons. Ill.mo Vescovo della Rovere n.ro predecessore non hanno havuto alcun effetto. Perciò circostritto il decreto fatto dal suo delegato circa la mercede del Parocho ordiniamo alli Parrochiani di dover d’hor avanti pagargli per la dote della sua Chiesa l’ammontare delli scuti sessanta stabilitegli nella fondatione presentata … sotto pena della soppressione di d.a Parrochiale et al Parocho di dover restituire li beni della Chiesa acciò de frutti luoro si provegga a suoi bisogni».
La popolazione di Bulliana fu sempre molto povera e a volte stentava a racimolare la somma totale della congrua. In un Inventario del 1744 il parroco D. Cerrino giustificava la loro inadempienza: «Il Benefico Parochiale ha il redito annuale di livre cento e quaranta reali et una mezza mina segla per focolare aprezzata per cad.a mezza mina una livra, (vi sono) fuochi cento circa et attesa la grande miseria di questo Popolo a pena di due terzi de particolari puossono esigere …».
Alla miseria si aggiunse la svalutazione della moneta, che creò la grave crisi per gli abitanti e ci fu un tempo in cui si stentava a trovare un sacerdote che volesse attendere alla parrocchia. In questa lettera, indirizzata al Vescovo nel 1792, si dice: «… quantunque sasi con istrumento delli 22 settembe 1788 fatto aumento di congrua al loro Sig. Parocho tuttavia con esso non potrebbe ricavare l’annua sussistenza, attesa la mala qualita de tempi, motivo per cui non trovano chi voglia accettare tal Benefizio Parochiale senza che si divenga ad altro aumento e per altra parte li sud.i particolari sono impossibilitati a farlo del proprio». Su richiesta dei capi-famiglia, tutti firmati in calce, mons. Viancini il 25 novembre 1792 delegava il vicario Sella affinchè esaminase se era possibile aumentare la congrua attingendo dai fondi della chiesa parrocchiale e del santuario della Brughiera.
Nel 1681 gli abitanti erano diminuiti a 270 unità, di cui 200 ammessi alla Comunione. Nel 1819 erano 650, raggruppati in 135 famiglie, saliti a 880 e a 152 famiglie nel 1837. In quest’ultimo anno il parroco faceva presente che durante la primavera 150 persone emigravano per due mesi e in autunno 200 per altri due mesi in cerca di lavoro.
Gli atti anagrafici della parrocchia cominciano dal 1616 per i battesimi, per 1644 per i morti e altrettanto per i matrimoni. Gli atti di morte registrano in numero assai rilevanti i decessi a causa di morte violenta, non solo in loco, ma anche altrove, data l’emigrazione stagionale degli abitanti. Ne ricordiamo alcuni: Francesco Cerrino, di anni 33, «nocturno tempore occisus» il 23 dicembre 1669; Pietro Fassolo di anni 25, ucciso il 15 agosto 1683; Giovanni Francesco Panizono, di anni 35, ucciso il 6 febbraio 1695; Antonio Fila, di anni 30, ucciso il 23 aprile 1698 e Carlo Paniziono, di anni 26, ucciso a Donato il 31 maggio dello stesso anno; Pietro Casaccia, ucciso sulla piazza del santuario della Brughiera il 15 giugno 1719; Giovanni Battista Ballada, ucciso e sepolto a Crevacuore il 14 aprile 1742; Antonio Cerrino, di anni 46, ucciso sul territorio della parrocchia di Trivero e sepolto a Bulliana il 6 ottobre 1775; Giovanni Battista Cerrino, di 34 anni, «atroci vulnere correptus» il 5 luglio 1777; Domenico Giacomone, di anni 28, ucciso l’11 luglio 1784; Giacomo Masso, ucciso in guerra a Castelnuovo Scrivia il 20 febbraio 1800; Giulio Vitri ucciso dai soldati di Bulliana il 7 marzo 1794; Giuseppe Cerrino, di anni 40, anch’egli ucciso dai soldati di Bulliana il 25 marzo 1802, ecc.
Tra i morti si trova anche un convertito: è così riportato: «Anno 1762 die 20 Maij obijt Jacobus Lechas filius q. Gulielmi de Mastricho coniux Venturine Spaventi filie Marci Venetae, exterus et absque domicilio ad fidem catholicam conversus, aetatis annorum 37 … et eius corpus die 21 Maij sepultum est in Coemeterio huius Eccl.ie». Come pure è elencato il decersso di due eremiti del Santuario della Brughiera: il primo è di Bartolomeo Casaccia Sartore, originario del luogo, deceduto a 85 anni il 16 dicembre 1768 e sepolto «in tumulo ad hoc extructo in Ecclesia Majori Oratorij B.M.V. de Brughiera in quo eremiticam vitam degebat laudabiliter et cum magna predicti oratorij utilitate»; il secondo è di Giovanni Battista Bellio «eremita», deceduto all’età di 70 anni il 24 giugno 1801 e sepolto nel cimitero parrocchiale.

I PARROCI DI BULLIANA

Prima dei parroci della seconda fondazione della parrocchia nel 1618, riportiamo anche i nomi e i dati di alcuni sacerdoti che ressero la chiesa in qualità di vicecurati nei quasi cento anni che precedettero la vera erezione della parrocchia. Non viè un elenco completo e si basa unicamente sulle Visite Pastorali.

Giacomo Aprile di Bulliana (.… – 1567 – .…)
E’ nominato per la prima volta nella Visita Pastorale del 1567, dove si dice che amministrava i sacramenti e faceva tutte le funzioni necessarie alla frazione e gli abitanti gli avevano promesso di dargli dieci scudi annui e «elemosinam a particularibus secundum qualitatem et divitias ipsorum et hoc anno habuit staria tria silliginis nec alios percepit fructus». Gli avevano persino fatto costruire una casa di abitazione, staccata dalla chiesa. Alle interrogazioni del Vescovo sulla sua vita D. Aprile rispose «che sono incirca sette anni che fu fatto sacerdote in Ivrea da mons. Andrea de monte con la sua missioria et che da puoi in qua ha esercitato cura nel logo di Cozala dove era per coadiutore del Curato di quel tempo e questo con licenza del S. filipo beccaria Vic.° in quel tempo et hora sta nel sopradetto Cantone al servitio di quella Chiesa nella quale administra li sacramenti con licenza del Vic.° foraneo di Biella». Molto interessante la liturgia che egli seguiva nel 1573, rilevata dalla Visita Pastorale di tale anno: «Jnfantes baptizantur infra triidum. Sponsi non confittentur peccata. Audit parrochus confessiones sine superpelliceo … Jn puerperijs et sponsalibus dicitur missa sicca». e si conclude: «Repertus est dictus capellanus omnino igrnarus, nesciens legere, et ea que ad curam animarum attinet penitus ignorat, et videtur valde inanis». Era ancora vicecurato nel 1576.

Giacomo Strimalio di Lugnacco (.… – 1606 – ….)
Nella Visita Pastorale del 1606 si scrisse di lui: «Rev. pdr Jacobus strimaiius de lugnacho Eporedien. Diocesis annum agens 59. Est parocus per modum provisionis in loco Muliane cuius Ecc.a par.lis est unita par.li Triverij Percipit a Comunitate et hominibus huius Cantoni aureos 50 annue huius monete. Habet facultate exercendi curam animarum in d.° loco ultimo confirmtam et renovatam ab ill.mo et M.R.D. Vic.° Leone sub ultimo ijsdem verbis videl. Eandem facultatem renovamus arbitrio duraturam ex quo hodie pro d.a psr.li Buliane fuit coram nobis examinatus et admissus Vercellis die seconda Martij 1601. Postea autem confirmatam ab Ill.mo et M.R.D. Vic.° Gegio pro administrandis eisdem Sacramentis in par.li S.ti Nicolai Curini per annum sub die XI 9bris 1605 …». Non si hanno altre notizie.

Nicola Corte di Andorno (1616 – 1622)
Nel 1616 reggeva già la chiesa di Bulliana e nei registri di battesimi si firmava, anche se non lo era, col titolo di parroco. Fondata la parrocchia nel 1618, un anno dopo i parrocchiani richiesero al Vescovo che lo confermasse per loro parroco, il che mons. Giacomo Goria fece con decreto dell’8 luglio dello stesso anno. D. Corte morì nel mese di novembre del 1622.

Giovanni Giacomo Cecidano di Camandona (1623 – 1627)
Alla morte di D. Corte, i capi di casa procedettero lla nomina e alla presentazione al Vescovo di quattro sacerdoti e precisamente D. Giovanni Antonio Ormezzano di Mosso, Giacomo Cecidano cioè Catella di Camandona, Gaspare Maggia di Pettinengo e Battista Costa di Andorno. Il Vescovo sceglieva D. Cecidano, che resse la parrocchia solo per quattro anni. Non sappiamo se la lasciò per morte o per rinunzia. Stese l’ultimo atto di battesimo il 23 febbraio 1627.

Stefano Baijs di Candelo (1627 – 1630)
Non si possiedono i documenti della sa nomina, ma la si desume dagli atti di battesimo dove incomincia a firmarsi curato l’8 ottobre 1627 e continua fino al 3 settembre 1630. Non si hanno altri dati.

Giovanni Battista Cossa di Andorno (1632 – 1633)
Dev’essere quel G. B. Cossa che era stato presentato candidato al Vescovo nel 1632 e che allora non era stato eletto. Brevissima fu pure la sua permanenza a Bulliana. Dal solito libro dei battesimi la sua firma, a volte con l’appellativo di «rettore» e quasi sempre di «v. curato», compare solo negli anni 1632-33. Quest’appellativo lascia supporre che non abbia avuto una nomina regolare e che quindi non sia stato un vero parroco. Opinione confermata dalla breve permanenza a Bulliana.

Giovanni Battista Corte di Andorno (1633 – 1639)
Incomincia a firmare il registro dei battesimi il 25 dicembre 1632 e continua fino al 24 settembre 1639. Nulla sappiamo di lui all’infuori della sua permanenza, come di solito non lunga, a Bulliana dal 1632 al 1639.

Martino Radice … (1639 – 1643)
Anche questo sacerdote non dovette essere un vero parroco, perché negli atti di battesimo dal 1639 al 1643, epoca della sua permanenza a Bulliana, si firma sempre «vicecurato».

Pietro Bernardino Torello … (1644 – 1661)
La sua permanenza a Bulliana fu assai lunga, ma avanziamo dei dubbi anche sulla sua nomina a parroco, perché in tutti gli atti anagrafici si firma sempre «esercente la detta Cura di Bugliana».

Giovanni Giacomo Fila di Trivero (1661 – 1668)
Era già parroco nel 1661 come appare dalla Visita Pastorale di tale anno e dagli atti anagrafici della parrocchia. Nella Visita Pastorale del 1665 si legge che era stato eletto, non dai capi famiglia, ma per Bolle Apostoliche con processo fulminato presso la Curia di Casale. Nella nomina del suo successore si dice che morì in sede nel dicembre del 1668, ma non esiste l’atto di morte. Sempre negli atti di nomina del successore si attesta che D. Fila era stato eletto dalla Sede Apostolica «temporum et bellorum iniuria». Alla sua orte fu economo spirituale D. Giovanni Alberto Cerruto, che poi divenne parroco.

Giovanni Alberto Cerruto di Crocemosso (1669 – 1713)
Finalmente un parroco nominato dai patroni. IL 15 gennaio 1669 i capifamiglia nominano D. Giovanni Alberto Cerruto di Crocemosso, D. Giovanni Battista Rista di Portula, D. Quirino Fila e il suddiacono Giacomo Fila del luogo quali candidati da presentare al Vescovo. La scelta cadde sul primo, che fu eletto con decreto del 23 febbraio 1669. A differenza dei suoi predecessori resse la parrocchia per 44 anni, essendo morto in sede il 9 novembre 1713. Non possediamo il suo atto di morte, ma sapendo dalla Visiti Pastorale del 1692 che aveva allora 54 anni ed era sacerdote da 31, possiamo concludere che morì all’età di circa 75 anni. Fu nominato economo spirituale D. Giovanni Battista Giacomone.

Giovanni Pietro Cerrino di Bulliana (1714 – 1753)
Il 16 novembre 1714 i parrocchiani procedettero alla nomina di un solo sacerdote nella persona del loro concittadino Pietro Cerrino, che presentarono al Vescovo, il quale con decreto dell’8 febbraio lo confermava. Dopo 37 anni di parrocchia, morì a Bulliana il 6 giugno 1753 e fu sepolto nella chiesa parrocchiale. Nel suo brevissimo atto di morte si legge: «1753 die sexta Junij emigravit ex hac vita Presbiter Joannes Petrus Cerrins parochus predictus sacramentis et sepultus cum permissione superioris in ecclesia». Fu nominato economo spirituale D. Pietro Cerrino.

Giuseppe Cerrino di Bulliana (1753 – 1792)
Il 5, 6, 7 settembre 1753 si fece a Bulliana l’elezione del nuovo parroco e quasi tutti votarono D. Giuseppe Cerrino, sacerdote del luogo. Fu confermato dall’autorità diocesana con decreto del 27 ottobre e prese possesso il 18 novembre successivo. Resse la parrocchia per 39 anni e morì il 29 agosto 1792, all’età di 78 anni e fu sepolto all’ingresso della chiesa, dal lato sinistro: «Anno Mill.mo Septing,mo nonagesimo secundo die vigesima nona Augusti admodum Reverendus D. Joseph Cerinus Rector dignissimu Ecclesie Parochialis Buliane refectus ac munitus Sacramentis …, placidissime obdormivit in Domino etatis annorum septuaginta octo, rexit hanc Ecclesia triginta novem annis, eius corpus sepultum est in ingressu Ecclesie a sinistris». Fu eletto economo spirituale D. Giuseppe Gaza.

Giuseppe Antonio Casaccia di Bioglio (1792 – 1835)
Come per il suo predecessore, nei giorni 11, 12, 13 dicembre 1792 i capifamiglia procedettero ala nomina del nuovo parroco, che scelsero nella persona di D. Casaccia di Bioglio e che fu confermato con decreto della Curia di Biella dell’11 marzo 1793. Fece il suo solenne ingresso il 19 marzo successivo. Negli ultimi anni, a causa di una malattia, gli fu dato un amministratore, ultimo in ordine di tempo D. Paolo Maria Gastaldi, che fu nominato economo spirituale e poi parroco. Morì a Bulliana il 26 novembre 1835 a 85 anni e fu sepolto il giorno seguente alla presenza di tutti i sacerdoti del vicariato. Nell’atto di morte si dice che per oltre 42 anni «laudabiliter rexit hanc Ecclesiam».

Paolo Maria Gastaldi di Colla di Netro (1836 – 1844)
Fu il primo parroco eletto dal Vescovo, dopo la rinuncia al patronato. Il decreto vescovile è datato 30 agosto 1836. La sua permanenza non fu lunga come quella dei suoi predecessori, poiché il 19 gennaio del 1844 moriva, all’età di 51 anni. Fu l’ultimo parroco sepolto in chiesa. Nell’atto di morte si attesta che era figlio del not. Giovanni Domenico Gastaldi e Maddalena Gastaldi. Nella vacanza fu economo spirituale D. Cesare Catella.

Giovanni Battista Fantone di Casapinta (1844 – 1901)
Fu eletto con decreto della Curia di Biella del 20 luglio 1844 e fece il suo ingresso in parrocchia il 4 agosto successivo. Fu il parroco che per più tempo rese la parrocchia, essendo rimasto in carica per 57 anni. Figlio di Andrea Fantone e Angela Gallo, era nato a Casapinta nel 1814 e ordinato sacerdote nel 1839. Morì in sede, all’età di 88 anni, il 1 aprile 1901 e fu sepolto nel Santuario di Oropa. Fu parroco e vicario foraneo. Alla sua morte fu nominato economo spirituale D. Eugenio Viale.

Bartolomeo Maron Pot di Botto (1902 – 1945)
Nacque a Botto il 24 maggio 1866 da Lorenzo Maron Pot e Maddalena Filippino e fu ordinato sacerdote nel 1893. Il decreto della sua nomina a parroco di Bulliana porta la data del 14 gennaio 1902. Fu anch’egli uno dei parroci più longevi. Per motivi di salute il 20 dicembre 1945 rinunciava alla parrocchia e si ritirava al Cottolengo di Biella, dove moriva il 2 aprile 1946, all’età di 80 anni. La sua salma fu trasportata a Bulliana e sepolta nel cimitero in mezzo ai suoi parrocchiani. Alla sua rinuncia fu nominato economo spirituale D. Giuseppe Gozzi.

Angelo Bergamo di Romano d’Ezzelino (1946 – 1996)
Nacque a Romano d’Ezzelino il 29 Aprile 1916 da Giacomo Bergamo e Angela Carleno e ricevette l’ordinazione sacerdotale il 30 maggio 1942. Fu dapprima viceparroco a Coggiola, nel 1943 a Vallemosso, nel 1944 a Campiglia e nel 1945 a Soprana. Fu nominato parroco di Bulliana il 23 maggio 1946 e prese possesso della parrocchia il 23 giugno dello stesso anno. Rinunciò alla parrocchia il 30 novembre del 1996. Morì a Trivero il 28 febbraio 1997.

Secondino Lanzone di Crocemosso (1996 – 2003)
Nato a Crocemosso il 22 ottobre 1926 da Ugolino Lanzone e Florinda Stella, studiò presso il seminario diocesano e fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1950. Nello stesso anno fu mandato viceparroco a Vallemosso. Con decreto vescovile del 22 marzo 1955 fu nominato parroco di Castagnea, di cui prese possesso il 19 maggio successivo. Fu trasferito a Trivero il 7 novembre 1960. solennemente accolto dalla popolazione il 18 dicembre dello stesso anno.
Nominato prevosto della parrocchia di Botto il 1 giugno 1996, ne prese possesso il 5 giugno dello stesso anno.
Nominato prevosto della parrocchia di Bulliana il 1 dicembre 1996, ne prese possesso il 3 dicembre dello stesso anno.
Rinuncia agli incarichi parrocchiali il 1 settembre 2003 per diventare Rettore del Santuario della Madonna della Brughiera.

Gianni Pedrolini di Trivero (2003 -)
Nato a Trivero il 12/07/1941. Viene ordinato Sacerdote il 25 giugno 1967.

LA CHIESA PARROCCHIALE DI BULLIANA

La chiesa parrocchiale di Bulliana, dedicata ai Martiri Fabiano e Sebastiano, ha origini che risalgono per lo meno al sec. XV. Nei primi decenni del ‘500 fu consacrata da mons. Agostino Ferrero, Vescovo di Vercelli, insieme al cimitero ed elevata a chiesa «curata». Però la prima descrizione, che di essa possediamo, risale al 1567 e così la delinea: «Jn dictis finibus triveri adest alia ecc.a que est sub titulo S.ti Sebastiani, que nullos habet redditos … Ecc.a predicta habet altaria tria cum dubobus lapidebus cum singulis tobaleis pro singulo, qua ecc.a est sub tecto et non est stratta bitumine nec lateribus et non habet calicem et illum quo utitur habuit mutuo a Ven.li presbitero guillelmo Zegna qui est ecc.e sanctorum Quirici et Julite Curato et adest cimiterium clausum sed non habe januas ligneas. Homines fieri fecerunt Domum unam pro habitatione et res. Predicti sacerdotis que domus est separata ab ecc.a per spatium unius modi terre …».
L’estrema povertà di questa chiesa, oltre che della mancanza della volta e del pavimento, è sottolineata dal fatto che non possedeva neppure un calice per la celebrazione della Messa e quello che aveva era di proprietà del curato di Trivero. Questa stessa situazione è ancora lamentata nella Visita Pastorale del card. Guido Ferrero del 24 ottobre 1571, in cui si legge: «… et promisistis ecclesiam predictam refeci facere ubi minabatur ruinam, sternere, sofitare et cimiterium claudere ac etiam illi de sacerdote jdoneo et ab ordinario approbato provideri …».
Con maggior abbondanza di notizie la Visita Pastorale del 1573 completa i dati che già conosciamo: «Visitavit Capellam parochialem S.torum Fabiani et Sebastiani ville et loci Bugliane distans per milliarem unum a loco treverij … Et in ea vidit S.mum Sacr.um super altare in tabernaculo ligneo satis decenter picto, intus ornato panno ligneo rubeo in calice argenteo postium in hostia magna cum duabus particulis parvis … et penes illud ardet lampada die noctuque … Prope portam a dextris adest baptisterium lateritium decenter magnum a terra elevatum fere brachium unum cum dimidio … Altare maius versus oriente positum in fornice decenter picta aliquantulum parvum cum bradella admodum angusta cum lapide ut asseritur sacro sed inequali et valde parvo in medio mense altaris posito sine icona sed loco eius adest a.rum tabernaculum cum quibusdam figuris angelorum pictis in legno, capienti totam longitudinem altaris et reperitur ornatum sola mappa, penes illud adest fenestra angusta longitudinis brachij sine telari et crate.
Penes d. fornicem a regione meridie adest altari S. ti laurentij sola mappa ornatum, cum lapide valde parvo et inequali in medio mense altaris posito habito pro sacro, licet revera ob eius indecentiam videatur non sacrum esse, non dotatum, sine bradella, et icona sed loco illus reperitur figura picta et in eo celebratur in festo S.ti laurentij et aliq. ex devotione.
A parte septentrionali reperitur altare beate Virginis mappis ornatum non dotatum, cum lapide sacro parvo in capsula lignea non tela operto in medio altaris posito sine bradella, cum icona picta cum figuris ob humiditatem devastatis, et in eo celebratur singulis diebus sabati et ex devotione.
Tota ecc.a est cum suffitto numerime decenter constructo, sine pavimento et illius parietes bene se habent, quatuor sunt fenestre cum cratibus ferreis quarum due a lateribus maioris porte a terra extollunt per brachium unum cum dimidio per quas existenses extra ecclesiam Missam audire possunt.
Jn angulo versus meridiem prope baptisterium adest campana super duobus pilastris collocata. Duas habet portas unam versus meridiem, aliam vero maiorem versus occidentem.
Circa ecc.am adest cimiterium muro circumdatum cuius porte minime clauduntur ac sine for. et pars d.ti cemeterij, que est versus portam maiorem reperitur tecto operta. Duo labella reperiuntur quorum alter, est prope portam sine aqua aliud verus intus cum aqua … Prope lubellum internum adsunt due capse clause, in quibus reperiuntum infra bona (segue l’elenco dei pochi paramenti).
Come si avrà notato la chiesa, che doveva presentarsi ad unica navata e orientata liturgicamente ad oriente, in questo tempo si trovava già ricoperta da un soffitto di legno, anche se mancava ancora il pavimento; aveva un battistero di laterizio, che si ordinerà di rifare e accanto ad esso, sostenuta da due pilastri, sporgenti dal tetto, si trovava una campana che sostituiva il campanile ancora mancante, come pure sprovvista era di sacrestia, la cui mancanza era supplita da due casse per conservare i paramenti, collocate nella chiesa stessa; l’altare maggiore era ornato di ancona di legno, ornata di figure d’Angeli dipinti e si trovava sotto una volta decentemente frescata; dei due altari laterali, uno era dedicato a S. Lorenzo e portava dipinta sul muro l’immagine del Santo e l’altro alla Madonna ed era ornato di ancona lignea con statue dipinte. A lato della porta si trovavano due delle quattro finestre che davano luce alla chiesa e il cimitero, come a Trivero, era in parte ricoperto, probabilmente dal portico della facciata della chiesa.
Nel 1574 si compì una nuova Visita Pastorale e il visitatore vescovile annotava finalmente che era stato costruito il pavimento della chiesa, mentre nel resto si era ancora al punto della visita precedente: «… Altare maius indiget lapide sacro et bradella in forma. fenestre ab utroque latere ingressus calaudente, ita ut non liceat introspicere. Baptisterium propiter inopim incolarum nondum fuit confectum. Tectum interius fuit suffictum satis decenter de novo … Pavimentum recens confectum decenter. Sacristia et campanile desunt, Fusse cum cratibus lignei in ingressu cemeterij nondum confecte. Pixis et multa alia necessaria desunt propter paupertatem loci …».
Gli stessi rilievi si trovano pure nei decreti della Visita Pastorale del 1580: «Si è visitata la Chiesa de S.ti Fabiano et Sebastiano d’esso luco et si è trovato ce non si è exequito cosa alcuna dil già ordinato nelle altre visite. Però si comanda che nel termine di duoi mesi prossimi debbano haver redotto l’altare grande alla forma di grandezza et di sua bradella, et haver fatto serrar la finestra d’jnvitriata, ovvero di tela qual è verso il corno dell’epistola et provisto d’una pisside, et almeno de doij corporali et trej purificatori alla forma ordinaria. Si commanda che fra un mese si proveda che il Battisterio sia accomodato alla forma et nel modo che già fu ordinato et d’un vaso per l’acqua benedetta alla forma ordinata et d’un lampadario. Si comete che fra quindeci giorni si facci serrar le finestre dalle parti della porta grande, per le quali finestre si po’ guardare dentro della chiesa quando si celebra la messa»
La Visita Pastorale del 1606 accenna ad un campanile, ma, per il fatto che si ordina di costruirne un altro staccato dai muro della chiesa, si può pensare che fosse ancora quello formato dai due pilastri, di cui parlano le Visite Pastorali precedenti. La chiesa in tale documento è così descritta: «Visitavit Eccl.iam par.lem SS. Fabiani et Sebastiani … Sacra Eucharistia toto anno asservatur sumptibus Soc.tis Corporis xpi et reperta est jn tribus particulis pixide congrua, inclusis … Baptisterium tolerabile sed aqua est immunda … Desiderat gradum, Bradellam, umbellam et imaginem Baptismi xpi … Cancelli intorticiorum sunt indecentes.
Altare maius est forma prescripta … Tabernaculum est indecentissimum … Desiderat Iconem, umbellam … Jn medio Ecc.te juxta murum lateralem dexterum est Altare B. V. absque titulo et redditu forma prescripta … et ad illud celebratur. Ecc.ia unica constans navi est pavimentata asseribus indecen, tecta. Muri laterales sont altiore faciendi et omnino construenda fornix. Jmago magna crucifixi est super sepimento chori; facta fornice Ecc.e loco convenien. ponetur. Porta lateralis habet vas aue S.te indecen. fenestre due carent specularibus e vitro. Valve porte maioris sunt rudes. Super ea habentur jmagine sacre ad prescriptum. Deest porticus …
Cemeterium est muro cinctum sed desiderat crates et foveas vel construi vel ronovari. Turris campanilis est indecens, fabrican. extra Ecclesiam loco convenienti. Unica tamen habetur campana. Nulla habetur crux in fronte Ecc.e, Poterit Campanile fabricari juxta Sacristiam ubi nunc est porta lateralis … Sacristia tollerabilis licet parva …
C’è finalmente la sacrestia, anche se piccola: gli altari laterali sono ridotti a uno, quello della Madonna, che si trovava addosso ad un muro, al centro della chiesa; sulla porta d’entrata sono dipinte, secondo l’uso del tempo, alcune immagini sacre, che possiamo identificare con i Santi Patroni; si ordinava di costruire la volta, ma questo non fu eseguito, perché negli anni successivi l’edificio fu rifatto dalle fondamenta e il 17 giugno 1618 consacrato dal Vescovo mons. Goria. Infatti nei decreti della seconda fondazione della parrocchia, compiuta nello stesso giorno, sta scritto: «… ecclesiam predictam sub titulo Sanctorum fabiani et sebastiani ab ipsis recens reedificatam ac constructam, ad honorem omnipotentis Dei et Beatissime Virginis Marie et in memoriam Sanctorum fabiani et sebastiani martirum, ritu in libro pontificali prescripto, nobis assistentibus multum Reverendis Joanne Antonio Cauda Prepositi et Cesare Bertodano canonico ecclesie Collegiate Sancti Steffani oppidi Bugelle ac aliis personis ecclesiasticis consecravimus». Prima della consacrazione il Vescovo aveva visitato la buova chiesa e l’aveva trovata «satis competens».
Il nuovo edificio si presentava a tre navate. La Visita Pastorale del 1661 la descrive con due altari laterali, dedicati alla Madonna del Suffragio e alla Madonna del Rosario, completa di struttura muraria, con un campanile (l’attuale) e ancora mancante di sacrestia: «Visitavis Eccl.iam sub tit.° SS.torum fabiani et Sebastiani loci Bugiane … Tabernaculum est ligneum situm in loco humili … Jn forma Jcone est simulacrum B. V. M. jn Nicia decenti positum cuius ornamentum est jnnamuratum … Altare sive mensa latericia habet Petram sacratam ad prescriptum … Presbiterium non est septum Cancellis jdeo quam p.mum sepiend … Ne quis laicus audeat jnfons Baptismalis lapideus bipartitus jnserviens quoque pro sacrario … Prope portam est aliud sacrarium bene dispositum. Jussit ammoveri feretrum ab Ecc.a et reponi in Cemiterio sub tecto.
A latere et in Cornu Evangelij est Altare sub tit.° B. V. M. jn qua est errecta Confraternitas Suffragij mortuorum … A latere jn Cornu Epistole Capella sub tit.° B. V. M. de Rosario jn ea pariter errecta societas sub eodem tit.° … Ecc.ia constat tribus navibus fornicatis et pavimentatis et est Consecrata sed non agitur dies Dedicationis. Jussit in posterum celebrari solemniter … A latere in Cornu Evangelij est Turris Campanilis cum duobus campanis. Cemeterium ad prescriptum sed desunt Crates lignee in Portis … Non adest Sacristia et jdeo suppellectilia necessaria pro celebratione asservantur in Armario retro Altare que habentur omnia ad prescriptum et quorum multa sunt pretiosa …».
Quattro anni più tardi il Vescovo notava che questa casa minacciava rovina nel coro ed era troppo piccola per la popolazione («Chorus minatur ruinam jdeo … quia ampliand. Chorus precipue propter angustiam Ecclesie precepit vicino ut medio condigno pretio extimando cedat eccl.e solum necessarium in eius prato adheren,»), mentre trovava costruita la sacrestia («Sacrestia vidit tollerabiliter provisam sed nullus abacus ad recludenda paramenta»). A rimediare a questi ed altri inconvenienti ordinava: «All’Altar maggiore si tolga la statua della B. Vergine fra sei mesi prossimi sele facci far un Jncona decente … e sotto al tabernacolo si faccino metter due gradini di legno dipinti per rilevarlo alquanto e che serrino l’apertura che riguarda il Choro … Si facci fare una Guardaroba per la Sacristia de reporvi le paramenta e suppellettili sacre qual ha decenti. Il Crocifisso sopra l’architrave si tolga e sene provegga altro più decente. Si facci assicurar la Chiesa dalla rovina che minaccia fra sei mesi sotto pena dell’jnterdetto … Perché questa Chiesa è troppo angusta e si stima necessario di aggrandire almeno il Choro si ordina al vicino confinante che mediante il pagamento raggionevole debbi ceder alla Chiesa quello che per il ben pubblico e per comodità d’essa sarà giudicato necessario del prato confinante …».
Di questi tempi esiste anche un Inventario, in cui sono descritti gli arredi degli altari, assai importante perché tutti scomparsi: «Nella Sacrestia un credenzone di noce. All’Altare Mag.re si trova … duoi quadri uno delli quali è dipinto Santo Sebastiano e nell’altro la madona Santissima con l’Angelo Custode et altri Bambino … un Tabernacolo con una pisside dorata, una statua della Santissima Verg.e con bambino in bratio quale avanti sua vetreiata, una pace, due Angeli dorati … Un Crucifisso nuovo sopra l’Architrave grande … All’Altare della Madonna Santissima del Rosario un quadro grande in cui è dipinta la vergine Santissima del Rosario, Santo Dom.co, Santa Cattarina et atorno molti bambini, duoi Angeli dorati … All’Altare della Madonna Santissima del Suffragio un quadro in cui è depinta la Santissima Verg.e con un Bambino in bratio, da una parte Santo Carlo e dall’altra Santo fran,co».
Il coro non venne ampliato, ma solo restaurato e ancor oggi si presenta in quelle forme. Fu invece ampliata la chiesa, che fu nuovamente riportata ad una navata. I lavori dovettero iniziare dopo il 1681, poiché nella Visita Pastorale di tale anno si accenna ancora ai due altari laterali dedicati alla Madonna del Suffragio e alla Madonna del Rosario. Doveva invece essere già ultimata nella parte muraria, anche se mancavano ancora i lavori di rifinitura, nel 1692. Lo si ricava dalla Visita Pastorale di tale anno in cui, dopo aver ricordato la costruzione dei primi due altari laterali, che conservarono gli antichi titoli, si aggiunge: «Nulla alia ad presens sunt Altaria, licet Capelle alie sint que cum tota fere Ecclesia nempe a dictis Altaribus retro rudibus parietibus extructe videntur».
La nuova costruzione comprendeva sei cappelle laterali, che a poco a poco furono occupate da altrettanti altari. Oltre i due già ricordati (quelo del Rosario conserva un dossale in stucco, attribuibile a mastri valsesiani e una statua lignea della Madonna, risalenti alla fine del secolo XVII), che occupano le prime cappelle verso il presbitero, nella prima metà del secolo XVII se ne aggiunsero due altri, in onore della Annunciazione (dalla parte del Vangelo) e di San Giuseppe (dalla parte dell’Epistola). Entrambi questi altari erano ancora da benedire nel 1747: «A cornu Evangelij Altare Ss.mi Suffragii, quod in omnibus est ad prenunciationis omnibus destitutum et adhuc benedicendum. A cornu Ep.le pra. Altare cum Simulacro in Nicea collocato B. V. M. Ss.mi Rosarii …». L’altare di S. Giuseppe, con dossale in stucco e con dipinto su muro lo sposalizio della Madonna e S. Giuseppe (scuola valsesiana) sussiste ancora, mentre quello dell’Annunciazione all’inizio del secolo scorso fu dedicato al Crocifisso e divenne sede di una compagnia di disciplini.
Anzi questo altare con ogni probabilità non fu mai dedicato all’Annunciazione, come vorrebbe al Visita Pastorale citata, ma all’Immacolata Concezione, come appare da un Inventario di pochi anni dopo e da tutti i documenti successivi. Nell’Inventario infatti si legge: «Nella Sacrestia (si trova) un Credenzone di noce lavorato con qualche intaglio ed altro vecchio … L’altar maggiore con suo tabernacolo ed anchona dorata con sua tendina per coprirlo; altro a mano destra dedicato alla Beata Vergine del Rosario construtto di scajola con sua Nichia ove sta riposta d’essa la Statua; altro di S. Giuseppe con suo Quadro con qualche ornamento piccolo di scajola; a man sinistra uno dedicato per il Suffraggio dell’Anime; altro eretto in onore dell’Immacolata Concezione di Maria Vergine …». In una delle ultime due cappelle, all’ingresso della chiesa, aveva trovato posto il fonte battesimale, mentre l’altra serviva per le confessioni.
Aumentata la popolazione, anche questa chiesa divenne insufficiente; si pensò di ampliarla allungandola di una campata verso la facciata. Il progetto fu redatto il 30 maggio 1858 dal geom. Pietro Garlanda da Strona e i lavori furono eseguiti dall’impresa Guglielmo Fossati di Bioglio. Con tale ampliamento si costruirono due nuove cappelle ed una nuova facciata della chiesa. Il 18 ottobre 1864 si approvava il progetto di decorazione del vano interno della chiesa, presentato dal pittore Antonio Ciancia di Caprile. Fortunatamente la nuova decorazione conservò i grandi quadri della volta, compresi in pregevoli cornici di stucco e i dipinti delle pareti all’altezza dell’altare, raffiguranti la Risurrezione, i SS. Fabiano e Sebastiano, la Natività e la Deposizione dalla Croce, opere assai graziose del primo ’700.
Con contratto del 13 marzo 1866, il Ciancia s’era anche impegnato di ridipingere a finto marmo gli altari, di rifare i quadri sul muro degli altari della Concezione (che fu sostituito dal Crocifisso), di S. Giuseppe e del Suffragio, di dipingere su tavole di legno i quindici misteri del Rosario per l’altare omonimo e su tela le quattordici stazione della Via Crucis. Il 22 marzo 1875 si faceva capitolazione con l’organaro Camillo Guglielmo Bianchi per la fabbricazione di un organo per la chiesa e nel 1886 si presentava il preventivo per la costruzione dell’ampio porticato della facciata, sorretto da snelle colonne di pietra. Nell’inverno del 1888 un abbondante nevicata faceva crollare il tetto e parte della volta della chiesa, con grave danno economico per l’amministrazione, che fu costretta ad affrontare ingenti spese per la ricostruzione materiale e per la ridecorazione, affidata ancora una volta al Ciancia.
Anche gli altari laterali, con la costruzione di due nuove cappelle, aumentarono. Trasportato il battistero settecentesco nella prima cappella di destra entrando, si edificarono tre nuovi altari, dedicati a San Gaetano, eretto nel 1913 (dalla stessa parte), alla Madonna di Lourdes con relativa grotta, eretto pure nel 1913, e al S. Cuore, eretto nel 1929 (dall’altro lato). Anche l’altare maggiore fu ricostruito in marmo nel 1927 e consacrato da mons. G. Garigliano l’11 settembre dello stesso anno. La decorazione dell’interno della chiesa fu ritoccata nel 1912 dal pittore Stefano Nizza di Canale e nel 1916 dai pittori Crida e Aluffo.
La porta centrale della facciata, pregiato lavoro del secolo XVIII, è composta da otto pannelli lavorati a motivi geometrici e floreali e reca in alto le statue dei due Santi Patroni. Discreto lavoro della stessa epoca è il pulpito, mentre la parte centrale del mobile della sacrestia risale al secolo precedente (che per la somiglianza con quello di Portula può essere attribuito allo scultore valsesiano Carlo Molino), ampliato poi fino a coprire l’intera parete nel secolo XVIII. Nel locale sopra la sacrestia è pure conservato un altro mobile di noce di caratteristica fattura (secolo XVIII). Tra gli arredi ricordiamo un preziosissimo piviale di broccato d’oro, argento e seta su fondo bianco del ‘700, una pianeta e due tunicelle con ampi galloni ricamati in seta, singolare lavoro dello stesso secolo, una pianeta e due tunicelle di damasco rosso della fine del secolo XVII, una pianeta e due tunicelle di seta (secolo XVIII), due reliquiari di legno del secolo XVII e altri tre di legno dorato della seconda metà del secolo XVIII, sei candelieri di rame argentato per l’altare del Rosario del secolo XVIII, una croce astile di rame argentato del secolo XVII, due ostensori e un calice d’argento, cesellato del secolo XVIII, una pisside del primo seicento, un’altra pisside d’argento del secolo XVIII, un turibolo di rame argentato con navicella col piede d’argento del secolo XVIII, alcuni candelieri di legno dorato dell’inizio del secolo scorso e un leggio di legno dorato della stessa epoca. In una sacrestia è ancora conservato il Crocifisso settecentesco dell’architrave di fattura assai rude e grossolana.
Il campanile, come si è visto, fu costruito all’inizio del secolo XVII. Lo conferma il millesimo 1622 rinvenuto sui suoi muri in pietra durante alcuni restauri.
Il cimitero, fin dalla concessione del Vescovo Agostino Ferrero, si trovava attorno alla chiesa. Nel secolo XVII nell’interno c’era un solo sepolcro, che serviva per accogliere le anime di chi lo desiderasse. Si legge nella Visita Pastorale del 1665: «Sepulcrum unicum jn tota Eccl.ia et illud commune jn quo sepeliuntur etiam parvuli jnfantes, jdeo assignatur pro parvulis construend, sepulcrum jn altero ex angulis Eccl.e jn jngressu». E nei decreti della stessa Visita Pastorale si dice: «La sepoltura commune si facci accomodare che la sua pietra otturi bene e stia salda, e d’hor avanti non si sepelischino più in essa li fanciulli jnnocenti ma per questi si facci far una sepoltura particolare jn uno degli angoli della Chiesa verso la porta grande. E tanto di Sepolture quanto di banche non sene jntroduca alcun novo senza nostra espressa licenza …».
Durante la Visita Pastorale del 1675 si rinnova l’invito, già altre volte fatto, di recintare il cimitero esterno: «Il Cemetero si chiude con steccato di legno, acciò le Bestie non vi entrino e si prohibisce d’hor avanti il far esporrer al sole il fieno ed altri frutti ne giorni festivi sotto pena dell’jnterdetto al contraventore». Nel 1819 il parroco così lo descriveva con l’unico sepolcro esistente nell’interno della chiesa: «Nella Chiesa vi è una sepoltura, la quale da molti anni resta serrata e ben chiusa. Vicino alla chiesa vi esiste il Cimiterio, vi è solamente la strada necessaria per fare le processioni intorno a questa che divide la Chiesa dal Cimiterio, il quale resta benedetto da tempo antico». Negli anni immediatamente successivi fu trasportato poco distante, come testimonia los tesso parroco nel 1830: «Vicino alla Chiesa vi è un piccolo cemiterio fatto a spesa della Chiesa e benedetto da me infrascritto (D. G. A. Casaccia), come da ordinato fatto da monsignore di felice memoria Bollati, alla quale benedizione, che si è fatto in giorno di Domenica vi concorse molto popolo anche forestiero per vedere questa bellissima fonzione».
L’ampliamento della chiesa nella seconda metà del secolo scorso e le nuove leggi urbanistiche imposero ben presto la necessità di un nuovo cimitero lontano dalle abitazioni. Ci pensò il Comune di Trivero che nel 1867 iniziò a costruire l’attuale cimitero fuori dal paese, più volte ampliato e abbellito. Nel nuovo cimitero si iniziò però a seppellire solo nel 1878.

Tratto da:
«Storia della Chiesa Biellese. Le Pievi di Puliaco II – Gifflenga – Santhià – Ivrea – Naula»
di Don Delmo Lebole

La grotta di Lourdes nella Chiesa Parrocchiale di Bulliana 1912 – 2015

Rielaborazione di due articoli de “il Biellese” del 1912

“QUI E’ LOURDES!”
Il ‘fac-simile’ della grotta di Lourdes nella chiesa parrocchiale di Bulliana

Era il 29 agosto 1912 quando don Bartolomeo Maron Pot, parroco di Bulliana dal 1902 al 1945, esaudì il desiderio di costruire nella chiesa parrocchiale un fac-simile della grotta ove a Lourdes avvennero, poco più di cinquanta anni prima, le apparizioni della Madonna a santa Bernardetta Soubirous.
Ecco quanto “Il Biellese” dell’epoca scrisse sotto il titolo di “Inaugurazione della grotta di Lourdes a Bulliana”. “Il fac-simile della roccia di Massabielle di Lourdes, ove più di mezzo secolo fa la Madonna comparì all’umile fanciulla Bernardina Soubirous, sotto l’abile mano dello scultore Pietro Mosca(1) sta per vedere il compimento. Lourdes è un’oasi di miracoli, il più bel segno dell’immenso amore della Madonna verso la sofferente umanità e nello stesso tempo una sfida eloquente all’invadente incredulità. Perciò il bisogno di una Grotta di Lourdes sentivasi anche da noi e per Bulliana è un fatto compiuto. Ecco pertanto il programma delle solenni feste d’inaugurazione che si vanno preparando, coll’intervento di S. E. Mons. Andrea Masera:

29 Agosto 1912, Giovedì – ore 19,30: ricevimento di Mons .Vescovo, Benedizione ed inaugurazione della Grotta di Lourdes, Discorso e Benedizione col SS. Sacramento.
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30 e 31 Agosto, Venerdì e Sabato – ore 4,30: Messa letta con fervorino; ore 6: Messa letta – ore 8 : Messa letta di Mons. Vescovo alla Grotta di Lourdes ; ore 20: Rosario, discorso di Mons. Vescovo e Benedizione

1 Settembre, Domenica – ore 6,30: Messa letta di Mons. Vescovo con Comunione generale. Ore 10: Messa solenne con assistenza Pontificale e discorso; ore 15: Rosario alla Grotta di Lourdes, Processione al Santuario della Brughiera col Simulacro della Madonna e accompagnamento della Banda Musicale di Trivero. Il Simulacro verrà portato dai maggiori offerenti; discorso e Benedizione Pontificale.

2 Settembre, Lunedì – ore 4,30 Messa letta con fervorino. Ore 6: altra Messa.
Ore 8: Messa di Mons. alla Grotta. Ore 9: Messa ed esposizione del SS. Sacramento. Ore 15: Vespri solenni, discorso e Benedizione. Ore 20: Rosario alla grotta, Discorso, Benedizione.

3 Settembre, Martedì – ore 10 S. Messa Solenne.

Ancor più interessante è la cronaca, scritta dall’ignoto corrispondente locale (che si siglava ‘l. l. r’.), apparsa sullo stesso giornale, all’indomani dei festeggiamenti che “segnarono una pagina gloriosa nella storia religiosa della Parrocchia”. Il Vescovo di Biella, mons. Andrea Masera, ed il suo segretario don Pozzo giunsero a “Valle Superiore Mosso” il 29 settembre 1912, alle ore 19, con l’automobile messa a disposizione dal commendator Cerino Zegna. Dopo aver ricevuto gli ossequi dalla famiglia del cav. Silvio Sella, dal rettore del locale collegio e dalla gente della borgata, il Vescovo proseguì “a piedi sino alla vicina Bulliana, atteso dal clero del vicariato e dalla popolazione festante, che stipava letteralmente la piazza e la Chiesa”.
Il triduo si svolse nei giorni di venerdì, sabato e domenica. Molti fedeli, “prima di recarsi ai lontani lanifici o ai consueti lavori domestici”, frequentarono le messe mattutine delle quattro “con slancio ammirevole”. La giornata di domenica fu “un vero trionfo sia per la Comunione generale che per la solenne processione”. La statua “avvolta in una splendida corona di fiori, donata dalla gentilezza dell’ill.mo Cav. Silvio Sella, salì per la comoda strada sino al Santuario della Brughiera, fece il giro della piazza intorno ai due edifizi e ritornò alla Chiesa parrocchiale per essere deposta nella nicchia” della grotta. La banda musicale di Trivero prestò ottimo servizio. “La folla, qui accorsa da Trivero, da Mosso, da Crocemosso e da tutte le parrocchie circostanti, così pure gli uomini e i giovanotti numerosi che gremivano il piazzale della Brughiera, tennero un contegno rispettoso, commossi tutti nel vedere in mezzo a noi tanto slancio di divoto entusiasmo, nella gara del trasporto della Madonna e nella generosità delle offerte che venivano da persone d’ogni condizione”. La partecipazione arrivò al culmine quando la processione raggiunse la chiesa parrocchiale e in particolare quando di vescovo ricordò “l’ultimo strepitoso fatto nella guarigione avvenuta a Lourdes, nella persona di Natalina Cena, torinese”.
Il vescovo e il suo segretario furono presenti anche durante le “sante quarantore” che si svolsero lunedì e martedì “attirando sempre una gran folla di gente, lieta di tanta fortuna, non mai provata a Bulliana. La messa solenne di Domenica, con assistenza pontificale, venne celebrata dal Rev.mo Mons. Rey, Vicario di Trivero; quella di lunedì dal M. R. D. Zublena, cappellano di Crocemosso; quella di chiusura di martedì, alla quale Monsignore assisté ‘cum cappa’, fu celebrata dal M. R. D. Silvio Lesna, Rettore del Collegio Sella di Valle Superiore Mosso”.
Tutte le funzioni furono accompagnata dal suono dell’organo(2) della parrocchiale e “dall’orchestra composta dall’organista Barberis di Pratrivero, don Rinaldi, arciprete di Crocemosso, don Giusto Fagnola e don Celeste Foglia, maestri e cappellani di Castagnea e di Trivero-Vico”.
Il cronista non manca di fare un ampio cenno all’artistica grotta, “la prima nel Biellese”, dovuta “alla nota valentia” dell’artista Pietro Mosca di Occhieppo. Essa “occupa interamente la (la seconda cappella n.d.a.) cappella laterale sinistra di chi entra nella chiesa di Bulliana, senza tuttavia guastare per nulla le decorazioni dell’ornato delle due lesene laterali, anzi compiendole in modo ammirevole. Essa è costrutta parte in muratura e parte in gesso e composizione robustissima che resiste al tempo. Nel concavo a sinistra ammirasi la statua della fortunata Bernardetta Soubirous cogli occhi rivolti verso la statua della Madonna nell’estasi beata dell’attesa e della preghiera. La Vergine poi, lavoro squisito dalle divine fattezze, sta in alto a destra, in apposita nicchia, ove una luce varia, artificialmente e naturalmente combinata, dà risalto alla gloria dell’apparizione celeste, comunicando al riguardante una pace, una celestiale visione di cose che attraggono alla preghiera. Tutta la grotta presenta il vero aspetto naturale, ed è qui che risalta la valentia dell’artista, che imita con un’arte creatrice sentitamente ammirabile. Le roccie (sic) di Massabielle e le rive del Gave sono in color grigio scuro, perfettamente imitate….”
“E Monsignore che fu più volte a Lourdes, appena messo il piede sull’altarino, dovette esclamare: Qui è Lourdes!”.
Sono stati riportati quasi integralmente i due articoli del giornale Il Biellese, usciti prima e dopo i festeggiamenti dell’estate 1912, per trasmettere a chi legge oggi quanto l’evento fosse stato sentito e dalla gente e dal clero della diocesi biellese. L’annuncio e la cronaca a mezzo stampa costituiscono probabilmente gli unici documenti in merito alla manifestazione. Nessuna registrazione infatti né di offerte né di spese emerge dal libro dei conti della parrocchia(3). Da testimonianze orali si sa che concorsero con offerte non solo gli abitanti di Bulliana, ma anche quelli dei paesi vicini, in particolare quelli di Mosso grazie al loro parroco don De Bernardi.
Don Bartolomeo Maron Pot continuò a celebrare la ricorrenza dell’11 febbraio con particolare solennità. Grazie al fervore dell’allora parroco di Bulliana la festa è diventata tradizione e vede a tutt’oggi un grande concorso di fedeli provenienti dal Triverese, dal Mossese e non solo. In passato la celebrazione veniva preparata con una novena di sante messe richieste da persone devote. La messa delle ore 11, la più solenne, veniva celebrata dal vicario di Mosso. Nel bollettino parrocchiale di gennaio-marzo del 1950 don Angelo Bergamo (parroco di Bulliana dal 1946 al 1996, ossia il successore di don Maron Pot) scriveva: “11 Febbraio – festa di Lourdes – la nota caratteristica di quest’anno sono stati i fanciulli di Mosso e di Bulliana che, con i loro canti e preghiere, hanno sottolineato l’unione tra le due parrocchie”. Dalle pubblicazioni periodiche di don Bergamo apprendiamo anche che il 25 maggio 1947 fu organizzata dagli oftaliani della Sottocommissione di Mosso la giornata lourdiana: “gli ammalati furono fatti accomodare in apposite seggiole davanti alla cappella di Lourdes”.
Negli ultimi anni, non di rado, la ‘piccola’ Lourdes riprodotta a Bulliana ha visto la presenza del vescovo di Biella mons. Massimo Giustetti in occasione della ricorrenza dell’11 febbraio. Nel 2001, d’intesa con la commissione liturgica diocesana, la grotta è stata totalmente restaurata dall’allora parroco don Dino Lanzone grazie ad un gruppo di volontari guidati da Luciano Garbaccio(4). Durante questi lavori sono stati rinvenuti alcuni scritti recanti suppliche alla Madonna.
Nella giornata dell’11 febbraio si celebrano tre messe:
la prima, alle ore 8, è presieduta da don Secondino Lanzone Rettore del Santuario della Brughiera,
la seconda, alle ore 11, è presieduta dal vescovo, monsignor Gabriele Mana,
la terza, alle ore 15, è presieduta al parroco, don Gianni Pedrolini.

Renata Giacomone Piana

Note

Il Pietro Mosca indicato dovrebbe essere lo scultore e plasticatore che modellò le statue all’interno della cappella di san Giuseppe ad Oropa (lungo il tracciolino) voluta dalla comunità di Pralungo all’inizio del Novecento (1904).
L’organo della parrocchiale di Bulliana è stato costruito nel 1875 dall’organaro Camillo Bianchi ed è inserito fra gli organi storici del Biellese. Il costo fu sostenuto grazie alle offerte dei parrocchiani. Era all’epoca parroco don Giovanni Battista Fantone (a Bulliana dal 1844 al 1901).
Nel libro dei conti della Parrocchia, che decorre purtroppo solo dal 1851, in calce al rendiconto dell’anno 1912, dove non c’è alcuna registrazione inerente alla cappella di Lourdes, compaiono le firme di don Bartolomeo Maron Pot, parroco, e di due amministratori laici: Fila Ribattino Pietro e Botta Quirico.

CONTESTO STORICO DEGLI AFFRESCHI DELLA CHIESA PARROCCHIALE DI BULLIANA

Il contesto storico degli affreschi appena restaurati porta inevitabilmente a tracciare il profilo di don Giovanni Battista Fantone, parroco di Bulliana dal 1844 al 1901.
Ritengo innanzi tutto fare due premesse.
1^ – In molti campi, penso alla storia e alla scienza, una verità affermata vale fino a quando un qualcosa di nuovo permette di correggere quanto antecedentemente dichiarato e di asserire una nuova verità. È il caso di questi affreschi che sono ritornati al loro antico splendore. La lettura del progetto firmato da Antonio Ciancia (1822-1890) di Caprile, pittore in Biella, redatto il 25 settembre 1864 e autorizzato il 27 ottobre dello stesso anno dal Vescovo di Biella Giovanni Pietro Losana (1), unita alle operazioni di restauro di Alessandro Pagliero e di Chiara Simone hanno permesso di stabilire con sicurezza l’autore degli affreschi e di confutare l’ipotesi che li attribuiva ad autore anonimo del primo ‘700. Il restauro permette di affermare che sono di origine settecentesca solo le cornici in stucco. La campagna stratigrafica ha infatti messo in evidenza una finitura a finto marmo rosso e le pupille nere dei cherubini tipici del ‘700. Inoltre ha evidenziato che nel dipinto è stata utilizzata la c.d. pittura minerale (a base di silicato di potassio).
Nel contratto Antonio Ciancia progetta la pittura a fresco dei 12 quadri della “volta grande”, dei 5 quadri del frontone (2 del transetto e 3 dell’arco), del quadro della volta del coro e dei quadri delle volte delle otto cappelle laterali (anche nella volta della cappella della Madonna di Lourdes c’è il quadro che è stato coperto dalla grotta). Specifica che sarà l’amministrazione della Chiesa decidere quali saranno “i Santi o i Misteri” da rappresentare. Nel disegno infatti figurano solo le ripartizioni delle volte e delle pareti da dipingere, i soggetti saranno definiti in seguito. È anche curioso osservare come Antonio Ciancia nella stesura del contratto ribadisce più volte che il disegno è conforme al riparto della volta della Chiesa di San Carlo di Mosso. Questa chiesa è stata demolita nel primo decennio del 1900 per gravi difetti strutturali.
2^ Desidero porre l’attenzione sulla scritta del cartiglio della Natività: MATTHAEUM II, 1 CUM ERGO NATUS ESSET IESUS. Si tratta del primo versetto del secondo capitolo del Vangelo di Matteo che riguarda la venuta dei Magi: “Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo di re Erode. Alcuni magi giunsero a Gerusalemme…” Quindi nel nostro presepio non c’è solo la visita dei pastori a Gesù Bambino, ma con la scritta del cartiglio c’è anche l’omaggio dei Magi. Dei quattro Vangeli l’unico che parla dei Magi è quello di Matteo. Il vangelo di Luca parla solo della visita dei pastori. Quelli di Giovanni e di Marco non parlano della nascita di Gesù. Questa piccola/grande particolarità è frutto dell’iniziativa di don Giovanni Battista Fantone, il parroco di Bulliana sotto la cui amministrazione questa chiesa assunse l’aspetto attuale, fatta eccezione della grotta di Lourdes, felice intuizione di don Bartolomeo Maron Pot (successore di don Fantone, parroco dal 1901 al 1945) a cui si devono anche l’altare maggiore in marmo rosa di Verona, gli altari intitolati a San Gaetano, al Sacro Cuore di Gesù e l’attuale pavimentazione.
Nato a Casapinta nel 1814 fu ordinato sacerdote nel 1839. Fu nominato parroco di Bulliana nel 1844 succedendo a don Paolo Maria Gastaldi. Resse la parrocchia fino alla morte avvenuta il primo di aprile del 1901 in casa parrocchiale.
Nel suo testamento segreto redatto nel 1855 esprimeva il desiderio “che dopo messa ed esequie” il suo corpo fosse portato dalla chiesa parrocchiale al santuario della Brughiera per essere sepolto davanti all’altare maggiore. Fu invece sepolto nel cimitero di Oropa.
Ai tempi della presa di possesso della parrocchia, don Fantone si trovò in una situazione articolata, ma tutto sommato ancora florida.
Dal punto di vista amministrativo erano ancora attive nella parrocchia cinque entità: l’Amministrazione della Chiesa Parrocchiale, il Santuario della Brughiera, la Compagnia del Crocifisso, la Compagnia del Suffragio e l’Oratorio di San Rocco di Fila. Ogni amministrazione aveva propri componenti, ma il presidente era sempre il prevosto Fantone. Per quanto riguardava i beni immobili, oltre ai prati e castagneti posseduti nei dintorni di Bulliana, la parrocchia era ancora proprietaria di alcune vigne a Lessona e Masserano, residuo di un più cospicuo patrimonio le cui origini risalivano al 1600.
Le proprietà che la Chiesa di Bulliana possedeva a Lessona, a Masserano e nel Mortigliengo potrebbero essere ricostruite attraverso lo studio di tantissimi atti notarili che dalla seconda metà del 1600 continuano per tutto il 1700 e per la prima parte del 1800. Si tratta di atti di donazione, di acquisto, ma soprattutto si tratta di censi. E le molte registrazioni contabili ci dicono che la Chiesa vendeva il vino prodotto. Ci sono anche contratti di locazione di terreni.
La popolazione era in costante aumento e, pertanto, c’erano le premesse per proporre alcuni importanti lavori che don Fantone riuscì a realizzare per la chiesa parrocchiale, mentre non potè che ipotizzarli per il santuario.
Con ordinato del 30 dicembre 1860 l’amministrazione parrocchiale decideva di “provvedere all’allungamento della Chiesa e della piazza” approvando il progetto del geometra Pietro Garlanda di Strona del 30 maggio 1958.
La motivazione dell’ampliamento era la seguente: “…l’attuale Chiesa Parrocchiale di Bulliana sotto i titoli dei Santi Fabiano e Sebastiano per l’aumento della popolazione (875 anime), pel concorso delle borgate viciniore facenti parte di altre parrocchie, è resa insufficiente a contenere il numero degli accorrenti, per cui è di somma urgenza il provvedere al prolungamento di detta Chiesa..”.
In realtà, probabilmente, anche altre furono le motivazioni che spinsero l’attivo prevosto Fantone ad affrontare le ingenti spese di prolungamento della parrocchiale, seguite da quelle della pittura interna e della costruzione dell’organo. I beni che la parrocchia di Bulliana ancora possedeva non risultavano così redditizi e forse si trovavano in condizione di rischio. Una legge del regno di Sardegna del 1851 imponeva l’obbligo alle amministrazioni ecclesiastiche di pagare un’annua tassa corrispondente ad una parte del reddito che esse godevano da beni stabili, da capitali, da rendite fondiarie e da censi. Quindi il ragionamento di don Fantone fu forse il seguente: piuttosto che pagare tasse, magari correndo il pericolo concreto di vedere quei beni confiscati, è meglio impiegare il denaro ricavato con la vendita, per rendere la chiesa più grande e più bella. I presunti timori di don Fantone si dimostrarono fondati di lì a poco. Dopo l’Unità d’Italia fu approvata, il 7 luglio 1866, la normativa sulla soppressione delle corporazioni religiose e sulla liquidazione dell’asse ecclesiastico. Bulliana non patì depauperamenti, ma il Santuario della Brughiera fu soppresso per un breve periodo (1866-1869). Fu riabilitato e si salvò perché stipendiava il maestro di scuola e forniva il locali per la scuola stessa. E la scuola nella parrocchia di Bulliana funzionava dal 1788!
Prolungata la chiesa di un’arcata, don Fantone decise che per rendere più decorose le funzioni tutta la volta doveva essere affrescata. Ed ecco Il progetto di Antonio Ciancia del 1864 che prevedeva la pittura della “volta grande”, delle volte delle otto cappelle laterali e il quadro dei santi titolari che è appeso alla parete del coro. Per tale impresa il costo è stato di lire 2000.
Un altro contratto fu stipulato il 3 marzo 1866 con lo stesso pittore Ciancia per la pittura dei 14 quadri della Via Crucis. L’opera costò 420 lire. Si aggiunsero le pitture dei quattro vecchi altari (del Suffragio, della Madonna del Rosario, del Crocifisso, di San Giuseppe). Allo stesso Ciancia fu affidato il compito di affrescare la volta della “sala dell’amministrazione” a pian terreno della casa parrocchiale (parte sinistra guardando la casa).
Terminate le pitture, nel settembre del 1867 don Fantone dovette misurarsi col “cholera morbus” che aveva colpito la sua gente. Da sintetiche annotazioni fatte sugli atti di morte il prevosto ci fa sapere che le vittime dell’epidemia ( i “cholerati”) venivano “sepolte immediatamente in cima alla piazza” della Brughiera
Al fine di rendere più decorose le funzioni il 22 marzo 1875 fu firmata la convenzione con il Cavaliere Guglielmo Bianchi di Novi Ligure per la costruzione dell’organo. (2)
L’eccezionale nevicata del 26 febbraio 1888 provocò la caduta della volta e danni all’organo e alle pitture. L’organo fu restaurato dalla stessa ditta costruttrice. Per quanto riguarda le pitture danneggiate don Fantone si rivolse allo stesso Antonio Ciancia. Nell’archivio parrocchiale è conservato un progetto di restauro chiaramente attribuibile a Antonio Ciancia ma non firmato. Ciancia morì nel 1890 e quindi non ebbe la possibilità di fare il restauro. Mentre sono ampliamente documentate le spese per il restauro della volta e dell’organo, non ci sono annotazioni sul restauro delle pitture. Mi piace ipotizzare che il restauratore sia stato il nipote dello stesso Ciancia, Pietro Mazzietti (1837-1907, figlio della sorella di Antonio Ciancia) e che lo abbia fatto a titolo gratuito in ricordo dello zio.
Da sommarie annotazioni di un verbale di amministrazione si evince la possibilità che don Fantone diventasse il presidente dell’amministrazione dell’erigendo Asilo Infantile caldeggiato dalle sorelle Castelli. Ma quella dell’Asilo è un’altra storia. Essa riguarda l’amministrazione di don Bartolomeo Maron Pot e di quelle successive. L’Asilo diede consolazioni e dolori a don Angelo Bergamo. Per don Gianni Pedrolini l’Asilo, diventato un grande fabbricato vuoto, rappresenta una corona di spine per le gravose imposte.
Per terminare desidero ancora fare due annotazioni.
Don Fantone aveva nutrito idee grandiose anche per il santuario della Brughiera. Desiderava ampliare la chiesa maggiore “dilatando il coro”. Fra i documenti d’archivio è conservato il progetto a firma del geometra Pietro Garlanda , datato Strona l’8 settembre 1854 (quindi dopo soli 10 anni di amministrazione Fantone) che prevedeva la trasformazione del coro da pianta ottagonale a pianta qudrata. Gli eventi storici fecero cambiare i progetti di don Fantone che più saggiamente puntò sulla chiesa parrocchiale. (3)
Dal punto di vista per così dire sociale, don Fantone non nutrì simpatie socialiste, simpatie riscontrate nel suo collega di Crocemosso, don Giovanni Battista Rivetti (1823-1881) che, prete e sindaco del suo paese, sostenne la causa operaia durante gli scioperi dell’industria tessile del Mossese e della Valle Strona. Don Fantone ebbe modo di opporsi alle ragioni sociali delle società operaie e si oppose alle sepolture in chiesa con bandiere rosse al seguito. Per esempio, Raffaele Cerino non potè ricevere l’estremo saluto nella parrocchia di Bulliana perché i vessilli delle associazioni proletarie locali non sarebbero state ammesse in chiesa e, per coerenza ideologica, il Cerino si fece seppellire civilmente.
Renata Giacomone Piana
Bulliana, 24 gennaio 2015

Note
Il contratto porta il timbro a secco dello stemma araldico
del Vescovo Giovanni Pietro Losana, vescovo di Biella dal 1833 al 1873. Nello scudo ci sono due muraglioni di mattoni rossi, tre gigli nella striscia bianca; lo scudo è sormontato dal cappello verde ornato da tre file di fiocchi verdi, dalla croce, dal mitra e dal bastone pastorale.
L’organo è stato completamente restaurato nel 2009.
Bulliana non era isolata; le notizie arrivavano perché ad un tiro di schioppo da Mosso. E Mosso era la terra dei Sella, capoluogo di Mandamento dove risiedeva il giudice pretore, paese con un attivo mercato delle granaglie.
Fonti
Archivio parrocchiale di Bulliana.
Storia della Chiesa Biellese – Biella – Unione Biellese – 1980 di Delmo Lebole.
Relazione del restauro della parete frontale del transetto di Alessandro Pagliero e di Chiara Simone.
Renata Giacomone Piana
Trivero Bulliana, 18 gennaio 2015

Relazione storica della Via Crucis Bulliana – Brughiera

Il decreto di erezione della Via Crucis che dalla Parrocchia di Bulliana sale al Santuario della Brughiera, datato 26 agosto 1745, è stato emesso dal Vescovo di Vercelli Giovanni Pietro Solaro e sottoscritto dal Vicario Stefano Gentile. (1)
La richiesta fu fatta dal parroco Giovanni Pietro Cerino (parroco di Bulliana dal 1714 al 1753) e dai parrocchiani, tramite i Frati Minori Osservanti Riformati di San Francesco che curavano la Chiesa di San Teonesto di Masserano.(2) Nella richiesta si legge che i parrocchiani desideravano “sommamente per spirituale profitto e per l’acquisto delle sacre indulgenze la strada dolorosa detta volgarmente della Via Crucis che cominci dalla loro chiesa parrocchiale e vada a terminare a quella della Madonna detta della Brughiera.”
Il 3 maggio 1820 il Vescovo di Biella, frate Bernardino Bollati dell’Ordine dei Francescani Minori, approvò la costituzione della Compagnia del Crocefisso che, oltre al compito assistenziale, aveva lo scopo di curare il culto del Santuario della Brughiera e di attivare la pratica della Via Crucis: nel periodo primavera – estate dopo il Vespro nella Chiesa parrocchiale si faceva la Via Crucis e la funzione terminava nella Chiesa Antica della Brughiera.
Il 23 luglio 1824 venne concessa alla Compagnia del Crocefisso di Bulliana, in virtù della costituzione del Papa Clemente VIII del 1604, la possibilità delle indulgenze concesse all’arciconfraternita eretta nella Chiesa di San Marcello di Roma con lettera pontificia del 1608 (Papa Paolo V) (3)
La Compagnia non fu sollecita nel costruire le cappelle; inizialmente, probabilmente, c’erano semplici piloni. Il ritardo è da imputare al fatto, come dimostrano il catasto storico di Trivero del 1793 e molte annotazioni e atti notarili rintracciabili nelle carte d’archivio delle parrocchia, che il percorso della mulattiera era diverso da quello attuale: Il primo e ultimo tratto presentavano difficoltà e subirono sostanziali modifiche nel corso del 1800.
Si precisa che la 14^ cappella della Via Crucis è sempre stata la Chiesa antica o Chiesa piccola del Santuario della Brughiera dove sotto l’altare c’è il Santo Sepolcro di Gesù Cristo. Lungo la mulattiera, inoltre, esisteva già una cappella di cui si ha traccia nella catastazione di fine del secolo XVIII. Nel catasto storico della Magnifica Comunità di Trivero essa era accorpata e disegnata in una proprietà fondiaria di Giovanni Vercellino Cerino. Nei documenti dell’archivio parrocchiale questa Cappella era nota come “Cappella del sito dell’Annunziata”. Ancora oggi sulla facciata c’è il dipinto dell’Annunziata. È l’unica cappella di cui si conservi un progetto, anche se si tratta di una ristrutturazione non realizzata. Questa cappella è diventata l’ottava cappella della Via Crucis. È la maggiore per dimensioni dell’intera Via Crucis e appare diversa dalle altre per tipologia costruttiva. Oggi è nota come Cappella del diavolo perché nella parete interna sinistra è affrescato (da Antonio Ciancia nel 1886 come vedremo) San Bernardo di Mentone che tiene satana alla catena. L’esistenza di questa cappella risulta anche dal “Plan de Trivero levé par Rubine Bussetti” datato 1802, nel quale è appunto indicata l’esistenza di una église in corrispondenza del bivio tra la mulattiera che conduce al santuario ed il chemin vicinal che sale verso la Piana di Barbato.
Sia dal Catasto storico della Magnifica Comunità di Trivero sia dal Plan de Trivero del 1802 risulta pure che la mulattiera raggiungeva il santuario con un percorso diverso rispetto all’attuale: in corrispondenza del sito dell’Annunziata il sentiero scendeva nella ripa e poi saliva sfociando davanti alla chiesa grande. Questo tratto particolarmente difficoltoso fu forse uno dei due motivi che ritardò la costruzione delle cappelle della Via Crucis.
Fu nel 1833 (4) che la Comunità di Bulliana costruì soltanto le prime sette cappelle.
Come risulta dal primo registro (che decorre dal 1820 al 1878) della Compagnia del Crocefisso esse furono costruite grazie alle offerte della popolazione. A pagina 33 del registro si legge che
– Gio’ Doda diede lire 2.13.0 per la prima pietra della prima cappella (5);
– Pietro Zucca diede lire 2.10.0 per la prima pietra della seconda cappella;
– Antonio Cerino diede lire 2.0.0 per la prima pietra della terza cappella;
– Gio’ Battista Fila diede lire 1.12.0 per la prima pietra della quarta cappella;
– Pietro Ballada diede lire 1.13.0 per la prima pietra della quinta cappella;
– Gio’ Sebastiano Cerino diede lire 1.12.0 per la prima pietra della sesta cappella;
– Pietro Ortone diede lire 2.0.0 per la prima pietra della settima cappella.
A pagina 35 dello stesso registro risultano le seguenti spese:
per la calcina lire 110.0.0
ai muratori lire 240.0.0
al picca pietre lire 80.0.0
per i coppi lire 91.0.0
per la boscamenta lire 71.0.0
per i chiodi lire 9.0.0
per la sabbia lire 7.0.0
Nel 1835 è registrata una prima spesa per la pittura delle cappelle: furono corrisposti ai pittori Avondi di Varallo lire 112. Nel 1837, sempre nel primo registro della Compagnia del Crocefisso, è registrata la seconda spesa per la pittura delle sette cappelle: “Per la pittura fatta delle cappelle ai Signori Pittori Avondi di Varallo si è speso 405 lire”
Anticipiamo subito che le prime due cappelle oggi esistenti non sono più quelle costruite nel 1833 perché esse furono abbattute dal Comune di Trivero che modificò, probabilmente verso la fine del 1800, il primo tratto della mulattiera. Tutto questo, come sarà specificato più avanti, risulta da annotazioni fatte nel secondo registro della Compagnia del Crocifisso.
Nel 1854 (6) si registra una cessione di terreno mediante permuta tra Bernardino Beglio, Pietro e Lorenzo Giacomone, Giò Antonio Cerino Colino, Giò Battista Zucca e Pietro Cerino per modificare l’andamento della strada “…perché specialmente le funzioni si facciano con maggior decoro….recandosi allo stesso santuario processionalmente.” In pratica il percorso dell’ultimo tratto della mulattiera venne arretrato a monte di alcuni decine di metri migliorando l’accesso al santuario. Tra i documenti d’archivio esiste un’interessante relazione del geometra Giuseppe Crolle di Mosso del 26 maggio 1856 relativa ai lavori fatti nel piazzale del Santuario della Brughiera. Il primo punto della relazione riguarda il nuovo tratto della mulattiera che dall’ottava cappella della Via Crucis sale al Santuario e così recita: “il suolo della strada nuovamente costrutta venne tracciata in regolare livellata e costrutta secondo le migliori regole dell’arte, tanto i muri di sostegno alla ripa superiore, che i selciati ed inghiaiamenti colle traversine in pietra fissa ed a breve distanza per lo scolo delle acque, che al contrario quello dell’antica strada, quale si trova ancora in primitivo stato si può giudicare inservibile, per essere tutta ineguale di livellata, con grossi sassi sporgenti e priva di alcun scolo d’acqua e si potrebbe dire anche indecorosa per salire processionalmente “. Il relatore raccomandava di “costruire lungo il nuovo tratto di mulattiera le cinque cappelle della Via Crucis”.
Solo nel 1878 furono costruite le altre cinque cappelle (7). La 13^ cappella fu addossata alla Chiesa Grande del Santuario.
Ecco le spese, registrate nel primo registro della Compagnia del Crocefisso nel 1878, per la costruzione delle cinque cappelle.
Al Rada Tabachin per 17 giornate lire 69,00
Al Festa Bianchet Quirico per
26 giornate lire 59,62
Al Forno Giò Batta
Per boscamento e lavoro lire 99,90
Al Motta per 65 sacchi di sabbia lire 85,00
Al Perolo per sabbia lire 66,24
Per portare la sabbia da Bulliana
al sito dell’Annunziata lire 1,00
Al Cerin Salvino lire 8,00
Al Cerino Nicola Alessandro lire 8,00
Al Fila lire 3,00
Al Zucca Brola Giuseppe lire 11,00
Al Fila lire 61,00
Al Cerin Daga lire 21,87
Al Cerin Nicola Giuseppe lire 22,50
——- —————
Totale lire 516,13
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Nel 1886 il pittore Antonio Ciancia (1822 -1890) di Caprile pittore in Biella dipinse le cinque nuove cappelle e l’ottava, cioè la vecchia cappella dell’Annunziata, detta anche Cappella grande, lasciando la rappresentazione dell’Annunciazione all’esterno e ritoccò le prime sette dipinte nel 1833 e nel 1835 dai pittori Avondo di Varallo. Dal secondo registro della Compagnia del Crocefisso (che decorre dal 1886 al 1957) risultano corrisposte ad Antonio Ciancia una prima volta 210 lire, una seconda volta 40 lire e una terza volta 260 lire. Per le ferramenta furono corrisposte a Ciafrei di Mosso 80 lire.
Dallo stesso registro si evince che l’ottava cappella è sempre indicata con l’antica denominazione Cappella dell’Annunziata. Durante le processioni delle grandi feste, soprattutto quella dell’ultima domenica di agosto (festa della Compagnia del Crocefisso) era usanza la fermata davanti alla cappella dell’Annunziata per fare l’incanto delle offerte . E non mancavano i vitelli! Nell’ultima domenica dell’agosto 1879, per far conoscere alla popolazione “la nuova e ricca” statua della Madonna, si portò la bella statua “processionalmente” lungo la vecchia strada; davanti alla cappella dell’Annunziata si fece l’incanto delle offerte, si percorse il nuovo tratto di strada e la statua fu portata nella Chiesa Grande.
Dal secondo registro della Compagnia si evince anche la sorte delle prime due cappelle costruite nel 1833.
L’annotazione del 31 dicembre 1919 ci dice che la Compagnia del Crocefisso ricevette dal Comune di Trivero, in compenso per demolizione di due Cappelle della Via Crucis per sistemazione della strada pubblica, lire 375,00. L’annotazione e quelle che seguono sono fatte da don Bartolomeo Maron Pot (parroco di Bulliana dal 1901 al 1945) di suo pugno. La nota inserita nel rendiconto del 1936 così recita: ”Durante l’anno del Signore 1936 vennero ricostrutte le prime due cappelle della Via Crucis demolite nell’anno 1915 per l’allargamento della strada.” Nell’archivio storico del Comune di Trivero non si è trovata alcuna documentazione circa la modifica del tratto iniziale della mulattiera. Sicuramente è stato abolito il primo tratto della mulattiera (e il terreno fu inglobato in una proprietà privata) che doveva essere ripido e stretto e che, come risulta dal catasto storico dl 1793, iniziava vicinissimo alla chiesa parrocchiale; quindi con permute di terreni il Comune ha costruito l’attuale primo tratto fiancheggiato dalle case fino alla prima curva (una cinquantina di metri). Ecco le spese per la costruzione delle due prime cappelle.
– Al marmista Ercole Quazza per l’esecuzione di due facciate in marmiglia e posa in opera lire 629,00;
– Al capomastro Lora Moretto Davide lire 830,00.
Seguono le registrazioni di offerte per un ammontare di lire 162,00
La registrazione del 24 settembre 1937 ci dice che “Al pittore Giuseppe Catel per la pittura fatta nelle prime due cappelle della Via Crucis” furono corrisposte lire 600,00.
Di queste pitture rimane ben visibile solo il tratto di chiodo fatto sul muro fresco.
Da allora nessuna spesa è stata fatta per le pitture delle cappelle. Sono annotate solo spese sostenute per la manutenzione del tetto. (8)
Oggi i dipinti e le cappelle stesse sono in cattive condizioni e richiedono un radicale restauro.
Da 18 anni si pratica la via Crucis la sera del Venerdì Santo con grande partecipazione di devoti. La funzione inizia nella Chiesa Parrocchiale di Bulliana e termina nella Chiesa Grande del Santuario della Brughiera. Il rilancio del Santuario è stato avviato nel 1997 dall’attuale rettore, don Secondino Lanzone, allora parroco di Bulliana, su iniziativa del Vescovo mons. Massimo Giustetti. Il Santuario della Brughiera è diventato Santuario Diocesiano con decreto del vescovo di Biella, mons. Gabriele Mana del 7 ottobre 2002.
Nel 2000-2001 per volontà della Comunità Montana di Vallemosso e del Comune di Trivero sono stati eseguiti i lavori di rifacimento dei muretti di contenimento, dell’acciottolato e della illuminazione della mulattiera. Il 3 aprile 2009, con l’autorizzazione della Soprintendenza ai beni culturali del Piemonte, la XII cappella della Via Crucis ha trovato una nuova collocazione resa necessaria dai lavori fatti nel santuario nel contesto del progetto di rilancio del Santuario stesso.

Renata Giacomone Piana
Trivero Bulliana, 13 febbraio 2015

Note
(1) La diocesi di Biella fu eretta da papa Clemente XIV con bolla del 1° giugno 1772 ricavandone il territorio dalla diocesi di Vercelli.
(2) Il ricorso ai frati francescani è spiegato dal fatto che i Frati Francescani Minori, nel corso del 1600 e del 1700, definirono la pratica della Via Crucis a 14 stazioni e i pontefici ne riservarono a loro l’erezione.
(3) L’anno 1824 che Delmo Lebole fa corrispondere alla costruzione delle cappelle è quello della concessione delle indulgenze
(4) Era allora parroco, don Giuseppe Antonio Casaccia di Bioglio, parroco dal 1792, che morì il 2 novembre 1835 ed era aiutato da don Paolo Maria Gastaldi di Netro che, eletto parroco il 30 agosto 1836, resse la parrocchia fino al 1844: morì il 19 gennaio 1844 a soli 51 anni.
(5) La lira di allora era costituita da 20 soldi e un soldo da 12 denari. Dopo l’Unità d’Italia il sottomultiplo della lira fu il centesimo.
(6) Gli acquisti e le permute di terreni tra il Santuario della Brughiera e i privati risultano dall’ atto del notaio Giò Antonio Garlanda di Strona datato primo febbraio 1854. Gli acquisti erano stati autorizzati con Regio Decreto di Sua Maestà Vittorio Emanuele II in data 5 gennaio1854 Era parroco don Giovanni Battista Fantone (nato a Casapinta 1814, fu nominato parroco di Bulliana nel 1844, morì in casa parrocchiale il primo aprile 1901 e fu sepolto nel cimitero di Oropa) che tenne rigorosamente i libri della contabilità e delle decisioni delle cinque amministrazioni operanti nella parrocchia.
(7) Da alcune annotazioni fatte nel “registro degli ordinati” si p arla di “trasporto delle cappelle” dalla strada vecchia all a strada nuova”. Da ciò si evince che nel tratto antico della mulattiera c’erano dei piloni votivi che fungevano da cappelle della Via Crucis. Visto il luogo impervio e colmo di sterpaglie non sono stati fatti sopralluoghi per verificare se qualcosa poteva ancora esistere.
(8) Don Angelo Bergamo (parroco di Bulliana dal 1946 al 1996) nel suo primo bollettino del novembre 1946 scriveva che “i tetti delle 14 cappelle si trovano in uno stato compassionevole”. Trovò il falegname che fornì il legno e volontari che lavorando di domenica posero i coppi.

Fonti
Archivio parrocchiale di Bulliana
Catasto storico (1793) del Comune di Trivero
Plan de Trivero del 1802 di Rubin Bussetti
Saggio storico sulla devozione alla Via Crucis di Amèdèe Teetaert da Zedelgem – Centro di Documentazione sui Sacri Monti, Calvari e Complessi devozionali europei – 2004
Bernardino Berro – Nostra Signora della Brughiera Bulliana – Trivero; Chieri 1935; Ristampa anastatica, Tipografia Gariazzo, Vigliano Biellese 1999.
Delmo Lebole – Storia della Chiesa Biellese – Le Pievi di Pulliaco II – Gifflenga – Santhià – Ivrea – Naula – Biella – Tip. e lib. Unione Biellese 1980